ROOF | CONDENSATORI DI SIGNIFICATO

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La recente pubblicazione del volume “Tetti”, ad opera dell’architetto franco-ungherese Yona Friedman, ha acceso un nuovo interesse su uno degli elementi che ha stimolato la fantasia di generazioni di architetti e contribuito a definire un’immagine sintetica e distintiva dei singoli luoghi del nostro pianeta: il tetto.  Se è facile non avere dubbi su quale sia la funzione di un tetto, è invece complesso giungere ad una sua definizione univoca data la sua immagine mutabile, sempre in continua rinegoziazione e in grado di caricarsi di significati singolari mutuati dalle popolazioni che si cimentano nella sua costruzione.

Se vogliamo parlare di tetti in maniera originale è quindi necessario svincolarsi dal solo aspetto formale di questo elemento culminante della dimensione verticale dell’architettura e interrogarsi su quali siano gli aspetti sociali, culturali e “magici”, che ne caratterizzano la nascita e la costruzione. […]

di On/Off Magazine Editorial Staff | nITro

TETTI MAGICI

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Tetto era una parola espunta dal nostro vocabolario. Si poteva parlare di piastra, di copertura, di piano o superficie ma non, mai, di “tetto”. Perché? Il perché era semplice. La rivoluzione meccanica e modernista doveva essere basata su morfemi astratti: colori puri, superfici o setti che dovevano essere montati con regole astratte e asimmetriche. La composizione da una parte richiamava il sentire quadridimensionale e dinamico delle avanguardie artistiche e, dall’altro, garantiva l’affinità con la funzionalità della macchina cui tutta la rivoluzione architettonica del Movimento moderno voleva appartenere. […]

di Antonino Saggio | nITro

SOPRA I TETTI: HUGO PRATT, GIORGIO BELLAVITIS, GIANCARLO GUARDA SUI TETTI DI VENEZIA

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Ma il tetto è anche sogno di libertà, rischio. Ecco perché vogliamo condividere questa incredibile sequenza di foto. I tre protagonisti della foto sono al centro Hugo Pratt, uno dei più grandi fumettisti del Novecento, a sinistra il futuro architetto Giorgio Bellavitis e a destra il futuro architetto Giancarlo Guarda. Sono tutti e tre della redazione della rivista “Asso di Picche”. Siamo a Venezia, nel marzo del 1953. […]

di Antonino Saggio | nITro

ARCHITETTURA COME CONDENSATRICE DI SIGNIFICATO. SEGNI E COSTRUZIONI IN TERRE AFRICANE 

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Costruire, nei territori africani, è qualcosa di naturale e necessario: è un atto primigenio connaturato all’umanità, attraverso il quale l’uomo afferma la sua presenza nel mondo, e libero da intellettualismi di ogni sorta, che cedono il passo ad un approccio operativo fondato sulle ragioni reali di produzione della forma.

Da sempre, è il lento passo del cammello a scandire il peregrinare delle carovane nei deserti africani; luoghi affascinanti e allo stesso impervi, dove lo sguardo del viaggiatore corre senza sosta alla ricerca di un segno che garantisca la possibilità di orientarsi e di estrarre una minima differenza dalla infinità complessità della realtà. […]

di Valerio Perna | nITro

UN TETTO NELLA FORESTA DEL NORD

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Il carattere di ogni ambiente antropizzato è restituito, sottoforma di immagine sintetica, dai suoi tetti. Che si tratti di un aggregato urbano, in cui essi costituiscono una massa solida e compatta, o di un contesto prevalentemente naturale, punteggiato da costruzioni isolate, il tetto costituisce, il più delle volte, l’elemento distintivo di un ambiente abitato. Nel secondo caso, con maggiore evidenza ed essenzialità, il tetto reifica un racconto: quello del rapporto tra sé e ciò che esclude, tra l’estensione del mondo ospitante e la misura del luogo che genera; nella natura dominante, insomma, sembra apparire un archetipo. Così si presenta allo sguardo la Cappella nel Bosco. […]

di Giulia Cervini | nITro

ECONOMICITÀ, TRADIZIONE, VARIABILITÀ | LE INVARIANTI DELLA LOGICA COSTRUTTIVA RURALE NELLE COPERTURE TRADIZIONE DEL SUD ITALIA

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In ‘Come vivere con gli altri senza essere nè servi nè padroni‘ Yona Friedman anticipa di oltre quaranta anni lo scenario critico del mondo contemporaneo, un assetto «conseguente alla dissoluzione delle grandi organizzazioni, all’esaurimento delle risorse, e all’impossibilità della comunicazione universale»[1]. Tali condizioni portano l’uomo verso una «rapida transizione (e ritorno) a un’economia fondata su gruppi locali a più basso livello di specializzazione, che adoperano tecnologie più semplici, e quindi costruiscono micro-società più resilienti» [2]. ‘Come vivere‘ costituisce un tassello fondamentale per la teoria friedmaniana della sopravvivenza […]

di Michele Spano | nITro

 

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