IL RILANCIO SOSTENIBILE DEL TEVERE. CONVERSAZIONE CON GIUSEPPE MARIA AMENDOLA

Si sta avviando, grazie al Consorzio Tiberina, la stesura del Contratto di Fiume per il Tevere, questo protocollo giuridico presentato lo scorso dicembre in una conferenza all’Isola Tiberina è uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che coinvolge rapporti pubblici e privati nell’ottica della tutela ambientale e delle risorse idriche, secondo logiche di sviluppo economico e sociale sostenibile. Il modello del contratto di fiume ha origine già in Francia nei primi anni ottanta, ma trova effettivo riscontro normativo presso l’Unione Europea a partire dalla Direttiva quadro 2000/60/ce. Ad oggi la regione italiana che ha recepito più prontamente e con maggiore forza questa opportunità è la Lombardia, la quale finora ha rappresentato il riferimento nazionale sulla questione.

Abbiamo incontrato il professor Giuseppe Maria Amendola presidente del Consorzio, il quale ci spiega come esso operi in una realtà complessa come quella del bacino del Tevere e quali siano le potenziali difficoltà e opportunità che presenta questo progetto per il futuro.

Giuseppe Maria Amendola, presidente del Consorzio Tiberina

Giuseppe Maria Amendola, presidente del Consorzio Tiberina

Ci siamo conosciuti a dicembre 2015, in occasione del varo del Contratto di Fiume del Tevere a Roma, ospiti dell’Associazione Isola Tiberina.  Come nasce il Consorzio e quali sono i traguardi raggiunti?
GMA: L’associazione Isola Tiberina è uno dei membri del Consorzio Tiberina, costituita fra proprietari dell’Isola. Si tratta di una piccola associazione come diverse altre, le quali già convergono nel Consorzio, e che ci consentono di radicarci sul territorio e ci permetteranno, in futuro, di gestire le piccole realtà locali, non solo romane, con eventi dislocati al centro e fuori dal centro di Roma. Ad esempio abbiamo recentemente preso in considerazione delle aree a Ponte Milvio, nella Media Valle del Tevere, sugli affluenti, etc. Vi è poi, fra i nostri Consorziati, il Consorzio di Bonifica Tevere e Agro Romano che a sua volta riunisce al suo interno vasti territori della Regione Lazio.

Emerge tra gli scopi prioritari la volontà forte di sostenibilità. In quest’ottica, in che modo dialogano con il Consorzio, le associazioni e istituzioni connesse a queste tematiche?
GMA: Uno dei problemi del Tevere è che proprio la Capitale, Roma, costituisce il collo di un imbuto asimmetrico che è il bacino idrografico, di 17.500 km2 circa. Praticamente tutta l’Umbria, il Lazio centrale, parti di Toscana, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, e buona parte dell’acqua che vi piove finisce qui a Roma. Questo comporta una serie di problematiche relative  alle piene ma anche per quanto riguarda l’inquinamento. In Umbria c’è un’agricoltura sia intensiva che estensiva, la quale inquina moltissimo, a questa situazione inoltre va aggiunta quella dell’Aniene che trasporta un notevole inquinamento industriale. Al che, in una situazione così complessa, il dialogo fra associazioni e istituzioni è d’obbligo! Il Consorzio è nato proprio da questa esigenza, partendo dall’Associazione Amici del Tevere, nata nel 2008, che ne è tuttora il motore culturale, e coinvolgendo nel 2010 tutta una serie di attori pubblici e privati in un Consorzio, per l’appunto, aperto.
Ad oggi abbiamo obiettivi molto ambiziosi: promuoviamo una possibile Conferenza Permanente di Servizi o comunque un più stretto coordinamento fra Enti preposti, partecipiamo a bandi europei con partenariati fra Enti Pubblici e il Consorzio Tiberina, svolgiamo attività come quella di assistenza tecnica e “sportello” in Osservatori, poi il programma di finanziamento di manutenzioni spondali, gli interventi-pilota, il Museo del Tevere, i tavoli di lavoro e molto altro.

Quali sono secondo lei le aree di conflittualità tra l’Autorità di Bacino e il Consorzio?
GMA: Non ve ne sono. L’Autorità di Bacino ha un ruolo di pianificazione alla quale le Regioni devono rispondere e non ha un ruolo operativo ma di coordinamento. La volontà più forte deve arrivare da soggetti quali le Regioni e Roma Capitale, perché l’Autorità di Bacino ha un Comitato Istituzionale che comprende le sei Regioni interessate, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero delle Infrastrutture, la Presidenza del Consiglio attraverso la Protezione Civile, il Ministero dell’Agricoltura e Foreste, il Ministero dei Beni Culturali. Essa riunisce al suo interno tutte queste entità ed è un’autorità sovraordinata, ma non per questo può dettar legge su tutti gli attori coinvolti, svolge infatti un ruolo tecnico piuttosto che politico. Se non c’è a monte una forte volontà politica di coordinamento, quello che dice l’Autorità di Bacino può rimanere disatteso. Ad esempio essa ha problemi a raccogliere i dati dalle Regioni per inviarli all’Unione Europea rischiando sempre di finire in infrazione. L’idea di una Conferenza Permanente di Servizi, che abbiamo lanciato nell’ultimo nostro comunicato, servirebbe proprio a ovviare a questa frammentazione totale di competenze riguardo alle operazioni sul Tevere. Basti pensare che giacché la sponda è del Demanio, gli stessi muraglioni sono regionali. Il Comune ha le sue competenze per quel che riguarda le attività di vigilanza lungo le sponde, ma non per quelle di pulizia, si verifica quindi un palleggio continuo di competenze tra Regione e Roma Capitale. Per quanto riguarda la pista ciclabile, ad esempio, Roma Capitale ha una convenzione che riguarda la sola fascia specifica, l’AMA perciò pulisce solo la fascia ciclabile, ma non a destra o a sinistra di essa. Vi sono inoltre la Capitaneria di Porto per la navigazione, la ex Provincia di Roma ora Città Metropolitana per gli scarichi, quindi anche per gli inquinamenti.
In questo quadro di numerosi di soggetti coinvolti l’Autorità di Bacino si occupa di pianificazione generale.

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Come si pone il Consorzio Tiberina verso le altre realtà spontanee locali e quelle istituzionali presenti sul territorio del fiume Tevere come ad esempio il WWF o Legambiente?
GMA: Un’associazione come Legambiente negli anni è diventata una grossa centrale ambientalista. Soggetti come questi fanno politica, per esempio hanno propri rappresentanti in commissioni ministeriali. Abbiamo sempre interagito positivamente ma su livelli diversi in quanto il Consorzio è molto territorializzato e nasce dal basso mentre loro “volano un po’ alto”. Nel Consorzio abbiamo tante realtà, e qualche associazione ambientalista locale può trovare nel Consorzio stesso un modo per far recepire le proprie idee negli strumenti di pianificazione. Basti dire che il Consorzio è ufficialmente menzionato come attore di Contratti Territoriali e di Fiume nell’Aggiornamento del Piano di Gestione del Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale, i “grandi” no!

Qual è l’incidenza dei soggetti privati all’interno del Consorzio?
GMA: Noi vorremmo stimolare soprattutto le micro attività sulle sponde, piccole manifestazioni stagionali e sportive, palcoscenici sul Tevere. Un po’ sull’onda di diversi progetti francesi, ad esempio. Vorremmo agevolare lo sblocco delle concessioni. L’idea di avere uno sportello unico fluviale come quello per le attività produttive potrebbe risolvere diverse questioni, dato che vi è bisogno di progettualità per ottenere le concessioni. Vista la frammentazione istituzionale, il privato è totalmente disincentivato, principalmente perché non riesce a orientarsi attraverso l’iter concessorio e, non sapendo a chi rivolgersi, dovrebbe fare infinite trafile burocratiche che potrebbero bloccarsi in un punto qualsiasi perdendo così la tranquillità di un ritorno dell’investimento.
Tenete presente che gli eventi più noti che vedete, quali ad esempio Estate Romana sul Tevere, hanno un ritorno economico limitato per il settore pubblico. Gli oneri di concessione per avere questo spazio sono bassissimi, di contro un qualunque affitto per uno spazio del genere al centro di Roma costerebbe moltissimo. Quindi ad oggi c’è chi beneficia di questa posizione centralissima, dando compensi irrisori alla Regione e non è detto che quei soldi poi vengano effettivamente impiegati per la manutenzione del Tevere. Se c’è il vantaggio dei bassi oneri concessori allora è giusto darlo alla cittadinanza, creando attività per rendere il Tevere un elemento vivo all’interno della città. Anche sulle attività artistiche si potrebbe dire molto: non è per caso il Tevere un palcoscenico eccezionale? Eppure siamo ancora nella situazione straordinaria che chiunque vi si affacci dice di farlo per rilanciare il Tevere!

Il Consorzio Tiberina richiama fortemente l’idea di Roma. Vi è l’idea di coinvolgere altre realtà “satellite”? E con quali modalità?
GMA: Non le definirei “satellite”. Un discorso interessante sono i percorsi turistici fuori Roma. La Media Valle del Tevere da sempre vorrebbe assurgere a luogo di richiamo turistico, pensiamo  alla zona intorno alla Riserva Naturale Regionale Tevere-Farfa, all’Agro Romano e alla Sabina sul Tevere. Questi luoghi però, non hanno un richiamo forte e devono collegarsi a Roma per creare dei percorsi tra la città e il fuori città, un po’ come succede in Provenza in cui c’è una città centrale come Arles, Nimes o Nizza da cui il turista parte per visitare l’intorno. E anche tutti gli affluenti sono un patrimonio eccezionale.

Nella specifica realtà della città consolidata come si affronta un rinnovamento sostenibile del Tevere?
GMA: Qui a Roma vorremmo realizzare un esempio di coalizione sia verticale che orizzontale, stiamo mettendo insieme tutti coloro che sono interessati a sviluppare iniziative sul Tevere. Essi devono entrare in una certa ottica, espressa nel nostro Statuto, che punta alla sostenibilità e al rispetto del patrimonio architettonico del Tevere, nell’ottica “del fare”, per evitare l’abbandono.
Prima degli anni sessanta il Tevere era molto vissuto, poi ci fu la morte di un famoso produttore per leptospirosi dopo il morso di un topo e il Tevere fu dichiarato non balneabile. Adesso la situazione sta progressivamente migliorando rispetto a quello che è la sua percezione nell’immaginario collettivo.
A Roma si parla da decine d’anni di rilanciare il Tevere e questo tema sarà anche uno dei cavalli di battaglia dei prossimi candidati Sindaci, ma ciò è molto difficile perché, come detto, i privati sono prudenti nel muoversi su questo piano. Alla fine è come se avessimo una periferia che scorre all’interno della città e quello che cerchiamo di fare è spingere le Istituzioni a coordinarsi su tale questione. Per far fronte a ciò nel Consorzio abbiamo un organismo che si chiama “Osservatorio Istituzionale-Cabina di Regia”, ove hanno già aderito il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino e il Comandante della Capitaneria di Porto. Stiamo chiedendo l’adesione a Rettori e Professori universitari, abbiamo preso  anche contatto con il Commissario Tronca e con Zingaretti, e già alla prossima riunione dell’Osservatorio avremo nuove importantissime rappresentanze.

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Qual è il ruolo delle Università dentro il Consorzio e le vostre aspettative da questa possibile collaborazione?
GMA: L’Università della Tuscia è molto presente, è appena entrato nel Consorzio il “Centro di studio su Roma” dell’Università Roma Tre, e altre stanno rinnovando l’adesione dopo il primo sessennio. Le Università sono state importantissime perché elaborare una proposta strutturata culturalmente solida, congruente e improntata a determinati criteri è cosa che per un oggetto complicato come il Tevere richiede grande preparazione e competenza. Il loro supporto è necessario affinché il privato possa investire e sviluppare un business plan per l’utilizzo delle sponde. Se pensiamo a un possibile grande intervento, come sarebbe il recupero dell’area ex gazometro, esso rappresenta un buco nero urbanistico, inoltre è proprietà dell’Eni Italgas, e ci sarebbe da bonificare il terreno per una decina di metri in profondità a causa del percolato delle lavorazioni petrolifere. La Sovrintendenza Capitolina sarebbe interessatissima a scavare, ma nessuno si azzarda a fare uno studio serio. Le Università ci hanno concesso di muoverci sul piano culturale anche in quelle situazioni che non sarebbero state avvicinabili da singoli professionisti, e avendo le Istituzioni dalla nostra, si potrebbero muovere progetti del genere, in aree come questa a elevatissimo valore sia commerciale che non.

Quali sono gli sviluppi e i programmi che il Consorzio intende avviare?
GMA: Sicuramente c’è un lavoro di manutenzione da fare. A tal proposito vogliamo avviare una raccolta fondi, per la quale ci saranno dei testimonial che si presterebbero per la realizzazione di uno spot. Molti hanno già parlato del degrado, come Mastandrea, Gassman, Verdone, Proietti, per citarne solo alcuni, e qualcuno di essi sarebbe disponibile a impegnarsi anche sul tema del Tevere, ma al riguardo non posso anticipare ulteriormente. Ad ogni modo quello che vogliamo fare in maniera trasparente è questo: abbiamo ricavato dei costi standard, a metro lineare a seconda del tipo di sponda in questione (muraglione, doppio livello arboreo, etc.) e a seconda del tipo di vegetazione, per la  manutenzione vegetazionale e la pulizia. Tramite i costi standard saremo in grado di illustrare la corrispondenza fra cosa faremo e ciò che raccoglieremo, mettendo per iscritto esattamente quanta manutenzione permanente potremo attuare durante tutto l’anno.

Valerio Perna + Gabriele Stancato | nITro

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4 risposte a “IL RILANCIO SOSTENIBILE DEL TEVERE. CONVERSAZIONE CON GIUSEPPE MARIA AMENDOLA

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