Felicemente in crisi: esperimento di civic design a Garbatella

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Raccontare con occhi nuovi e immaginare il futuro dello storico quartiere Garbatella a Roma. Nasce da questi presupposti Felicemente in Crisi, un progetto di innovazione sociale avviato nel 2013 che ha come obiettivo quello di consegnare ai cittadini e alle amministrazioni pubbliche una serie di nuovi strumenti di indagine per raccontare e valorizzare il territorio attraverso eventi partecipativi, pubblicazioni e supporti digitali che aiutino a preservare il passato e la tradizione, a valutare il presente e ad immaginare e progettare insieme una città migliore per il futuro.

Al centro del progetto c’è l’uomo con i suoi bisogni, le sue emozioni, i suoi principi e, soprattutto, con una nuova concezione del vivere la propria città. L’uomo come individuo portatore e titolare di capacità, risorse, talenti, energie, cultura e conoscenza, che partecipa al funzionamento sociale nell’interesse pubblico della città contemporanea.

Il progetto segue diverse fasi e sviluppi in particolare, per la fase di ricerca e raccolta del materiale, sono stati progettati i seggi delle emozioni: eventi partecipativi, per raccontare la città, quartiere per quartiere, con le caratteristiche, le differenze e le potenzialità dei luoghi che la compongono. Spazi di condivisione costruiti sulla metafora del seggio elettorale, luogo che rappresenta un importante momento di partecipazione attiva alle decisioni della collettività.

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Durante i seggi i partecipanti, con l’aiuto di speciali timbri emozionali, sono invitati a posizionare su una grande mappa del loro quartiere, dei simboli che rappresentano un sentimento vissuto in un determinato luogo. Attraverso una scheda elettorale i visitatori sono chiamati a raccontare la storia di quel sentimento e il perché si è deciso di legarlo a quel determinato luogo. In questo modo le strade, le piazze, i vicoli della città si riempiranno man mano di colorati sentimenti e di vissuto personale, un vissuto che diventa parte integrante del territorio, che ne racconta le abitudini e la quotidianità ma anche la storia e i cambiamenti.

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Felicemente in Crisi vuole raccontare i luoghi da un altro punto di vista, quello di chi li abita e aspira ad essere un punto di partenza per la progettazione partecipata di nuovi spazi urbani. Nella città di Roma hanno avuto luogo diversi “Seggi delle emozioni”, in differenti quartieri e contesti. Il quartiere Garbatella è stato protagonista del progetto pilota “Vota Garbatella”, nato nel maggio 2011, in occasione delle giornate di Open House Roma, nel quale si sono susseguiti una serie di appuntamenti per mappare e raccontare il territorio, i seggi sono stati ospitati da differenti realtà di quartiere che vanno dal mercato ad altri luoghi di aggregazione come lo spazio Millepiani Coworking.

Sono stati mappati poi anche il quartiere della Marranella, in occasione della festa multiculturale organizzata dall’associazione “Alice nel Paese della Marranella”, il Parco dell’Appia Antica, dove il seggio è stato ospitato all’interno del Think Green Ecofestival e ancora il quartiere Testaccio in occasione della Biennale dello Spazio Pubblico e Il centro storico di Roma nel contesto dell’evento “51/Aperti per Ferie”. Guarda la presentazione.

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“Non esiste un metodo per affrontare il progetto”, sosteneva Achille Castiglioni, “ma diverse procedure attraverso nuovi strumenti, messe in atto per ogni specifica situazione per procedere verso una soluzione”. Un design che parte e arriva alla felicità, non è un design che aspira a regalare benessere in pillole, ma che lavora sulla ricerca di strumenti che aiutano a migliorare la qualità della vita di un’intera comunità, mettendo al centro della ricerca non un consumatore ma un cittadino la cui aspirazione alla felicità è legittima e non va disillusa.

Pertanto il ruolo del designer oggi non è più solo quello di produrre artefatti, bensì di facilitare processi, interpretare bisogni e desideri utilizzando quella che per antonomasia è la caratteristica essenziale di questo lavoro: la creatività. Lavorare dunque, con le parole di Ezio Manzini, “generando idee di soluzioni possibili, visualizzandole, argomentandole, inserendole in scenari vasti e articolati, presentati in forma visiva, sintetica e potenzialmente partecipativa”.

Gli interventi e le decisioni da prendere richiedono strumenti di partecipazione attiva e dal basso in grado di creare opportunità nonché un grosso sforzo di ascolto e dialogo da parte di tutti gli attori. Le crisi economiche e finanziarie degli ultimi anni hanno sicuramente accelerato questo processo di cambiamento, ma è nel desiderio e nella spinta di innovazione sociale che ne vediamo il motore. Crediamo che la crisi di questi anni sia un’opportunità, ecco perché Felicemente in crisi rivendica quel diritto di ogni cittadino di perseguire e realizzare a pieno la propria felicità, dove l’umanità, grazie alla rievocazione dei sentimenti e delle storie narrate, diventa metafora dell’idea di progetto. Per farlo ci si imbatte in un terreno difficile: il vissuto di ognuno di noi. Le storie personali diventano beni comuni che, messe a disposizione della collettività, sono la base per nuove idee di progetto.

Attraverso la piattaforma di Felicemente in crisi tutti gli attori del sistema di progettazione urbana scambiano informazioni, partecipano al dialogo; i cittadini, insieme alle amministrazioni pubbliche si abilitano per dare risposte ai problemi delle proprie comunità, alla cura e alla rigenerazione dei beni urbani, materiali e immateriali. Il progetto parla di un modello di economia collaborativa che promuove nuove procedure, soluzioni, strumenti e idee di creatività urbana che stimolano l’innovazione sociale e producono un valore condiviso attraverso la collaborazione di tutti i cittadini.

In questa ottica le strutture governative devono aprirsi alla partecipazione, alla condivisione con i cittadini, incentivando la costruzione di piattaforme open source per la partecipazione e l’organizzazione collettiva, strumenti in grado di promuovere una cultura della trasparenza, del dialogo, del miglioramento continuo e sopra ogni cosa di proteggere il pubblico interesse. Crediamo che le comunità possano essere aiutate dai designer ad organizzarsi per usare codici normativi e valori in grado di conferire origine al senso di identità dei propri cittadini, spostando l’attenzione dalla struttura e dalla funzione della comunità, a quello che è il significato per i suoi abitanti.

C’è bisogno di nuovi progetti di innovazione sociale. Nel libro bianco di Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan, definiscono così il concetto:

il termine innovazione sociale può avere molti sensi. Infatti può significare semplicemente un’innovazione socializzata che crea nuovi saperi tecnici o organizzativi; ma anche un’innovazione sociale, ossia un approccio pragmatico ai problemi sociali, che applica tecniche manageriali per risolvere problemi nel presente, senza badare molto all’orizzonte ideologico o alla correttezza politica. Innovazione sociale implica anche l’impiego di nuove tecnologie e soprattutto di nuove forme organizzative, dove l’organizzazione dal basso convive con una ‘socialità di rete’ e dove le stesse relazioni sociali diventano strumenti da mobilizzare nell’attività imprenditoriale; dove nel bene e nel male le differenze fra vita lavorativa, vita politica e vita privata tendono a scomparire.

In questo senso l’ innovazione sociale comporta un nuovo modo di organizzare l’attività umana, nel lavoro come nell’impegno politico. Una vita attiva, un mondo dove – per usare la terminologia di Hannah Arendt – “le potenzialità della vita vengono messe all’opera in un impegno di natura etica e non morale”. Un mondo dove, a nostro parere, l’innovazione può anche nascere dalle relazioni tra persone e dallo scambio di emozioni!

co-writer | Paolo Buonaiuto – NoolLab

Paolo Buonaiuto è art director e visual designer. È socio senior professionista AIAP – Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva e Consigliere Delegazione regionale Aiap Lazio dal 2010. Docente di Progettazione e Colore nel corso di Graphic Design II alla RUFA – Rome University of Fine Arts. È socio fondatore di Millepiani coworking, primo esperimento di coworking pubblico a Roma.

NoolLab è un laboratorio creativo che nasce dall’incontro di 4 designer accomunati da una stessa idea di progetto, da uno stesso approccio trasversale al proprio lavoro. NoolLab spazia da progetti di comunicazione visiva a prodotti, da eventi a servizi, fino ad arrivare a progetti di sistemi più complessi, con un approccio al design inteso come un sistema aperto, come una ricerca e uno scambio continuo.

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