Glocal Noto e le sue meravigliose campane

#Glocal riflette criticamente su cosa è locale e cosa globale
La città di Noto in Sicilia fornisce argomenti a queste riflessioni

 

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Courtesy Enrico through Flickr

Volevo capire, anzi “sentire” Noto (sì la città di Noto, nella Sicilia sud orientale, familiare anche al pubblico televisivo, immagino). La voglia mi era venuta perché avevo riletto Disegno dell’architettura italiana dell’ottuagenario Cesare Brandi (Castelvecchi) e le sue pagine su Noto e il barocco siciliano. Eccone una piccola parte.

“Noto rimane come una rosa fiorita d’inverno, così miracolosamente inserita nella campagna più dolce di mandorli e di ulivi, veramente distesa tra mandorli e ulivi. Diversamente dall’affascinante ma recondito giardino di pietre giapponese, Noto è tutta architettura, giardino di pietra.” ( p. 446)

Ora non ho mai visto una così armoniosa simbiosi tra spazio pubblico, vita e architettura. L’architettura non è mai a Noto fatto isolato, sempre è fatta per la città, per accogliere e quasi cullare le persone. Manca il mare a Noto, e allora le onde sono in pietra, i flutti e i guizzi in tufo. Le bracciate dei nuotatori si trasformano nei passi lungo le strade che sono dolci lungo le isometriche ed erte sulle ortogonali. Sugli scalini delle chiese le persone si stendono veramente come se i sagrati barocchi  fossero scogliere sul mare.

Brandi nel descrivere la città scrisse che “dalla collina si immettono le strade affluenti e la strada centrale funziona proprio da corso d’acqua” (miei corsivi p. 446).

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Courtesy Fabio Piccirillo via Flickr

Mi sorprende, e mi riempie di gioia, vedere come i giovani, gli anziani o i signori di mezza età, si siedono sulle panchine, stanno a parlare o giocare nelle esedre verdi, passeggiano avanti indietro, amano la propria città. Mentre in molti luoghi in Italia siamo di fronte ad un allarmante fenomeno di degrado “morale” dello spazio pubblico (recintato, violentato, chiuso, continuamente tolto alla città e ai cittadini), in questo piccolo cosmo siamo di fronte ad un encomiabile esempio del valore dello spazio pubblico come segno primo della Polis che – si ricorderà – ha la stessa radice  della parola politica.

E certamente le pietre di quei palazzi, pensavo, ad andarci con una applicazione come Mogees (1) canteranno. Ad un certo punto ho anche ripensato a quel motto che da Bruno Zevi è arrivato a me. La modernità cambia la crisi in valore e suscita un estetica di cambiamento. Sono salito su una terrazza-campanile.  La guida mi dice che in cima troverò, riportate qui dal lontano sito, le tre campane antiche della vecchia Noto distrutta dal terremoto del 1693. Ok pensai, interessante.

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Courtesy Piero Damiani via Flickr

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Courtesy Michelangelo Antonioni “L’avventura” 1960

Ma quando le vidi tutte e tre, lì sulla terrazza, la notte, mute e assordanti, le sentii anche senza l’applicazione sul telefonino. Raccontavano della loro città distrutta, e adesso trasportate lì sopra. erano le vedove del tempo passato e drammatico, ma anche testimoni di una rinascita prodigiosa. Attorno ad esse si svolge una scena del film di Antonioni “L’avventura”.  Michelangelo fa dire cose con labile senso ai suoi personaggi, per fare quasi saltare fuori chi apparentemente non parla, ma in realtà narra: i paesaggi, la città, le corde delle campane.  Certo è difficile per me, ora, pensare ad un luogo più disperatamente locale e più magicamente universale. Un luogo in cui sintonizzarsi, in silenzio, per ascoltare le onde e i flussi della esistenza della città.

Antonino Saggio | nITro

NOTA

1.

Mogees è una applicazione per captare il suono degli oggetti creata per smartphone da Bruno Zamborlin. Il “suono degli oggetti”, ma non è incredibile? In qualche film abbiamo visto dei tipi con una sorta di aspirapolvere e una cuffia che cercano i metalli sulla spiaggia… ma con questa applicazione noi tutti possiamo ascoltare i suoni che gli oggetti emanano, accarezzandoli. Come suona un tavolo? Che rumore manda un letto o una cancellata e che suono potrebbe emettere una campana, non quando è percossa ma quando sta lì, apparentemente muta?

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