COCONTEST: l’architettura verso l’innovazione

Siamo sempre stati abituati a pensare che i concorsi fossero una prerogativa delle grandi opere pubbliche. Oggi lo sviluppo del crowdsurcing e l’intelligenza convergente della rete consente a chiunque di poter scegliere la migliore soluzione progettuale all’interno di un’ampia gamma di soluzioni, per di più provenienti da tutte le parti del mondo. 

La base di partecipazione ad un  progetto in crowdsourcing è totalmente volontaria e può essere ovviamente stimolata da un concorso o dall’obiettivo di aumentare la propria brand reputation su internet.

Questo è quanto sta dimostrando CoContest, progetto innovativo nato a Londra dall’idea di una startup romana che ha realizzato una piattaforma web internazionale dedicata alla progettazione architettonica, con l’obiettivo di rendere più accessibile l’architettura di qualità.

Ne parliamo con uno dei suoi fondatori: Federico Schiano Di Pepe.

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DF: Quali sono i principi alla base del progetto e quali obiettivi pensate di raggiungere?

FSDP: Alla base della nostra idea c’è la volontà di facilitare il rapporto tra clienti e architetti cercando di far arrivare all’architetto più clienti possibili. Infatti la figura dell’architetto è in molti casi vista in modo distorto e quindi la maggior parte delle persone a volte ne fa a meno. Noi crediamo invece che quella dell’architetto sia una figura professionale importante e che ogni persona dovrebbe avvalersene, non solo coloro che ne percepiscono l’utilità o che se lo possono permettere. Crediamo che questo possa avvenire grazie ad internet che semplifica i rapporti, aumenta la competizione e permette di ottenere un prodotto diversificato.

DF: A chi è rivolto il progetto CoContest?

FSDP: CoContest è rivolto a coloro che amano il design e che vogliono ottenerlo in un modo completamente nuovo, più semplice e da architetti di talento provenienti da ogni parte del mondo. Allo stesso tempo è rivolto agli architetti che vogliono essere liberi di esprimere le proprie soluzioni progettuali e mostrare il proprio talento.

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DF: Perché un architetto dovrebbe far parte della vostra piattaforma?

FSDP: Credo che un architetto debba far parte di CoContest per due motivi. Innanzitutto tramite CoContest gli architetti possono arrivare a clienti che difficilmente hanno modo di raggiungere; clienti che possono risiedere anche dall’altra parte del mondo e con i quali difficilmente sarebbero riuscito a mettersi in contatto oppure clienti che probabilmente non si sarebbero mai rivolti ad un architetto tramite il metodo tradizionale, ma che utilizzano CoContest perché è più semplice, più veloce e in parte anche più divertente.

Il secondo motivo è che CoContest rompe una regola, uno schema fin ad oggi dominante, quello secondo cui il cliente sceglie il professionista in base al “passaparola” o ad un rapporto personale.  
Questa dinamica ha determinato nel tempo una lottizzazione del mercato, soprattutto in Italia, dove gli architetti sono tantissimi ma quelli che davvero lavorano sono invece in pochi.
Noi rompiamo questo schema, dando la possibilità anche all’architetto più sconosciuto, di esprimere il proprio talento e di raggiungere il maggior numero di clienti possibile.
Noi vogliamo la creatività e il talento al potere, non chi è più bravo a fare pubbliche relazioni. 
DF: Quali sono i costi e i servizi offerti?
FSDP: CoContest è completamente gratuito per gli architetti i quali possono oltre che partecipare ai contest anche utilizzare il loro profilo come portfolio professionale.
I clienti quando lanciano una competition pagano al momento del lancio, quindi prima di ricevere le proposte progettuali; questo per garantire al 100% il premio per l’architetto vincitore. Il cliente, inoltre, può scegliere tra 3 diversi pacchetti associati a tre fasce di prezzo differenti.
I prezzi sono il frutto di sondaggi effettuati sia nei confronti degli architetti della nostra community sia nei confronti dei potenziali clienti.
DF: Che riscontro ha avuto il progetto in Italia e all’estero?

FSDP: La piattaforma è stata lanciata a Ottobre 2012 e in pochi mesi ha ottenuto ottimi risultati: più di 5 mila iscritti, tra cui più di 3 mila architetti e designer provenienti da più di 90 Paesi.

L’obbiettivo sin dall’inizio è stato quello di conquistare i paesi esteri perché vogliamo essere un ponte tra gli architetti italiani ed europei e i clienti del resto del mondo. Questo perché gli architetti europei, ed in primis quelli italiani, sono riconosciuti come i migliori e sono molto amati all’estero, ma fino ad oggi non avevano la possibilità di raggiungere clienti geograficamente distanti da loro.

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DF: CoContest può diventare un lavoro continuativo per un giovane architetto?

Certo, questo è il nostro obbietto e siamo sicuri che accadrà al più presto.

DF: Pensate di rimanere in Italia?

FSDP: Ad oggi siamo già localizzati sia in Italia che in Chile, dove il governo Cileno tramite il programma Startup Chile sta attraendo le più promettenti startup del mondo per aiutarle a sviluppare il proprio business in Sud America. Tra gennaio e febbraio ci sposteremo in parte negli Stati Uniti dove il mercato online è più sviluppato.

DF: Da chi è composta la “squadra” di CoContest?

FSDP: Siamo un team di ragazzi entusiasti e giovani professionisti, che hanno competenze diverse e complementari. In particolare il team è composto da due founder, io (laureato in giurisprudenza) e mio fratello Filippo Schiano di Pepe (architetto), Alessandro Rossi (laureato in economia), Carmine Pasquarelli (sviluppatore) e Cristiano Bellavitis (dottorando).

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DF: Questo progetto non sarebbe mai nato senza l’aiuto di chi e/o cosa?

FSDP: Sicuramente senza mio fratello Filippo che come architetto ha avuto l’idea iniziale e senza LVenturei nostri primi investitori che hanno creduto nel nostro progetto quando era soltanto un idea, ma ancora di più grazie ai nostri primi designer e clienti che hanno avuto il coraggio di credere in un idea completamente nuova.

I grandi cambiamenti e la realizzazione delle idee più ambiziose, infatti,  possono diventare realtà solo se c’è qualcuno che prima degli altri dà il via, perché per loro non conta “cosa” facciamo ma il “perché” lo facciamo.

Denise Franzè | nITro

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