RURAL STUDIO: SPERIMENTAZIONI SENZA TEMPO

L’articolo che segue, a firma di Antonino Saggio, è comparso originariamente nel novembre del 2002 su Costruire n. 234 col titolo “L’eredità di Sambo(1) e successivamente ripubblicato nella sua versione on-line nel luglio 2003, nella rubrica Coffee Break all’interno di Arch’It col titolo “Vivere sotto un tetto. Mockbee e il Rural Studio” (2) .

L’articolo, al quale va riconosciuto il pregio di essere il primo scritto su Rural Studio in Italia, viene qui riproposto per la sua immutata attualità e con la consapevolezza che l’attività di Rural Studio rappresenti ancora oggi, a dieci anni di distanza, una  preziosa eredità.

Per rendere partecipe il lettore della attività del Rural Studio giova partire da quattro elementi che, nell’ordine, mi sembrano essere: il paesaggio e il contesto del Sudamericano, in particolare l’Alabama; il Genius award recipient Samuel Mockbee (1944-2001) detto Sambo; una scuola di architettura, i suoi studenti, i suoi docenti, la sua cultura, è Auburn nell’omonima cittadina universitaria a un’ora di macchina da Atlanta e, per finire, le architetture realizzate che insieme agli abitanti sono i personaggi che popolano la scena. L’ingegno, la passione e la capacità danno forma a costruzioni bellissime: “struggentemente belle”, anzi, come forse apparvero alcune delle architetture rurali che Giuseppe Pagano fotografava con la sua 6×6 nelle nostre campagne.

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Interno della sala di lettura comunitaria della casa Mason Bend. Studenti: F. Fulton, A. Gerndt, D. Rush, J. Schumann 2000.

Ma andiamo con ordine. L’Alabama è, come è noto, uno stato del Sud e che ha dunque cultura, paesaggi, modi di essere e di parlare e soprattutto una storia diversa rispetto a quella di altre parti degli Stati Uniti. Twain, Faulkner, la musica jazz, i gospel. Qui, inoltre, si continua a vivere una questione nera lacerante e dura.

Per arrivare alla Hale County in un viaggio che compio insieme a Bruce Lindsey che è il direttore della facoltà di Auburn, ci fermiamo sul famoso ponte di Selma in cui si riunirono con Martin Luther King i manifestanti alla marcia per la rivendicazione dei diritti delle persone nere nel 1965.In Alabama permangono sacche di povertà nelle campagne difficili da immaginare e che avevo visto solo in Africa. Essere indigenti vuol dire certo vivere in capanne di latta con continue infiltrazioni d’acqua e di rettili e di scorpioni, ma anche dover affrontare una serie di effetti secondari cui spesso non si pensa: vuol dire, per esempio, che il giudice tutelare può ordinare l’allontanamento dei minori dalla famiglia o che i più deboli devono fronteggiare quotidianamente situazioni violente o promiscue.In questa scena, che è ancora quella del marzo del 2002 e non è troppo diversa da quella in cui il fotografo Walker Evans fece memorabili foto della povertà rurale americana negli anni Trenta, irrompe Samuel Mockbee nel 1992 con un’idea: fare e non parlare, costruire veramente, mostrare che l’architettura serve, risolve, innalza.

Non ho conosciuto di persona Sambo, perché era morto di leucemia il 30 dicembre del 2001. Ho capito alcune cose su di lui con il bel libro di Andrea O. Dean e Timothy Parson sul Rural Studio (Princeton Architectural. Press 2002) ma soprattutto ho sentito che la sua forza non si è esaurita. Incontrando i colleghi professori, i giovani assistenti, i capimastri, gli studenti, i clienti non ricordo nessuno che in una maniera o nell’altra non parlasse di lui; come se il dolore della scomparsa prendesse una piega dignitosa nel continuarne le idee.

Eh sì, perché Samuel Mockbee è l’iniziatore, il profeta, l’inventore del Rural Studio. Mockbee conosce il Sud, ha sempre vissuto nel limitrofo stato del Mississippi e era rimasto colpito da questa sacca di grande povertà e di orizzontale bellezza che è la Hale County attraversata dal grosso e limaccioso fiume Black Warriors che colora di rosso tutta la terra.

Ebbene nella Hale County, Mockbee decide di lanciare una serie di progetti design and built con una modalità non inusuale in America che prevede che uno o due semestri didattici siano dedicati alla progettazione e poi all’effettiva costruzione di edifici da parte degli studenti di architettura.
Sambo, al lavoro con il co-fondatore Dennis Ruth (che si occupa in particolare dell’organizzazione, della ricerca dei fondi e del contatto con le comunità locali), porta nel 1993 a Newbern una diecina di studenti e comincia a costruire una dopo l’altra una ventina di opere (con una sensibile accelerazione nell’ultimo triennio, parallelamente all’intensificarsi della sua malattia). Già scegliere il destinatario del progetto è un lavoro serio e complesso perché si devono confrontare le schede che descrivono i bisogni di molte persone, valutarne le priorità, fare incontri e discussioni. Gli studenti della Facoltà di Auburn sono coinvolti volontariamente nel Rural Studio in due momenti del curriculum universitario. Al secondo anno partecipano per un semestre inserendosi in progetti già intrapresi. All’ultimo anno stanno per due semestri e attraverso gruppi di laurea di cinque o sei persone seguono un progetto dall’ideazione all’inaugurazione. Attraverso questa azione e l’impegno del Rural Studio la comunità locale ha preso maggiore consapevolezza e ha creato nuovi punti di aggregazione. L’ultimo è il campo di baseball di Newbern attorno al quale ruotano molti altri eventi collaterali.

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A sinistra, il Newbern Baseball Club.  Studenti: J. Sanders, M. Bettridge, J. Kirkpatrick, anno 2001. A destra, in primo piano la casa sperimentale degli studenti con blocchetti scartati montati  di taglio, sullo sfondo la casa foderata da targhe automobilistiche. B. Bottwell, A. Ledetter, M. Vernie 1999.

Accanto all’impegno sociale, un altro principio cardine del Rural studio, è la sperimentalità.

Buona parte degli studenti vivono in case unifamiliari sparse nella contea ma il luogo centrale dello Studio è rappresentato dal cosiddetto SuperShed, che è costruito accanto a una bella dimora coloniale che ospita gli uffici d’amministrazione e alcune sale e attrezzature comuni. Sotto la grande tettoia, gli studenti hanno costruito delle case guscio (pods) ciascuna diversa e che serve come verifica e laboratorio di idee, di materiali, di processi. Alcune sono costruite con i blocchetti scartati o danneggiati nella costruzione che, montati di taglio, danno una tessitura inusuale e chiaroscurata alla pareti; altre hanno come rivestimento le targhe automobilistiche create in eccesso dallo motorizzazione, in un altro caso vi sono i resti del cartoncino o del legno pressati a formare pareti. Non è un lavoro facile. Bisogna capire, inventare e appunto sperimentare.

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Ma gli esiti alla fine del processo sono a volte esaltanti come nelle balle di fieno rivestite di cemento a formare le pareti della Bryant House, o nelle mura di supporto della cappella Yancey fatti con vecchi copertoni che sorreggono il tetto in legno, oppure nel piccolo centro comunitario Mason’ Bed in cui i vetri riciclati delle macchine delle GM vengono montati a scaglie. Sono tre architetture in cui tutto magicamente torna al suo centro; in un caso si prega, nell’altro si legge insieme, nell’altro si sta sotto il grande portico.

Esterno della sala di lettura comunitaria della casa Mason Bend, con la facciata realizzata con i vetri delle macchine montati a scaglie. Studenti: F. Fulton, A. Gerndt, D. Rush, J. Schumann 2000.

Accanto alla sperimentazione vi è l’economia dei mezzi e la costruzione. La mente pratica ed esperta che consiglia e indirizza il cantiere è un ex carcerato e in ogni cantiere vi sono anche un paio di detenuti a sorveglianza ridotta che durante il giorno aiutano gli studenti e, forse, guariranno almeno un poco anche loro attraverso questo sforzo di costruzione. Uno di loro lesse il ricordo di Mockbee nel Memorial tenutosi a New York in febbraio. “Vide in me il buono che neanche io vedevo” disse.

Ho visitato tre opere in costruzione. Una era un Internet café per dare anche lì questa grande opportunità, poi un piccolo edificio comunitario con una mensa, e infine una casa in cui si sperimenta come adoperare i pezzi di moquette tolti dai pavimenti degli uffici per farne mura esterne. 

Andrew Freear (il professore che ha curato un validissimo allestimento della sezione Rural Studio alla Biennale appena chiusa al Whitney di New York) e gli studenti stavano con i jeans e gli scarponi vicino ai camioncini tutti infangati e disegnavano e discutevano su come fare questo o quello, come ripulire le travi prese da un’abitazione abbattuta per riutilizzarle, come adoperare i pali della luce e del telegrafo, come fare le murature in terra cruda riscoprendo tecniche antiche per attivizzare nel processo di costruzione l’intera comunità. Ne ricordo lo sguardo e l’orgoglio sereno. Mi mostravano come progressivamente erano diventati bravi ad allineare le travi, a rifinire l’intonaco, a tagliare le soglie.

Il momento della progettazione naturalmente è centrale. E’ aperta alla realtà sociale, ma senza nessuna delega, anzi con il coraggio audace dell’architettura, con la ricerca della creazione dello spazio, con la capacità di capire i bisogni, le tradizioni, le necessità e di trasfigurale liberamente come per esempio nel Club per i ragazzi e le ragazze di Akron o nell’Asilo di Newbern fatto da quattro laureande e che ha una sezione per i bambini maltrattati. La sensibilità verso la cultura del Sud e della popolazione nera si è trasmessa dal maestro ai giovani professori e agli studenti senza formalismi moderni o post-moderni, senza simmetria o asimmetria, senza tettonica o decostruzione, ma solo con la forza delle idee: una spazialità giusta e arricchente, una costruzione libera e ingegnosa, una espressività antiretorica e sognante.

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Spazi del sottotetto del club per giovani di Akron. Studenti C. Peavy, P. Ryan, B. Shelton 2001.

Nell’abitazione Harris (la casa farfalla) un grande tetto ad ali divaricate raccoglie le acque, nella Goat House su un modesto volume a un piano si inserisce una copertura a doppia altezza per creare una grande spazio navata che sbuca all’esterno nel portico, nella Casa Lewis il tetto si sporge all’esterno come per abbracciare i bambini che sino ad allora avevano vissuto divisi dalla madre. In questi progetti la cultura architettonica di Samuel Mockbee è filtrata e come intensificata dal lavoro comune di tante menti e di tanti apporti. Fu scritto: l’architettura anonima nasce spontanea, pura, funzionalissima.

Antonino Saggio | nITro

note bibliografiche:

(1) Pubblicazione originaria su:  Costruire, Editrice Abitare Segesta, Milano. Direttore Leonardo Fiori
– Antonino Saggio, L’eredità di Sambo, in “Costruire”, n. 234, novembre 2002

(2) Pubblicazione su: Antonino Saggio, Vivere sotto un tetto. Mockbee e il Rural Studio, in Coffee Break, Interpretazioni critiche in rete, http://www.architettura.it/coffeebreak, Firenze 2003.

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Una risposta a “RURAL STUDIO: SPERIMENTAZIONI SENZA TEMPO

  1. E’ un interessante servizio sull’esperimento del prof. Samumel Mockbee (Sambo), condiviso con ammirazione ed entusiamo nelle sue finalità di servire alle persone coinvolte nel progetto, di risolvere le situazioni di povertà, promiscuità ed aberrazione preesistenti , contribuendo al fiorire di forme di vita sociale più elevate.Interessante la narrazione del funzionamento dell’Università di Auburn, fondata sulla filosofia di sperimentazione di autocostruzione dei propri progetti da parte degli studenti (le case guscio), sull’impiego dei laboratori di idee, materiali e processi. Ovviamente grande attenzione è posta alla progettazione che deve riservare grande attenzione alla tradizione e ai bisogni dei membri delle comunità interessate.

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