ALLA BASE DELLA SOSTENIBILITà, LA NECESSITà

Negli ultimi anni tra gli architetti ma non solo, si fa un gran parlare di eco, bio, tutti termini che vengono inseriti all’inizio di qualsiasi parola, come fosse un condimento da aggiungere all’ultimo momento, senza, spesso, alcuna consapevolezza di cosa voglia dire veramente sostenibilità.

Una definizione molto chiara e allo stesso tempo molto impegnativa è quella che ne dà Lestern Brown (1) ambientalista e fondatore del Worldwatch Institute che dice: “una società sostenibile è una società che soddisfa i propri bisogni senza ridurre le prospettive delle generazioni future”.

Quando Lestern Brown parla di società, sta parlando di noi, perché la “sostenibilità” non è qualcosa che ad un certo punto arriva miracolosamente dall’alto, ma dipende da noi, dal nostro impegno e dal nostro grado di consapevolezza o meglio di eco-alfabetizzazione come direbbe Fritjof Capra.

Quindi la domanda che ci dobbiamo porre è: ”cosa facciamo noi”? Come entriamo a far parte di quella più grande rete in cui tutti gli esseri viventi sono sistemi cognitivi caratterizzati da reti che si auto-organizzano internamente in modo circolare, sempre interconnessi con l’ambiente esterno da cui traggono risorse dissipando il minimo di energia e dove l’uomo è un nodo di questa rete?

Capire le cose in maniera sistemica significa porle in un contesto, stabilire la natura delle loro relazioni e capirle nella loro complessità organizzata. Ogni sistema sia vivente che non per sopravvivere ed evolvere ha bisogno di scambiare con l’esterno, quindi di essere permeabile attraverso quella che è, la sua area di confine, per gli atomi è il campo di energia, per le cellule è la membrana, per la terra è l’atmosfera mentre per l’uomo è il corpo.

I cibernetici sostengono che in un sistema in equilibrio dinamico una condizione ottimizzata e quindi sostenibile si ha, quando ci si muove ai margini di questa area di confine-limite permeabile, mentre, un sistema perfetto è destinato a morire perché è chiuso. Forse, questa condizione ottimizzata e sostenibile che si trova al limite, risiede nel concetto di necessità sia come modo di pensare e quindi di vivere sia come modo di progettare

Dov’è la crisi, qual’è la necessità, quel moto primigenio, indispensabile e sapiente, con il quale l’uomo-architetto diventa un nodo della grande rete della vita (2)?

Paolo Soleri ci ha insegnato molto, con le sue mani immerse nella terra viva, la stessa con cui ha costruito le storie e le vite di Arcosanti in un ciclo continuo che attraverso l’autocostruzione ed una scelta di vita rivolta continuamente al rispetto delle risorse ambientali è riuscito a realizzare attraverso Arcosanti, la sua più grande Visione. Anche la sua fabbrica Solimene, è un esempio di architettura che si inserisce in maniera ciclica e sistemica nel contesto amalfitano della città di Vietri, sia attraverso il suo programma funzionale, la lavorazione e produzione della ceramica che storicamente, culturalmente e socialmente è fortemente radicata nel territorio della costiera e dove l’articolazione interna dell’edificio segue il processo produttivo e di lavorazione dell’argilla dall’alto verso il basso, sia attraverso l’uso in facciata della ceramica, le basi dei vasi che, oltre a garantire un isolamento termico, caratterizzano e fanno vibrare la facciata.

soleri vietri

Paolo Soleri, Fabbrica Solimene, Vietri sul Mare, 1952-1956, foto di R. Angelini 2013

Il progetto realizzato “Eva” (3) è sicuramente un altro esempio virtuoso di necessità, e di approccio sistemico insieme. E’ un villaggio realizzato con le balle di paglia che si trova a Pescomaggiore, costruito subito dopo il terremoto dell’Aquila.

Il villaggio è un’opera solidale perché ha coinvolto, sia i futuri abitanti che volontari interessati ad apprendere la tecnica costruttiva, ma anche gente comune, tutti, coordinati dallo studio, Bag Studio Mobile (4). Insieme hanno realizzato ben sette unità abitative costruite con struttura portante in legno e balle di paglia come tamponatura, quindi antisismiche, prevedendo una fossa biologica comune, un impianto di fitodepurazione dove l’acqua utilizzata viene poi recuperata e filtrata ed usata per l’orto e pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua.

All’interno le case sono confortevoli e personalizzate, le balle di paglia garantiscono anche in luoghi così freddi ed in pieno inverno un isolamento termico notevole, basti pensare che una piccola stufa accesa per due ore al giorno, garantisce una temperatura interna delle abitazioni di circa venti gradi. Un ciclo circolare e continuo dunque, che comincia dalla coltivazione dei cereali con i quali si produce la farina, mentre, con lo scarto, la paglia, che solitamente viene utilizzata come giaciglio per gli animali, si realizzano le tamponature degli edifici.

La possibilità di poter costruire la casa con le proprie mani sotto la guida di esperti, il notevole risparmio energetico attraverso un sistema passivo, la sistemicità a 360 gradi dell’intero ciclo e la grande plasticità-modellabilità della paglia fanno si, che questa non sia solo una tecnica costruttiva bensì un modo di pensare e vivere sistemico e quindi di essere. La paglia, si può tagliare e sagomare, gli stessi muri possono essere plasmati come l’argilla e diventare spazi da scavare, da penetrare, da modellare come vogliamo, dando vita ad architetture fortemente espressive.

Sicuramente questo approccio progettuale può essere utilizzato a vari livelli per affrontare tante situazioni, soprattutto quelle di maggiore necessità ed emergenza come quella  dei campi rom relegate in aree marginali fortemente inospitali, dove il problema dell’alloggio e di spazi comunitari è affrontato mediante l’utilizzo di container costosissimi rispetto alle condizioni di abitabilità che offrono. L’abilità dei rom all’auto-costruzione è un’opportunità, una risorsa che potrebbe essere utilizzata per la realizzazione ad esempio di spazi condivisi come una sala per matrimoni, un’attività-necessità molto sentita da queste comunità che potrebbe conferire una maggiore dignità e integrazione.

Progetto per una sala per Matrimoni ed Eventi, arch. R. Angelini, consulente al progetto Prof. A. Saggio, consulente al programma la Cooperativa CivicoZero, Save The Children Italia

Progetto per una sala per Matrimoni ed Eventi, arch. R. Angelini, consulente al progetto Prof. A. Saggio,
consulente al programma la Cooperativa CivicoZero, Save The Children Italia

L’80% dell’architettura costruita al mondo è spontanea, ovvero la maggioranza delle persone, vive ed usa edifici costruiti da loro stessi e dai loro amici e parenti. In Africa, Asia e America Latina, l’architettura spontanea realizzata con materiali naturali, autoctoni è ancora viva, abitata e costruita anche se con l’inurbamento delle grandi città la situazione sta cambiando e le case abusive costruite nelle periferie vengono realizzate con rifiuti e rottami aprendo, un altro grande ambito di ricerca che sta trovando applicazione che è quella delle Earthship, ovvero di costruzioni ad alta efficienza energetica che utilizzano come materiali da costruzione oltre a quelli naturali, materiali e scarti di riciclo garantendo basse, se non nulle emissioni di carbonio nell’atmosfera che è una delle cause principali dei cambiamenti climatici della produzione di cemento. L’ideatore delle earthship è Mike Reynolds (5) che definisce il suo approccio “bioarchitettura” sostenendo:”… per millenni abbiamo costruito con materiali naturali come rocce, terra, giunchi e tronchi. Oggi ci sono sottoprodotti della nostra civiltà liberamente disponibili ovunque: sono queste le risorse dell’umanità moderna”.

L’earthship è alimentata da pannelli solari e da un motore eolico. Il tetto è progettato per raccogliere l’acqua piovana e la neve sciolta, che viene poi incanalata in cisterne passando attraverso filtri per i sedimenti. L’acqua viene riutilizzata più volte per bere, per lavarsi e per lavare i piatti e per il gabinetto. L’acqua proveniente dai lavandini e dalla doccia può anche essere convogliata in quelle che Reynolds chiama “paludi dell’earthship”: vivai in cui si possono coltivare prodotti freschi tutto l’anno.

Questi, sono tutti esempi concreti di una ri-scoperta e maggiore consapevolezza in cui l’uomo si riscopre come parte integrante di un unico sistema dove tutto, dal micro al macro, è collegato in un processo ciclico e vitale che è sempre una nuova vita.

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Earthship di Mike Reynolds

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Earthship di Mike Reynolds

 Rosetta Angelini | nITro

Selezione bibliografica:

CAPRA F., La rete della vita, Bur, Rizzoli, Milano,1996-2006

CAPRA F., Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 2003

FREDIANI G., Paolo Soleri e Vietri, Officina Edizioni, Roma, 2000

JONES B., Costruire con le balle di Paglia, Aam Terra Nuova, 2007

MAY J., Architettura senza architetti, Rizzoli, Milano, 2011

SAGGIO A., Architettura e Modernità, Dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica, Carocci, Roma, 2010

Per approfondire:

OLIVER P., L’Encyclopedia of Vernacular Architecture, Cambridge Univ Pr (Sd), Cambridge, 1997

OLIVER P., Dwellings, Phaidon, 2003

Sitografia:

  1. eartharchitecture.org
  2. greenhomebuilding.com

www.greatbuildings.com/architects/Vernacular.html

Note:

1. BROWN L.R., (Bridgetown, 28 marzo 1934) è uno scrittore, ambientalista ed economista statunitense. Ha scritto oltre venti libri sui problemi ambientali globali. È stato il fondatore del Worldwatch Institute nonché fondatore e presidente del Earth Policy Institute, organizzazione di ricerca non profit di Washington, D.C.

2. CAPRA F., fa riferimento al suo libro La rete della vita, Bur, Rizzoli, Milano,1996-2006

3. EVA., è un ecovillaggio autocostruito http://www.pescomaggiore.org/

https://www.facebook.com/EVAPescomaggiore

4. BAG STUDIO MOBILE, è uno studio di architettura italiano che da molti anni realizza costruzioni con le balle di paglia

5. REYNOLDS M., è un architetto americano sensibile ai problemi ecologici degli ultimi decenni, ha dedicato la propria vita allo studio e alla sperimentazione di abitazioni totalmente sostenibili costruite con materiali di scarto, leggi la sua esperienza http://coscienzaglobale.com/michael-reynolds-architettura-sostenibile/

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