#FOODFOOT

FOOTFOOD | EDITORIAL

Il nuovo numero di On/Off vuole raccontare una qualità che lega ciò che mangiamo al modo in cui ci muoviamo. Questa qualità non abita né nel piatto né sulla mappa, ma nello spazio che sta in mezzo: il tragitto che il cibo compie prima di raggiungerci, e quello che noi compiamo per raggiungerlo. Questo qualcosa ha un nome preso in prestito dall’antropologia e dagli studi di folklore: foodways. Il termine foodways non indica soltanto le pratiche di produzione, preparazione e consumo del cibo, ma l’intero sistema di relazioni — sociali, economiche, spaziali — che quelle pratiche generano nel tempo. Come il terroir racconta la stratificazione invisibile che un suolo assorbe, il foodways racconta la stratificazione dei percorsi: strade, sentieri, canali, tratturi che il cibo ha inciso nel territorio per raggiungere chi lo produce, chi lo trasforma, chi lo consuma. Mentre il concetto tradizionale di infrastruttura ci parla di efficienza e velocità, il foodways ci racconta di soste, di scambi, di soglie. […]

di Valerio Perna | nITro

ARCHÉ: UN TEMPIO CONTEMPORANEO DEL SICILY LAB

Il tema dell’inizio attraversa da sempre l’intero cammino del pensiero umano, innervando la filosofia, la scienza, la biologia e la ricerca stessa sulle origini della vita. In questo quadro di perenne interrogazione, l’architettura non può non rivendicare un ruolo centrale. È un territorio di riflessione che mi ha impegnato spesso, specialmente sulle pagine di on/off magazine, dove ho avuto modo di sostenere come l’atto originario del fare architettura non risieda nel semplice bisogno di un riparo, bensì in una primordiale necessità di informazione. L’architettura nasce come un tentativo ancestrale di dare ordine al caos, di tracciare coordinate per orientarsi nel mondo. Questa tensione cosmica, inaugurata millenni fa quando i nostri antenati piantarono un picchetto a terra per fissare il movimento degli astri e puntare la Stella Polare, si è evoluta trasformando quel primo segno in menhir, poi in altare e infine in tempio.

di Antonino Saggio | nITro

ATTRAVERSARE LA TERRA. CAMMINI E CIBO NEL QUADRO DI UNA RINNOVATA COSCIENZA ECOLOGICA

Per secoli la massima velocità con cui l’umanità viveva e abitava i luoghi è stata quella del passo, o tutt’al più degli animali impiegati come mezzo di trasporto. I progressi tecnologici hanno permesso un’accelerazione che ha compresso lo spazio e il tempo. L’efficienza è diventata il criterio dominante, mentre il territorio si è progressivamente trasformato in una superficie da percorrere nel minor tempo possibile. Oggi, tuttavia, qualcosa sembra cambiare. La crescente diffusione dei cammini, il successo delle esperienze di turismo lento, la valorizzazione delle produzioni locali e il rinnovato interesse per pratiche antiche come la transumanza sono segnali dell’emergere di una sensibilità che rimette al centro la relazione tra uomo, natura, comunità e paesaggio e potrebbero rappresentare non fenomeni distinti, ma diverse espressioni di un medesimo modo di abitare il territorio, fondato sulla lentezza, sulla relazione e sulla cura dei luoghi. […]

di Davide Motta | nITro

FOOD SPACE

Il cibo configutra un arcipelago di scale e dispositivi, genera almeno sei grandi famiglie di architetture: la scala quotidiana; flag-schip; le cantine come paesaggi costruiti; città, agricoltura e nuove infrastrutture per la conservazione; il ristorante come destinazione; mercati, architetture spettacolari e immaginario. Da ieratico demiurgo, l’architetto si è trasformato in un interlocutore della collettività. Non può più limitarsi a forzare la comunità dentro una forma prodotta dal suo mix di estetica e ideologia ma deve prestarsi al dialogo, imparare dalla realtà, convincere direttamente gli individui dell’utilità e della necessità del suo intervento Da dispositivi razionali per organizzare funzioni e flussi, oggi gli spazi del cibo sono anche macchine narrative e ambienti esperienziali. […]

di Alessandro Cristoferi | nITro

MULINI. ARCHITETTURE DEL CIBO LUNGO I PERCORSI DEL TERRITORIO

Nel racconto che lega il cibo ai percorsi e al paesaggio, il mulino occupa una posizione quasi archetipica. È il punto in cui la filiera alimentare smette di essere un flusso astratto di materia e diventa architettura: un edificio che trasforma il grano in farina, ma che allo stesso tempo organizza attorno a sé strade, ponti, canali, soste, mercati. Il mulino non produce soltanto cibo: produce territorio. È un nodo che intercetta l’acqua di un fiume o il vento di un crinale, e li converte in energia meccanica; ma è anche, e forse soprattutto, un dispositivo relazionale che mette in comunicazione la campagna con il villaggio, il produttore con il consumatore, il percorso quotidiano del contadino con la rete più ampia degli scambi commerciali. Pensare al mulino significa dunque pensare simultaneamente a tre scale: quella dell’oggetto tecnico, quella dell’edificio che lo contiene, quella del territorio che lo circonda. […]

di Valerio Perna | nITro