FOOD SPACE

Il cibo configutra un arcipelago di scale e dispositivi, genera almeno sei grandi famiglie di architetture:

  1. Flag-schip
  2. Le cantine come paesaggi costruiti
  3. Città, agricoltura e nuove infrastrutture per la conservazione
  4. Il ristorante come destinazione
  5. Mercati, architetture spettacolari e immaginario
  6. La scala quotidiana

Una storia sintetica

Da ieratico demiurgo, l’architetto si è trasformato in un interlocutore della collettività. Non può più limitarsi a forzare la comunità dentro una forma prodotta dal suo mix di estetica e ideologia ma deve prestarsi al dialogo, imparare dalla realtà, convincere direttamente gli individui dell’utilità e della necessità del suo intervento Da dispositivi razionali per organizzare funzioni e flussi, oggi gli spazi del cibo sono anche macchine narrative e ambienti esperienziali.

Una marca nello spazio

Le Distillerie Nardini progettate dallo studio Fuksas a Bassano del Grappa sono uno dei casi più chiari: le celebri Bolle, completate nel 2004, nascono come ampliamento con auditorium e spazi di rappresentanza e funzionano come segno pubblico fortemente riconoscibile. L’edificio flagship: rende visitabile l’azienda e allo stesso tempo condensa in forma spaziale il valore del marchio.

Le cantine come paesaggi costruiti

Essendo il tema della cantina forse il piu approfodinto dao parte dell’architettura possiamo fare 3 esempi sulla di di una tassonomia utile a distinguere almeno tre figure:

  • la cantina-cattedrale, architettura come pretesto di pellegrinaggio
  • la cantina-industria, che mette in scena il processo produttivo
  • la cantina-paesaggio, che mira a intensificare il rapporto con la memoria dei luoghi.

Il progetto della Cantina Antinori (Archea Associati) nel Chianti Classico, a Bargino, porta questo discorso su una scala diversa. si configura come complesso ipogeo integrato nel pendio. trasformando la cantina in un dispositivo capace di unire lavoro, visita e immagine d’impresa.

Città. agricoltura e nuove infrastrutture

L’architettura del cibo non riguarda soltanto il luogo in cui si consuma, ma anche i modi in cui la città lo produce, protegge o reinventa la propria capacità di approvvigionarsene.

Uno dei temi più rilevanti emersi nel dibattito recente riguarda il ritorno della produzione di cibo a km 0. Il caso delle Floating Farms di Rotterdam è esemplare, un’allevamento galleggiante compatta, articolata su più livelli, con l’obiettivo di rendere la produzione alimentare meno vulnerabile ai cambiamenti climatici e piu sostenibile rendendola parte del ciclo di riciclo della città stessa. In questo progetto il food diventa infrastruttura visibile, manifesto ambientale e spazio educativo, non solo macchina tecnica.

Conservazione

Il Deposito globale di sementi, realizzato nel 2008 in Norvegia da W. Soderman, è una piccola architettura composta da una facciata in cemento da un tunnel sotterraneo, all’interno del quale si custodisce un’enorme quantità di semi, archiviati e protetti in questa «cassaforte dell’apocalisse»

Il ristorante come destinazione

Il ristorante come destinazione

“mangiare per visitare uno spazio, visitare uno spazio attraverso il pretesto del cibo.”

Oggi il dining non è servito solo sul piatto, ma anche attraverso atmosfera, interior design e qualità spaziale. Under, il ristorante sottomarino progettato da Snøhetta in Norvegia, è uno dei casi più evidenti di questa trasformazione. Il primo ristorante subacqueo d’Europa e come una struttura parzialmente immersa che funziona anche da stazione di ricerca marina, fondendo spettacolo dell’esperienza, architettura estrema e osservazione ambientale.

Kjetil Traedal Thorsen: “Il ristorante non è né un acquario né tanto meno un Luna Park ma rappresenta l’occasione per capire il mare.

Mercati, architettura spettacolare e immaginario

Quando invece il cibo diventa spettacolo urbano e motore di trasformazione immobiliare o simbolica.

Un tema con così ampie implicazioni non può che coinvolgere ambiti della ricerca scientifica molto diversi, persino avanguardistici.

Robert Venturi, Mc Donald’s, Florida, 1990

Venturi e Scott Brown descrivono il loro progetto come “un classico esempio di architettura commerciale americana, definita da segnaletica e simbolismo all’interno di un contesto stradale”. Gli architetti hanno costruito la loro carriera sulla fascinazione per i segni e della cosidetta “architettura della comunicazione” il ruolo della comunicazione in architettura. Venturi e Scott Brown non progettano un edificio con un’insegna, ma un edificio che fosse un segno.

Il Markthal di MVRDV a Rotterdam, evolvendo sulla traccia del mercato di santa caterina di miralles-tagliabue a Barcellona, è stato spesso letto come una cattedrale del food in cui il mercato ortofrutticolo, viene inserito in un dispositivo architettonico che combina consumo, tempo libero e housing. Recentissima è l’apertura del «supermercato del futuro», finanziato da Coop e disegnato dall’architetto Carlo Ratti. Dagli ambienti caldi e fumanti della cucina della taverna di paese si passa all’acciaio scintillante dei set di Masterchef.

La scala quotidiana

In questo ambito, il progetto costruisce soglie di socialità. Le micro-architetture sono pensate come dispositivi, aperti e flessibili, basati su una logica sistemica di assemblaggio «a secco» di componenti leggeri e modulari, capaci di produrre assetti spaziali variabili, adattabili, incrementabili, al fine di assecondare i cambiamenti d’uso dello spazio nel tempo in funzione delle fasi di esercizio. Esse ospiteranno le funzioni di supporto allo svolgimento di manifestazioni enogastronomiche, punti di vendita e di consumo di prodotti tipici, punti informativi e spazi per la promozione di consorzi produttivi della filiera ali mentare del territorio.

Aguiar+Otto, Temporary food and drink, Porto, 2008.

di Alessandro Cristoferi | nITro

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