Arché: un tempio contemporaneo del Sicily Lab

Il tema dell’inizio attraversa da sempre l’intero cammino del pensiero umano, innervando la filosofia, la scienza, la biologia e la ricerca stessa sulle origini della vita. In questo quadro di perenne interrogazione, l’architettura non può non rivendicare un ruolo centrale. È un territorio di riflessione che mi ha impegnato spesso, specialmente sulle pagine di on/off magazine, dove ho avuto modo di sostenere come l’atto originario del fare architettura non risieda nel semplice bisogno di un riparo, bensì in una primordiale necessità di informazione. L’architettura nasce come un tentativo ancestrale di dare ordine al caos, di tracciare coordinate per orientarsi nel mondo. Questa tensione cosmica, inaugurata millenni fa quando i nostri antenati piantarono un picchetto a terra per fissare il movimento degli astri e puntare la Stella Polare, si è evoluta trasformando quel primo segno in menhir, poi in altare e infine in tempio.

Oggi, il nostro progetto Arché si propone esattamente come un tempio moderno. Si tratta di un oggetto che interroga l’inizio dell’architettura rifiutando però qualsiasi atteggiamento statico, nostalgico o, peggio ancora, identitario. Al contrario, concepisce l’origine come un movimento di continuo pensiero e di costante rigenerazione. La sua forma circolare sottolinea la matrice cosmogonica dell’architettura intesa come costrutto per interpretare e comprendere il cielo, un legame che unisce miticamente e scientificamente il  Tholos greco il tempio circolare roman (amiaamo molto quello di Vesta a Tivoli ) d la perfezione spaziale del Pantheon e la sacralità delle  tombe circolari etrusche, spingendosi a ritroso fino ai recinti di menhir e ai primi altari.

Se in Arché la ricerca dell’archetipo è potente, altrettanto decisa è la sua dichiarazione di contemporaneità. Alla forza geometrica del cerchio corrisponde infatti un radicale rifiuto di qualsiasi storicismo stilistico: non vi sono archi, né capitelli, né elementi mutuati dal passato. Il suo linguaggio è planare, asciutto, totalmente affidato alla forza del piano modulare. Dal punto di vista costruttivo, l’opera si affida a un sistema di pannelli di circa cinquanta centimetri di lato che si incastrano l’uno sull’altro, trovando stabilità e rigidità strutturale proprio nella chiusura geometrica del cerchio. È un sistema leggero ma solido, che può essere fondato semplicemente attraverso un getto di calcestruzzo e tondini infissi nel terreno in corrispondenza del primo anello.

La dimensione del pannello non è rigida ma indicativa, perché Arché è a tutti gli effetti un progetto parametrico gestito interamente via software. Definendo il diametro e l’altezza desiderati, l’algoritmo genera e ottimizza le dimensioni di ogni singolo elemento necessario alla costruzione. In questa sintesi risiede la sua natura profonda: un’opera antichissima per l’interrogativo che pone sull’origine dell’architettura, e al contempo assolutamente contemporanea nella planarità del suo linguaggio, nella prefabbricazione dei componenti e nella parametrizzazione che rende ogni sua incarnazione un’esperienza strettamente legata al contesto, ovvero “site-specific”.

In questo 2026, Arché vive una terza e decisiva fase del suo viaggio, compiendo un vero e proprio controesodo dal monte Meluso di Gioiosa Guardia verso la città costiera di Gioiosa Marea. Chi ha seguito il progetto ricorderà la sua prima apparizione sulla cresta del monte, dove era stato posto per segnare il profilo dell’altura come un’acropoli sopra l’antica città greco-sicula del IV secolo avanti Cristo. La seconda incarnazione era sorta l’anno dopo, pensata per i visitatori di Gioiosa Guardia e soprattutto per i residenti della piccola frazione di Fico, configurandosi come un padiglione destinato alla contemplazione e all’incontro. Quest’anno, a luglio, il cerchio si stringe e si rinnova nella piazza del Municipio e della chiesa del Le Grazie a Gioiosa Marea, sancendo una tappa fondamentale di questo cammino di ritorno.

Questo controesodo non è un semplice spostamento fisico, ma il tentativo di riportare i valori della cultura, della memoria storica e del mito fondativo dalle creste solitarie del monte fin dentro il tessuto vivo della nuova cittadina.  Non a caso, il titolo che accompagna questa nuova fase dell’opera è Food Foot, un gioco di parole che traccia i percorsi della cultura e del gusto tra Gioiosa Guardia e Gioiosa Marea.

La parola Foot richiama il cammino, la riconnessione fisica con il territorio. Da un lato, infatti, le vie d’accesso a Gioiosa Guardia sono state finalmente ripristinate, asfaltate e restituite alla collettività; dall’altro, l’intero sito storico è stato integrato in una rete di sentieri pedonali che collegano le creste collinari alle fortificazioni di epoca federiciana e, scendendo, conducono fino a Capo Calavà e alla costa. È un recupero infrastrutturale e paesaggistico che si deve in gran parte all’impegno diretto dell’amministrazione e  alla cura dei cittadini e delle loro associazioni locali.

Dall’altro lato, Food evoca la cultura del cibo che in Sicilia si identifica prima di tutto con i principi della dieta mediterranea: un modello basato sulla ricchezza dei prodotti della terra, sulla frutta, sulle olive, sull’olio e su un uso estremamente limitato di carni rosse. Questa filosofia alimentare, con le sue infinite variazioni culinarie, viene oggi rilanciata con vigore dalla ristorazione locale, dagli agriturismi e da numerose iniziative sul territorio. Tra queste, la manifestazione Gioiosa Gustosa rappresenta da diversi anni un punto di riferimento e un successo consolidato per la comunità. Legando i passi al sapore e la storia al presente, Arché si offre oggi non solo come un monumento alla memoria, ma come un dispositivo attivo di cittadinanza, di accoglienza e di riscoperta del territorio.

di Antonino Saggio | nITro

Per approfondire

Per avere una più piena consapevolezza del tema dell’origine raccomando vivamente il recente Renato Capozzi, Sull’origine. Architettura come archè, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni (MI) 2026.

Per approfondire quanto qui riassunto sulla nascita dell’architettura come informazione rimando per esempio al mio “Hellas Gioiosa” su on/off magazine del 19 giugno 2024 https://onnoffmagazine.com/2024/06/19/gioiosa-hellas/

Per approfondire il progetto del Sicily Lab 2026 “FootFood: Percorsi della cultura e del gusto tra Gioiosa Guardia e Gioiosa Marea”, rimando alla pagina dedicata https://www.nitrosaggio.net/FoodFoot/

Una risposta a “Arché: un tempio contemporaneo del Sicily Lab

  1. Complimenti Valerio per questo sforzo.L’editoriale è ottimo. Con chi ci hai lavorato? Dove risulta chi ha curatoilnumero??

    abbracci e grazie a nome di tutti noi. Pure se sto in partenza ho fatto un post…

    il prof

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