SAN GIOVANNI LINEA C. UNDERGROUND TRA SCAVI ARCHEOLOGICI E MUSEALIZZAZIONE

Atrio d’ingresso alla metropolitana. Fonte: Nelu Dragomir

Il progetto di musealizzazione curato dai professori Andrea Grimaldi e Filippo Lambertucci del Dipartimento architettura e progetto della “Sapienza”, Università di Roma, rappresenta una opera importante per la città di Roma in cui il tema della stratificazione del suolo è centrale. Il progetto ha lo scopo di risaltare il valore stratigrafico del luogo, emerso durante i tre anni di scavi, attraverso una narrazione lungo i percorsi orizzontali e verticali, trasformando la metropolitana da un luogo di passaggio, di transizione, ad un luogo culturale.

L’ingresso alla stazione museo si trova in largo Brindisi, a ridosso della Mura Aureliane oppure avviene tramite il collegamento con la metropolitana linea A, dagli accessi intorno al Piazzale Appio. La stazione ha una superficie totale di 3000 mq disposti su 3 livelli. Il primo, l’atrio, è ad una quota interrata di 5.80 metri. Qui sono presenti i tornelli di ingresso. Il secondo è a -15.40 metri, livello di corrispondenze, ed infine l’ultimo a -27 metri, piano delle banchine per la metropolitana linea C.

L’allestimento della stazione si può dividere in due parti, uno verticale e uno orizzontale perfettamente comunicanti tra loro. L’allestimento verticale è caratterizzato dallo “stratigrafo”, un’indicatore della profondità ipogea dei contesti storici rinvenuti rispetto alla quota della città contemporanea e una barra di misurazione temporale delle diverse fasi storiche. L’idea è di offrire agli utenti della metropolitana un’esperienza di spazio stratigrafico e una conoscenza più accurata della storia presente in quel luogo. Il misuratore inizia dall’età contemporanea del piano 0 (piano stradale) al paleolitico (banchine dei treni); ogni epoca è identificata da una propria cromia.

Andando a prendere la metro il fruitore attraversa 9 epoche, facendo un vero e proprio “viaggio nella storia”. Una serie di testi commentano e accompagnano lo sviluppo cronologico dello stratigrafo, disegnando le superfici verticali secondo due differenti registri narrativi:

–    un primo comunica alcuni eventi che nel corso della storia della città di Roma hanno inciso sui cambiamenti infrastrutturali o ne hanno caratterizzato alcuni passaggi significativi dal punto di vista storico-sociale;

–    un secondo incentrato sulle trasformazioni dell’area, ed in particolare sui cambiamenti prodotti dalla gestione idrica, tema che attraverso i secoli ha trasformato in maniera significativa il luogo.

Foto della scalinata di ingresso. Fonte: Nelu Dragomir

Stratigrafo

Il secondo elemento importante dell’allestimento verticale sono le immagini associate allo stratigrafo. Durante la costruzione della stazione sono stati rivenuti numerosi materiali frutto della vita che per millennni erano presenti in questi luoghi. Alcuni di questi oggetti sono diventati figure iconiche rappresentative del loro tempo e compaiono, restituite attraverso un processo di graficizzazione fuori scala, come segni identificativi delle diverse epoche. Anche qui le variazioni delle tonalità cromatiche con le quali sono raffigurate ne attestano l’appartenenza a una determinata epoca.
I rivestimenti delle pareti verticali sono in vetro stratificato temperato extra chiaro con faccia interna retrosmaltata e pellicole intermedie, in cui sono inseriti elaborazioni grafiche ed elementi testuali.

Immagini fuori scala di alcuni reperti trovati. Fonte: Nelu Dragomir

I sistemi di distribuzione orizzontale sono stati progettati senza controsoffitti, sostituendo questi elementi con un piano di luce composto dall’iterazione del sistema d’illuminazione a barre led, come a creare un controsoffitto “virtuale”, al di sopra del quale è posta la distribuzione degli impianti interamente verniciata di colore nero.

Il pavimento della stazione è in gres porcellanato tonalità antracite. Per evocare la suggestione dell’acqua, presente per diverso tempo in quell’area, sono state realizzate al piano corrispondenze, delle fasce di pavimento in cui si utilizzano piastrelle di gres aventi una finitura superficiale diversa. Sempre al suddetto piano è stata rinvenuta una grande vasca di epoca imperiale, la quale giacitura è segnalata a terra attraverso una diversa disposizione delle piastrelle che ne traccia l’andamento originale.

Piano corrispondenze con giaciture della vasca di età imperiale. Fonte: Nelu Dragomir

Completano il racconto la mostra dei reperti rinvenuti durante i tre anni di scavi, restituendo la complessità del succedersi delle attività e delle fasi storiche. Le indagini hanno restituito una vasta panoramica, per ogni fase di frequentazione, delle diverse classi di materiali: reperti lapidei, metalli, manufatti in osso, terrecotte architettoniche, ma anche gusci di molluschi della prima e media età imperiale, grandi anfore del I-II secolo d.C., strumenti in osso lavorato e i piatti colorati dell’età moderna e contemporanea. I reperti ceramici e anforici sono oggetti rari e fortunatamente integri.

I reperti sembrano galleggiare, all’interno degli oltre 2000 pannelli di vetro temperato nei due piani calpestabili – quello di ingresso e quello delle corrispondenze accompagnando i macrotemi che caratterizzano le teche espositive. Gli ambiti espositivi di allestimento sono tutti caratterizzati, oltre che dal vetro, anche dall’utilizzo della lamiera nera di ferro crudo, opportunamente trattata superficialmente per garantire un’adeguata durabilità. Tale lamiera sostituisce parzialmente i rivestimenti in vetro che connotano tutti gli altri spazi fruibili della stazione. Questa soluzione conferisce a questi ambiti una diversa presenza fisica ed un’immediata evidenza visiva.

Teche di vetro con reperti. Fonte: Nelu Dragomir

Lungo l’atrio i reperti raccontano la storia millenaria del sito e la costruzione della metropolitana, mentre il piano corrispondenze è dedicato alla grande azienda agricola che nel I secolo d.C. produceva, servendosi di tecnologie avanzate, le pesche da poco immesse dalla Persia nei mercati romani.
Una serie di postazioni video restituiscono, attraverso immagini e filmati, l’interpretazione e la comunicazione dei valori storici, culturali, ma anche poetici legati al rapporto tra passato e presente su cui si fonda l’identità della città contemporanea.
Lungo il piano banchina, una delicata iconografia realizzata lungo le pareti vetrate, riproduce l’ambiente originario in cui, assente l’uomo, tra la folta vegetazione lacustre, fa capolino “l’Elephas antiquus“.

Piano banchine. Fonte: Nelu Dragomir

L’indagine di questo sito complesso e pluristratificato, ha rappresentato un’occasione eccezionale per approfondire la conoscenza di questo comparto del suburbio di Roma, finora archeologicamente poco noto anche a causa della profondità dei depositi antichi.

Come ha scritto il Prof. Lambertucci nel libro Archeologia per chi va in metro. La nuova stazione di San Giovanni a Roma,  “Roma è probabilmente l’esempio più significativo di quello che si può definire un palinsesto urbano: essa è infatti il prodotto di un ininterrotto processo di sedimentazione, modificazione, distruzione e riscrittura che ha reso la città l’organismo complesso che vediamo oggi.”

Nelu Dragomir

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