IL PATRIMONIO UNDERGROUND QUALE VALORIZZAZIONE DEL TESSUTO CIVILE: IL BUNKER DI MUSSOLINI SUL MONTE SORATTE

Bunker militare a Sant’ oreste nel Lazio, sul Monte Soratte  in provincia di Roma- Foto di Valerio Mei – Shutterstock.com

Sant’Oreste è un paese sulle pendici del Monte Soratte, ultimo comune della provincia Nord di Roma, in posizione strategica e dominante sulla valle del Tevere e sui percorsi stradali verso il Nord. Il Monte è una presenza forte e minacciosa che si erge isolato sulle dolci colline che costeggiano l’andamento del fiume. il suo profilo temibile ha sempre creato miti e leggende, oggi molti vi vedono il profilo proprio di Benito Mussolini, cui, come vedremo, la storia del Monte è legata.

Nel versante sud del Monte Soratte, a breve distanza dal centro del paese, si trova il rifugio militare costruito nel 1937 dal Genio Militare di Roma per iniziativa di Benito Mussolini. È una estesissima rete di gallerie all’interno della montagna che si estende per ben 4 km di lunghezza e che – dietro la copertura della fabbrica d’armi Breda – costituiva invece un rifugio antiaereo per i vertici dello Stato Maggiore. Nonostante il bunker fosse pronto e a disposizione dei vertici militari, durante la guerra si preferì installare solo lo Stato Maggiore a Monterotondo e il duce mai vi fu ospitato. Quando, dopo l’8 settembre 1943, fu bombardato il comando supremo tedesco del Sud, il feldmaresciallo Albert Kesselring che ne era a capo dispose di trasferire la sede da Frascati al Soratte. Dopo la fine della guerra, il complesso restò abbandonato fino al 1967, quando, sotto l’egida della N.A.T.O vi fu realizzato un rifugio antiatomico, che non fu tuttavia completato e che fu abbandonato nel 1972. Oggi è un piccolo ed incredibile tassello del più grande mosaico della storia d’Italia del Novecento.

La memoria

L’ ex area militare posta sulle pendici del monte Soratte è stata per molti anni di proprietà del demanio. Dagli anni 70’ l’area è stata riacquisita dal Comune di Sant’ Oreste e dal 2010 gli architetti Gregory Paolucci (attualmente sindaco di Sant’ Oreste) e Riccardo Cecchini avviarono volontaristicamente ed attivando una rete numeros digiovani del paese un progetto di recupero delle ex-caserme. Solo successivamente, dopo aver scoperto l’immenso patrimonio nascosto decisero di formare l’ associazione “Bunker Soratte” composta da menti intellettualmente e politicamente libere con lo scopo di valorizzare questa incredibile risorsa ed esorcizzare la storia, i miti e le leggende che gravitano attorno alle gallerie della ex-zona militare del monte Soratte.

L’Associazione Bunker Soratte opera in due direzioni: la prima di ricerca e la seconda di diffusione dell’informazione. Gli iscritti all’Associazione effettuano continuamente indagini volte alla raccolta della maggior quantità possibile di materiale attinente il sito e la sua storia, con un contatto continuo con risorse spesso abbandonate dal nostro esercito con l’intento di costituire una serie di installazioni con materiali originali legati alla costruzione del complesso e ai suoi successivi utilizzi.

Planimetria dell’ ex area militare

L’ area è organizzata attraverso un “ percorso della memoria”: un percorso esterno che crea una sorta di museo diffuso,  attraverso il recupero delle ex-caserme, dei ruderi e altri luoghi dove sono ancora ben evidenti le ferite del bombardamento dell’ aviazione alleata del 1944 e un percorso interno alla montagna caratterizzato dalla fitta rete di gallerie che ne costituisce una serie di affascinanti ambiti ipogei

La parte esterna è definita da un sentiero di circa 2 km che costeggia un lato della montagna e in alcuni punti, più precisamente quattro, si aprono delle “piazze” utilizzate come punti di sosta e di belvedere su Roma. Dallo spazio esterno si accede internamente attraverso 21 ingressi, alcuni dei quali sono nascosti nelle caserme poste perimetralmente al complesso ipogeo. Questo tipo di organizzazione spaziale venne ideata in modo da confondere il nemico sugli ingressi e sulle uscite dell’area ed avere una maggior protezione.

La struttura interna che occupa una superficie di circa 25000 mq aderisce al profilo della montagna attraverso un impianto planimetrico semicircolare. La galleria più esterna ha un andamento curvilineo dal quale prende il nome di “galleria Stortina”. Essa è stata realizzata in modo da poter dividere la parte esterna da quella più interna attraverso un filtro di protezione dalle onde d’urto di possibili bombardamenti o per minimizzare la propagazione di incendi. Dalla Stortina si diramano altri percorsi che conducono sempre più internamente alla galleria “Diretta” e alla “Direttissima”. Quest’ ultime sono collegate tra loro da altre gallerie traversali. La Direttissima è la più alta, la più lunga e quella più interrata nella montagna, ed essendo quindi la più protetta,  da questa si accede ai bunker antiatomici, posti nelle tre gallerie centrali.

All’esterno e all’interno delle gallerie, con pannelli e teche pregevoli, sono stati realizzati allestimenti museali adatti ad una temperatura che dentro non supera mai i 15° e che comprendono anche l’esposizione di mezzi bellici, armi, attrezzature e schermi per la proiezione di documenti audiovisivi. Fotografie, manoscritti, macchinari e sistemi elettrotecnici, letti, mappe e cartine affollano le decine di ambienti e riproducono l’atmosfera cupa di un paese in guerra.

Per la particolare storia del sistema difensivo in esso realizzato, perfezionato e utilizzato anche nel dopoguerra, nel bunker non è rievocata soltanto la seconda guerra mondiale, ma anche le strutture – che sembrano uscite da un fanta movie degli anni sessanta – della guerra fredda. Il visitatore ha così modo di rivivere i momenti cruciali della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda, in un contesto “segretissimo”, a pochi minuti da Roma.

Il luogo oltre ad un forte interesse storico, ha una valenza anche dal punto di vista architettonico e strutturale. La struttura presenta un importante sistema di raccolta delle acque piovane che veniva usata per soddisfare il fabbisogno idrico. Le gallerie sono costruite a strati: il primo strato più interno in mattoncini è atto a realizzare un intercapedine dalla struttura portante in calcestruzzo armato. Nella parte più alta dell’intercapedine  c’è un canale di raccolta delle acque dalla montagna. L’acqua di percolazione veniva infatti convogliata in una grande cisterna posta in una delle gallerie della Direttissima. Inoltre, nell’ intercapedine venne posto un materiale isolante che per quei tempi era una tecnica inusuale.

Un’altra importante innovazione tecnologica fu l’uso di sistemi ingegneristici all’avanguardia che consentivano un ottimo controllo igrometrico (cioè dell’umidità nei sotterranei) e un importante progettazione antisismica con l’utilizzo di dissuasori, una tecnica che solo negli ultimi anni viene usata nelle costruzioni civili.

I dispositivi anti sismici denominati isolatori sono sistemi passivi che consentono di isolare la struttura dell’edificio dal moto del terreno, assobendo il movimento tellurico. Tali isolatori sono costituiti attraverso la divisione della struttura portante in porzioni separate fra loro da molle e neoprene.  Questi dispositivi furono adottati per la prima volta negli Stati Uniti d’America soltanto nel 1985.

Vista interna del bunker. In alto a sinistra ancoraggio dei dissuasori sismici a soffitto

Molti dei bunker realizzati nel XX secolo sono ad oggi diventati degli spazi sorprendenti. Quelli che un tempo venivano usati come rifugi antiatomici o per proteggersi dagli attacchi nemici, sono divenuti nel tempo spazi abbandonati e talvolta dimenticati. Sempre più spesso in vari paesi del mondo, numerosi architetti stanno affrontando la sfida di valorizzare questi luoghi, riesumare i miti e le leggende che li contraddistingono e convertirli in spazi sorprendenti per usi contemporanei come case, teatri, ristoranti, residenze, spazi di aggregazione e divertimento, di lusso e di cultura, rendendoli così noti e visitabili al pubblico.

Oltre alla musealizzazione del Bunker del Soratte, esiste una lunga casistica di riqualificazione dei bunker sotterranreo. Alcuni, pochi, esempi di queste trasformazioni sono di seguito citati:

  • in Italia, a Roè Volciano (piccolo comune della provincia di Brescia) è stato scoperto un rifugio che si sta trasformandolo in “opere d’arte” geologica ed è stata riaperta solo poco tempo fa al pubblico;
  • in Germania, a Medienbunker una torre antiaerea della Seconda Guerra Mondiale oggi è un teatro e uno spazio di co-working molto frequentato in città;
  • in Russia, a Mosca il bunker 42 da un vecchio rifugio antiatomico dal 2006 si è trasformato non solo in un museo della memoria ma anche in un ristorante, karaoke bar, un luogo per matrimoni e spazio per conferenze;
  • in Inghilterra, a Londra Il Zero Carbon Food a Clpaham North, 33 metri sotto il suolo la start up Zero Carbon Food ha trasformato un ex rifugio della Seconda Guerra Mondiale in una vera e propria fattoria sotterranea.

Essi dimostrano come le risorse trascurate dei nostri territori possa essere una opportunità per la contemporaneità. il caso del Soratte dimostra come l’azione decisa ed intelligente di un gruppo di volontari: nella riscoperta progressiva del bunker, nella ricerca dei materiali originali, nella creazione delle installazioni, nella organizzazioni delle visite guidate che possono avvenire ogni domenica,  e anche nella assistenza alla scrittura di questo articolo grazie al laureando Pietro Fiori. Il fatto che il primo animatore di quella azione sia oggi il sindaco di Sant’Oreste, nella figura dell’architetto Gregory Paoluccci, laureato a Sapienza con una tesi sul tema, è un segnale anche per altre situazioni. Diamoci da fare!

Francesca Di Bartolo | nITro

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