Enola Gay e i Mappamondi

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Luigi Ghirri | Casa Benati (1985) | Serie: Paesaggio italiano

Luigi Ghirri è un amico fraterno mai incontrato.

Me ne arrogo con umiltà e vergogna la fratellanza.

Semplicemente perché mi capita di chiedere spessissimo aiuto a lui.

Come a Michelucci, o a Lina Bo Bardi, come a Scarpa o a Borges, a Luigi Moretti o Pouillon, a Conrad o Stevenson.  A Truffaut o a Hitchcock. A Penna o a Montale, a Masaccio o a Piero, a Licini o a Fontana. E a tanti altri ovviamente.

Una genealogia di soccorso, di rifugio e di rilancio, per fare quei famosi tre, quattro passi indietro per provare a fare un migliore salto in avanti, come suggeriva Eduardo De Filippo.

Allora guardo le sue prime foto di cartine, Atlante (1973)

Poi guardo la foto della Scuola San Maurizio, o Casa Benati (1985)

E mi vengono in mente le cartine tridimensionali delle nostre Scuole.

E’ nostalgia direte.

Pura nostalgia.

Provo a difendermi.

Google maps è Enola Gay.

Ne vedo con chiarezza l’identica modalità percettiva-distruttiva.

“Friendly” nei nomi, devastanti negli effetti.

Non conosciamo il mondo, ci fa paura, siamo in guerra con lui.

Studiamo tecnologie straordinarie per averne una visione rapida, immediata risolutiva.

Una verità oggettiva e quindi ingannevole.

E distruttiva.

Se siamo terrorizzati dall’entrare in contatto fisico, tattile, sensitivo, con il reale, con il mondo, decidiamo di inventare un modo di “uniformarlo e semplificarlo”.

La bomba atomica è un’ enorme e terrificante semplificazione di un problema.

Provate voi da americani, sfiniti da anni di guerra, a comprendere la cultura giapponese.

Google map  è un’ enorme e terrificante semplificazione di un problema: l’impossibilità di conoscere il mondo rapidamente.

Allora lo rendiamo attraverso la tecnologia, perfettamente identico in ogni sua parte. Ogni luogo è identico: natura, tessuto, acqua, infrastrutture, deserto, ghiaccio.

Stop. Elenco concluso.

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Luigi Ghirri | dalla mostra “Project Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo”

Non è ricerca di verità, è ricerca di possesso.

È la differenza fra amare e possedere.

Cosa c’entra tutto questo con il mappamondo, la curva, le cartine tridimensionali e le sofisticatissime note su questi temi?

Anzi, cosa c’e di differente? In fondo anche loro sono semplificazioni.

C’è il toccare. Ecco cosa c’è.

C’è il gioco dell’accarezzare una sfera e farla girare, piano piano e poi velocemente, di bloccarla con un dito e dire: “voglio inventare una storia in questo posto qui!”, oppure “prendo un volo domani per questo posto”.

Del resto, se guardate le immagini della vera forma della terra, vedrete una sfera deformata e sgraziata, che ruota miracolosamente  e misteriosamente su un asse.

Google maps non è un gioco, è un Risiko pervasivo della mente senza medium.

Accarezzare una cartina tridimensionale ci regala il tema dei sensi, almeno in parte. Solo attraverso i sensi possiamo provare a comprendere l’anima dei luoghi. Perché i sensi sono direttamente collegati ai sogni, passano di li prima di arrivare al cervello.

La differenza fra vedere e guardare.

Un medium, un lavoro dell’uomo, un lavoro sui sensi, sulla sensualità, permette di vedere.

Ecco allora il perché dell’ostinazione di Ghirri su cartine e mappamondi.

Perché “la realtà è un enigma che si rivela con il cuore”.

Ed ecco perché ho la casa piena di mappamondi.

Gianluca Peluffo | co-writer

 

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