IL TETTO DEL MONDO. Come Buckminster Fuller ha racchiuso un mondo in una casa.

cover_silvia

Buckminster Fuller, Dymaxion Airocean Worldmap, via Buckminster Fuller Institute

“Se si vuole insegnare alla gente un nuovo modo di pensare, non preoccupatevi di cercare di insegnarglielo. Date loro invece un nuovo strumento, il cui uso porterà a nuovi modi di pensare.”[1]

Buckminster Fuller

Molti conoscono le opere dell’architetto che si rifanno all’uso della geometria delle cupole geodetiche, come ad esempio il famoso Padiglione Americano, realizzato in occasione dell’Expò di Montreal del 1967, tuttavia è meno noto che alla base delle ricerche di Fuller vi sono approfonditi studi, tra gli altri importante fu la Dymaxion Map, che venne brevettata nel 1943 e  poi riadattata nel 1954 sotto il titolo di The AirOcean World Map. La mappa mostrava la riproduzione del globo terrestre proiettata al di sopra di un icosaedro lievemente modificato,  che, a differenza di molte altre mappe che riproducevano il globo, presentava molte meno distorsioni nell’immagine, rendendo tale prodotto simile alla realtà: ogni faccia di questo poliedro è  una proiezione gnomonica[2], dunque ogni continente, regione o città è facilmente rintracciabile sulla mappa “stesa a terra”, rispetto alla sua posizione sul poliedro.

L’architetto ponderò attentamente come rappresentare il globo terrestre, volendo far concentrare l’attenzione sul fatto che la terra, malgrado i  numerosi conflitti interni, non è altro che un unico organismo vivente, circondato da acqua.

Osservando bene la Dymaxion Map si può notare come tutti continenti siano collegati tra loro, formando un’unica figura o elemento all’interno di uno specifico contesto. Sono state molte le rivisitazioni date alla Dymaxion Map nel corso del tempo  ed alcune sono risultate essere più fruttuose, in particolare quelle che hanno rappresentato il pianeta terra come un ecosistema unico, analizzato a diversi livelli, all’interno del quale vive l’uomo.

Questa infatti era il senso suggerito dal lavoro di Fuller, che nasceva in un mondo che aveva appena attraversato il conflitto derivato dalla seconda guerra mondiale, portando disordini a livello politico e mettendo in ginocchio diverse popolazioni.

Nel tempo, Buckminster Fuller  maturò una concezione sinergica ed ecologica del mondo, nel quale un individuo non è altro che è un elemento di un grande meccanismo con il quale entra costantemente in relazione, contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo dell’energia nel sistema.

Per Fuller l’atto del progettare  significa utilizzare e trasformare l’energia presente sulla Terra, per svilupparne concretamente i principi fisici e biologici che regolano la vita all’interno di questa nostra biosfera.

L’architetto “disegnatore, scienziato e conoscitore del futuro[3] nel realizzare le sue opere, si impegnò nel rispettare quella che è la prima legge naturale, ovvero il principio della minima energia per ottenere il massimo risultato, che Fuller citò come ” fare di meno per fare di più[4], principio che ha rappresentato il salto logico che portò l’architetto ad indagare il mondo più da vicino, in particolare creando un rispecchiamento sulla “casa dell’uomo”, ovvero una Dymaxion House.

Sicuramente oggi stupisce il fatto che tale architettura sia stata quasi abbandonata nel dimenticatoio, data l’importanza che gli studi relativi alla “Dymaxion” rappresentano oggi e al fatto che l’architettura di Fuller ancora oggi costituisca un valido esempio di approccio ecosostenibile e a basso costo, e considerato che la famosa mappa di Fuller prendeva i natali dalla riflessione di questo habitat umano.

immagine-b

Buckminster Fuller, The Dymaxion House, plan, via Archdaily

Costruita nel 1927 ed oggi conservata all’interno dell’Henry Ford Museum di Detroit, fu progettata  per venire incontro alla crisi degli alloggi e della scarsità di materie prime affrontate durante gli anni del dopo guerra[5]. Si compone di un enorme pilone centrale cavo, all’interno del quale sono alloggiati una fossa settica e il deposito di combustibile, e attorno al quale si sviluppa una pianta di forma esagonale.

L’intera struttura è sollevata da terra per mezzo di cavi di acciaio, agganciati al solaio e alla sommità del pilone proprio come fossero i bracci di un ombrello o i raggi di una ruota di bicicletta che riescono a sostenere il peso della casa, rendendola incredibilmente efficiente dal punto di vista della sicurezza contro i terremoti.[6]

Il nome dell’architettura è stato scelto proprio per il suo significato di dynamic-maximun-tension, ed il suo impianto architettonico, comprese le soluzioni edilizie, sono state regolate in base a principi molto simili a quelli che regolano la vita all’interno di una biosfera.

Si sono individuati a quattro concetti che hanno regolato lo sviluppo del progetto della Dymaxion:

  • Principio di adattamento: l’abitazione è stata progettata per resiste a qualsiasi tipo di clima, ambiente e terreno, dall’Arizona al Polo Nord, poiché grazie alla sua conformazione geometrica e all’utilizzo di pannelli in plexiglass per la realizzazione delle finestre, capaci di un elevato isolamento termico, essa riesce a trattenere il calore, mentre nelle stagioni estive la casa viene rinfrescata attraverso un accurato sistema di ventilazione naturale interna. Inoltre la Dymaxion è in grado di resistere ad eventi naturali catastrofici come i terremoti e gli uragani.
  • Autosufficienza energetica: il sostentamento energetico è garantito dalla parte più alta della pertica, che presenta delle lenti per captare l’energia solare e la luce. Allo stesso tempo delle turbine a vento posizionate sulla copertura generano energia che viene immagazzinata e sfruttata in seguito per l’utilizzo degli elettrodomestici.
  • Riciclo dei componenti: una delle grandi crisi che la popolazione americana dovette affrontare nel dopoguerra fu il riciclo dell’alluminio utilizzato nell’aereonautica militare. Fuller utilizzò alluminio riciclato dagli aerei per i pannelli della sua abitazione. Il solaio ed il tetto erano pensati, invece, per essere realizzati con delle gomme di pneumatici. Grande importanza venne data alla raccolta e recupero delle acque piovane, con speciali bagni in grado di utilizzare acqua riciclata e spruzzata come aerosol, mentre il wc fu progettato a secco.
  • Modularità degli elementi: questa dwelling machine[7] (dal costo di soli 3000 dollari se prodotta in serie) poteva essere assemblata in poche ore, trasportata per via area, smontabile e rimontabile ed estremamente flessibile anche nell’arredamento interno, grazie alla modularità di ogni suo elemento.

Il progetto della Dymaxion House venne definito “futurista” e avveniristico, non solo sul piano del risultato plastico formale, ma concretamente sul piano tecnico delle soluzioni edilizie. Un vero e proprio piccolo ecosistema fatto a misura d’uomo, la Dymaxion House appare come un mondo autonomo all’interno di un universo più grande (la terra), con il quale comunica e si relaziona attraverso un’osmosi continua, che gli dà sostentamento ed energia, al fine di garantire la vita e il benessere dell’uomo.  La sinergia[8] con la quale le componenti dell’architettura riuscivano a lavorare, rende l’opera di Fuller ancora oggi un esempio da studiare nel campo della sostenibilità edilizia.

immagine-c

Buckminster Fuller, The Dymaxion House, via Archdaily

Silvia Primavera | nITro

NOTE

[1] If you want to teach people a new way of thinking, don’t bother trying to teach them. Instead, give them a tool, the use of which will lead to new ways of thinking ”

[2] La proiezione gnomonica mostra tutti i cerchi massimi come linee rette, perciò la distanza più breve tra due località corrisponde a quella segnata sulla mappa. Questo è ottenuto mediante la proiezione, avente per centro il centro della Terra, della superficie della terra su di un piano tangente. – Fonte Wikipedia

[3] Così lo definisce la figlia Allegra Fuller Snyder, nel corso di un’intervista dedicata a Buckminster Fuller  sulla CBS.

[4] “That is the Dymaxion principle of doing ever more with ever less weight, time, and ergs per each given level of functional performance.” R. Buckminster fuller: Synergetics, Explorations in the Geometry of Thinking

[5] Il primo prototipo di Dymaxion House realizzato per affrontare questa particolare problematica fu la “Wichita House”, una versione raffinata dell’abitazione originale.

[6] Ad oggi l’Italia in particolare affronta la grave crisi dei terremoti che stanno colpendo il centro della penisola, colpendo duramente gli abitanti di quei territori. Studiare il sistema nella Dymaxion House per trovare nuove soluzioni al problema potrebbe solo che giovare alla situazione.

[7] Tradotto come “Abitazione – macchina” in relazione al fatto che con 3000 dollari, ovvero il prezzo necessario all’acquisto dell’abitazione, al tempo si poteva comprare una macchina

[8] sinergìa s. f. [dal gr. συνεργία o συνέργεια, der. di συνέργω «cooperare» (comp. di σύν «con, insieme» e ἔργω «operare, agire»)]. – Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati.

http://www.treccani.it/vocabolario/sinergia/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...