Onda Libera Scanzano

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“Noi non vogliamo trovare un posto in questa società,
ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto”

Mauro Rostagno

È con questo spirito che Libera – Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie è riuscita a restituire dignità ad un luogo mortificato dal potere mafioso.

Siamo a Scanzano Jonico, dove uno stabilimento confiscato alla criminalità organizzata diventa una piazza sul mare; uno spazio partecipato, sostenibile, inclusivo e accessibile, il cui scopo è di promuovere la cultura della legalità, la conoscenza e il rispetto per l’ambiente.
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Ne parliamo con Marina Leuzzi, progettista e direttrice dei lavori, co-founder dell’associazione MetriQuali e di Suhd Studio.

SM Come nasce il progetto? 

ML Una chiamata di un vecchio amico e collega. “Vogliamo aprire un lido, un lido speciale. Si chiamerà Onda Libera. È una sfida, un posto difficile, un posto mafioso. Ma ci vogliamo provare, e vogliamo che anche la struttura dia un segno di cambiamento rispetto agli obbrobri che distruggono le nostre meravigliose spiagge. Dev’essere un posto bello, ma anche eco-sostenibile. E dobbiamo farlo tutti insieme.
Noi con voi, con i migranti, con i volontari che verranno da tutta Italia, con i disabili, con i ragazzi delle comunità di recupero.
Non potevo dire che si.

Ci siamo lanciati in un progetto favoloso, ma difficile. E i risultati dell’azione su quel territorio devastato saranno ancora più difficili e a lungo termine.
La cosa più bella è stata la scelta dell’autocostruzione come pratica. Non ancora totalmente normata in Italia, ma perfetta per questa sfida di comunità.

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Ing. Marina Leuzzi

Pratica che ha messo a dura prova anche i più coinvolti e convinti. Le idee e la volontà si sono scontrati con un lavoro duro, sotto il sole. Tante ore di lavoro a contatto con amici, persone sconosciute e volontari, e con una direzione del cantiere e una squadra di autocostruttori di cui si sono dovuti fidare ciecamente e che non conoscevano. E soprattutto tutte donne.

SM Quali sono gli attori coinvolti? (partner e partecipanti)

ML Su questo lido sorgeva lo stabilimento balneare Lo Squalo Beach, confiscato alla criminalità organizzata il 29 settembre del 2011, durante l’operazione Octopus. Nel 2012 il bene viene affidato a LIBERA – Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie – per destinarlo ad uso sociale. Dall’estate 2015 il lido è gestito da una cooperativa sociale denominata “Società Cooperativa Sociale Onda Libera” di cui fanno parte anche due persone Down. La cooperativa è promossa da UISP (Unione Italiane Sport per Tutti) e da AIPD (Associazione Italiana Persone Down) in collaborazione con Libera.

Personalmente ho curato la progettazione e la direzione lavori, sostenuta dall’associazione Metriquali.

SM Come è stato strutturato il processo?

ML Prima di partire con il  progetto architettonico ci siamo dovuti conoscere. Conoscere il progetto, le persone che avrebbero partecipato, la loro visione di quello che avremmo realizzato.
La progettazione così diviene partecipata e si susseguono vari step di confronto fino al definitivo.

Fase fondamentale è stato spiegare cosa avrebbe comportato un processo di autocostruzione. L’impegno preciso e costante, seguire un cronoprogramma, seguire le norme minime di sicurezza, l’organizzazione del cantiere. Ovviamente in un cantiere partecipato molti poi sono gli imprevisti, i cambi di programma.

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Disegni di cantiere

Dopodiché si passa alla stesura degli esecutivi, reperimento materiale, stoccaggio e organizzazione del cantiere. Gli esecutivi e le fasi vengono spiegati agli autocostruttori e vengono tenuti in mostra in cantiere. Nel nostro caso erano stati appesi in una delle cabine recuperate dall’ex lido!

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Foto del cantiere

Spesso sono stati individuati per ogni fase di lavorazione un responsabile a cui venivano consegnati i disegni e le tavole da seguire, e un gruppo di volontari da coordinare. Il tutto è stato coordinato ed eseguito sotto la guida dell’ingegnere e della squadra che coadiuvava ogni operazione.

SM L’importanza del metodo: la vostra idea di autocostruzione e partecipazione. In questo caso il tema del selfmade si lega ai concetti di giustizia e legalità. Quali sono i legami con il territorio?

ML L’autocostruzione prevede che i futuri fruitori di ciò che si costruisce partecipino alla costruzione stessa e decidano anche aspetti progettuali e scelte in cantiere, ovviamente sempre guidate dai tecnici responsabili.

È un processo lungo, complesso che ha necessità di pazienza, dedizione, rispetto dell’altro, bisogna mettere in discussione se stessi e le proprie priorità. E bisogna fare insieme. E questo crea comunità,  integrazione e  riattivazione di una cittadinanza consapevole. Queste sono le basi per affermare giustizia e legalità.

SM La struttura ha funzioni unicamente balneari, o è legata anche ad altre attività?

ML La struttura non è solo un lido, ma è stata pensata come un laboratorio sociale di energie attive. Insieme ai servizi balneari costituiti da ombrelloni, sedie a sdraio e lettini e da una piccola ristorazione, “Onda Libera” intende creare uno spazio partecipato, sostenibile, inclusivo e accessibile per sensibilizzare gli ospiti alla promozione della cultura della legalità, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente con una attenzione particolare al recupero dei materiali riciclabili e all’uso consapevole dell’energia, alla promozione dell’integrazione umana e sociale, introducendo i temi dell’accoglienza e dell’inclusione sociale, alla attenzione verso i più piccoli, la terza età e i disabili, con attività di animazione ludico-motorie e con l’abbattimento delle barriere nel lido.

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Lido Onda Libera

Una piazza in cui tutti possano esercitarsi e dare spazio e vita alle proprie idee.

SM Quali tecniche costruttive avete utilizzato? Vi sono dettagli o particolari soluzioni a cui avete pensato?

ML Ci siamo fatti suggestionare dal nome del lido e della cooperativa sociale, Onda Libera. Un’onda libera appunto, e abbiamo pensato ad una struttura ombreggiante a doppio fuso, che ricrea un’onda, tema ripreso anche nelle decorazioni e colori dell’azzurro del mare e del giallo della meravigliosa sabbia di queste spiagge, integrandola perfettamente tra le dune del paesaggio.

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Dettaglio della copertura in legno

L’abbiamo pensata come un’onda che abbraccia tutta la struttura, che copre e protegge le attività principali del lido. In più c’è l’elemento del bar che è l’unico volume chiuso, il quale sporge, spuntando dall’onda ed è tutto proteso verso il mare, verso l’orizzonte, quasi come una prua di una nave, come un elemento simbolico che attraverso una finestra guarda verso l’orizzonte, verso un futuro diverso, anche se lontano ma sempre un po’ più vicino grazie proprio a questi momenti di condivisione.

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Area ristoro

A livello strutturale e tecnico la differenza di un cantiere di autocostruzione si vede già dal progetto, pensato non semplicemente a livello teorico e architettonico, ma in funzione della sua realizzazione da manodopera non specializzata.
Tutti gli elementi, dal pergolato al bar sono stati progettati e poi realizzati come assemblaggio di elementi strutturali già prefabbricati a terra, semplificando così sia il montaggio che lo smontaggio della struttura, limitando al minimo le operazioni in altezza, e di conseguenza i rischi per la sicurezza.
Il pergolato è costituito da portali che si susseguono connessi poi da travi preassemblate come controventatura.
Il bar è costituito da pannelli costruiti a sandwich e poi connessi tra di loro in opera, costituendo il volume.

SM Sostenibilità e circolarità: a stagione estiva terminata, quale destino è previsto per la struttura da voi realizzata?

ML La struttura è stata smontata dopo la stagione ed è stata rimontata a Maggio con delle novità e aggiunte alla struttura, per rispondere all’ampliamento delle attività e delle richieste.
Lo smontaggio è stato effettuato dagli stessi volontari in tre giorni e i componenti depositati in luogo protetto.

volantino

Noi ci siamo quest’anno, come volontari, perché non vogliamo smettere di guardare verso nuovi orizzonti.

Saverio Massaro | nITro

Marina Leuzzi, ingegnere edile-architetto, ha una formazione personale legata a dinamiche sociali e riqualificazione delle periferie urbane e professionale incentrata in parte sul restauro e l’archeologia industriale e in parte sulla sostenibilità tecnologica ed impiantistica, sviluppata in Danimarca. Si specializza successivamente in costruzioni in legno e riqualificazione/progettazione in zona sismica.

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