Cosmos | Don’t panic! Viaggio tra architettura e cosmo

#Cosmos cover. Graphic: Valerio Galeone

#Cosmos cover. Graphic: Valerio Galeone

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

(Douglas Adams, Guida Galattica per autostoppisti)

Chi di noi non ha provato una sensazione di panico e vertigine pensando al cosmo e alla sua immensità? Una sensazione che ci accomuna ai primi abitanti della terra, per i quali innalzare un menhir significò creare un ponte tra realtà terrena e una dimensione trascendente, identificata con la sfera celeste. Si trattò di un atto fondativo per un’architettura capace di essere rappresentazione di forze invisibili, e da esse plasmata e in-formata.

Millenni più tardi, nell’era dell’informazione, questo legame tra terra e cielo assume nuovi significati. Se il pensiero architettonico della modernità ha “inventato” la Terra, attraverso un processo di riduzione che ha trasformato il pianeta in un’entità bidimensionale astratta, resa una tabula rasa continua sopra la quale collocare oggetti, oggi le progressive scoperte scientifiche determinano un nuovo punto di vista completamente ribaltato, che tiene conto di una complessità superiore.

Una visione globale, fondata sui concetti di ecologia, complessità e interattività, sta mutando velocemente l’immaginario e lo scenario urbano a scala globale e ci pone davanti alla necessità, come afferma Franco Farinelli, di “reinventare la Terra” con strumenti e approcci radicalmente diversi. Questa sfida richiede un salto cognitivo al di fuori dei nostri abituali sistemi di riferimento e la conquista di una dimensione altra. E in questo nuovo scenario, che spazio occupa ciò che è sopra le nostre teste e che avvolge il nostro pianeta?

Rivolgendo lo sguardo al lontano passato potremmo comprendere come l’architettura possa tornare a fungere da mediatrice tra uomo e cosmo, a testimonianza di un ritrovato legame universale.

Francesca Porta BicFra

Illustrazione di Francesca Porta aka BicFra

Con questo numero di On/Off ci apprestiamo ad intraprendere un viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire nuovi modi di essere terrestri.

Come afferma Bill Anders, astronauta della missione Apollo 8, «Abbiamo fatto così tanta strada per arrivare sulla Luna, e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata la Terra».
Questo andare fuori per guardare la Terra con occhi diversi, come «un relitto nell’universo», implica un ritorno finalizzato a reinventarla, a rigenerare modelli e approcci. A un approccio lineare si va sostituendo l’idea di processo ciclico, che si articola in relazione ad un pensiero ecologico e sistemico.
Il cosmo costituisce un orizzonte complesso costituito da molteplici elementi, tanto naturali come le stelle, i pianeti, gli asteroidi per giungere fino alle nuvole, quanto artificiali, come i satelliti, gli shuttle, le navicelle e le stazioni spaziali. A interconnettere questi elementi, ci saranno diversi temi come il silenzio, il mistero, l’invisibile, il sublime, l’utopia, che scorreranno sotto le tracce dei testi, emergendo tra le righe e intrecciandosi di volta in volta per determinare nuovi corto-circuiti.
In questo viaggio esploreremo il rapporto tra ricerca scientifica e architettura, mettendo in evidenza la perdita del centro concettuale e spaziale, come caratteristica di ogni rivoluzione, che ci induce ad allontanarci da rassicuranti certezze, per porci nuovi quesiti e magari stimolare inediti percorsi di ricerca progettuale.
Non ci resta che partire ricordando le parole del direttore del Jet Propulsion Laboratory, Charles Elachi: “L’immaginazione è la nostra finestra verso il futuro: quello che facciamo avrà un significato profondo per le generazioni a venire. L’impatto dei vostri sforzi vanno oltre il 2020, o addirittura il 2050, si faranno sentire per i secoli che verranno. Siate audaci nella vostra visione di quello che potrà essere il domani, fate avanzare il limite delle possibilità. Pensiamo al futuro e lavoriamo insieme per realizzarlo”.

FIVE, FOUR, THREE, TWO, ONE...GO!

On/Off Magazine Editorial staff | nITro

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