Rifugi biodegradabili per abitare i Paduli

Nel cuore del Mediterraneo, muovendoci per il tacco d’Italia dal Mar Adriatico al Mar Jonio, attraversiamo un vasto ambito di paesaggio che prende il nome di Paduli: un’area di 5.500 ettari dominati dalla presenza unificante dell’ulivo e dei muretti a secco, pajare, masserie, motte, casini di caccia, cripte, dolmen, menhir, vore. Noto fin dal XVII secolo per la produzione di olio lampante, combustibile usato per l’illuminazione pubblica, il parco versa da tempo in uno stato di abbandono legato alla profonda crisi del settore agricolo e a una condizione di marginalità rispetto a un turismo tutto concentrato sulle coste adriatiche e ioniche salentine.

Dal 2003 ha avuto inizio un percorso partecipato, coordinato da LUA – Laboratorio Urbano Aperto, che ha visto il coinvolgimento di abitanti, istituzioni locali, associazioni e di esperti da tutta Italia, intorno a un’idea di parco agricolo in cui sperimentare nuove forme di neo-ruralità. L’obiettivo è stato promuovere una nuova visione sistemica dell’economia, della storia, dell’agricoltura e dell’accoglienza, ponendo al centro di ogni riflessione il “paesaggio rurale” nella sua duale accezione: quella produttiva e quella contemplativa.

Il laboratorio è stato condotto da trenta giovani organizzati in associazioni o gruppi informali, attraverso una serie di attività che spaziano dall’istituzione di un albergo diffuso (Nidificare i Paduli), all’organizzazione di forme alternative di mobilità, dall’individuazione di percorsi tematici alla promozione di strategie narrative per la valorizzazione dei beni comuni (Raccontare i Paduli), dalla diffusione di metodi biologici di produzione agricola alla messa in pratica di nuove formule legate alla cura dell’ambiente (Lampa! e Creature dei Paduli), fino alle pratiche di accoglienza e socialità.

L’idea ha così fatto crescere la consapevolezza del valore paesaggistico nei suoi abitanti e ha tracciato le linee guida per le strategie di sviluppo urbano nei Comuni che lo circondano, attraverso la redazione di un Programma Integrato di Rigenerazione Territoriale.

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Uliveto, Parco dei Paduli, courtesy of: LUA – Laboratorio Urbano Aperto

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Parco dei Paduli. Courtesy of: LUA – Laboratorio Urbano Aperto

Le attività finalizzate all’istituzione dell’albergo diffuso hanno avuto inizio nel 2013 con la prima edizione di Nidificare i Paduli, un concorso di idee legato ad un workshop di autocostruzione, giunto alla terza edizione, che ha visto ad oggi la realizzazione di cinque opere. Il concorso è finalizzato alla selezione di progetti e alla realizzazione di rifugi temporanei a basso costo, attraverso cui sperimentare linguaggi innovativi, adoperare le risorse e i materiali locali (paglia, canne – arundo donax, terra, foglie, legname di scarto dalla potatura degli ulivi, pietre, ecc) e riprendere le tecniche tradizionali, stabilendo nuovi rapporti con le tipologie di luoghi maggiormente presenti, quali: riparo naturale, nido, grotta, dolina, tana, avvallamento, torre.

Fin da subito la land art è sembrato essere l’ambito più adeguato a verificare la trasformabilità di un oliveto in un albergo diffuso, attraverso la progettazione e la costruzione di habitat biodegradabili: nidi per soggiorni temporanei, spazi per la meditazione, rifugi per esperienze immersive a stretto contatto con la natura, realizzati con i materiali di scarto dell’agricoltura. Le opere realizzate vengono messe a disposizione per accogliere turisti, ricercatori, studenti e viaggiatori che si muovono a piedi, in bicicletta o a cavallo, in un contesto che esalta l’agricoltura sostenibile, il consumo di prodotti locali e che contempla anche attività educative e ricreative.

I concorsi e le installazioni sostengono una strategia globale di potenziamento delle reti di connessione interne all’area del parco insieme a una serie di dispositivi informativi e narrativi disseminati nel territorio. Tale operazione rappresenta un connubio tra neoruralismo, pratiche di autocostruzione ecocompatibili e turismo ecosostenibile.

La prima edizione di Nidificare i Paduli 2013 ha visto la partecipazione di 38 progetti a livello nazionale e internazionale. Di questi, due sono risultati vincitori, premiati con un contributo di settemila euro.  Il progetto Lovo (primo classificato) è uno spazio etereo che avvolge il tronco di un ulivo attraverso due membrane, una più esterna e bianca evocante il guscio dell’uovo, e una più interna ed opaca a mo’ di tuorlo, che immerge il visitatore in un’atmosfera onirica e accogliente, garantita dalla luce delle lampade ad olio.

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Lovo, Parco dei Paduli, Ecrù Architetti, fonte: http://www.ecruarchitetti.it

Le reti per la raccolta delle olive, i sacchi di juta e i fili di nylon sono i tre elementi con cui è realizzato questo suggestivo rifugio, concepito per la meditazione e la contemplazione della natura. Il progetto lascia inoltre emergere il carattere stagionale e multifunzionale dell’agricoltura, infatti, le reti vengono riutilizzate nei mesi autunnali per la raccolta pubblica di olive nell’ambito del progetto Lampa!.

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Lovo, Parco dei Paduli, Ecrù Architetti, fonte: http://www.blog.20tag.ir

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vista interna Lovo, Parco dei Paduli, Ecrù Architetti, fonte: http://www.comune-info.net

Il progetto Il Nido dei Paduli (secondo classificato) avvolge idealmente l’albero, ponendosi quasi come un’eccezionalità della natura stessa. Costruito all’interno dell’uliveto pubblico, e realizzato con la tecnica dell’intreccio della canna comune che assicura alla struttura leggerezza e trasparenza, il progetto integra l’elemento arboreo in una dimensione onirica e contemplativa del paesaggio, disegnando uno spazio temporaneo accogliente e circolare, etereo e luminoso, ottenuto attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo impiegati nell’olivicoltura.

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Nido dei Paduli, San Cassiano, Architetti: Fascerra, Secchi, Pedrini, fonte: http://www.olioofficina.it

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Nido dei Paduli, San Cassiano, Architetti: Fascerra, Secchi, Pedrini, fonte: http://www.abitareipaduli.com

L’edizione 2014 ha visto lo svolgimento unicamente di un workshop gratuito, intitolato La Tana, svoltosi in continuità con il laboratorio di Creature dei Paduli e tenuto da uno speciale gruppo di faber magister (costituito da intrecciatori locali, un artista, un biologo e tre architetti), che ha portato alla realizzazione di un nuovo rifugio. Il risultato è frutto di un processo creativo che dialoga con i Paduli attraverso una lavorazione fatta di intrecci di canna comune (arundo donax), radici di ulivo ed altri materiali trovati sul posto. Si genera uno spazio a L che si innesta tra gli ulivi esistenti, i quali a loro volta fungono da sostegni per i due “cannocchiali” di incannucciata che indirizzano lo sguardo verso il cielo. La trama variabile delle canne e dei rami determina vari gradi di permeabilità visiva, interrotta parzialmente da aperture circolari dalle quali è possibile scorgere dal basso le chiome degli ulivi. L’installazione è parte integrante della natura e al tempo stesso regala al parco e ai suoi abitanti, una nuova culla all’interno della quale recarsi.

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modello in scala, La Tana, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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La Tana, Parco dei Paduli, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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vista interna La Tana, Parco dei Paduli, fonte: http://www.ilgorgo.com

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dettaglio, La Tana, Parco dei Paduli, Dem, fonte: http://www.ilgorgo.com

Nel 2015 la terza edizione del concorso riconosce il primo premio al progetto Nzhidda, una goccia sospesa tra le fronde, che accoglie il visitatore tra corde, canne e rami intrecciati. L’installazione interpreta poeticamente l’idea del rifugio attraverso una soluzione tecnica innovativa che propone due moduli sospesi da terra e aggrappati ai rami di un ulivo, due elementi metaforici che rievocano la forma di una goccia d’olio sospesa a mezz’aria. Questa metafora rivela un’interessante connessione tra l’idea dell’abitare nel bosco e la sua vocazione produttiva.

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, courtesy of: LUA – Laboratorio Urbano Aperto

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Nzhidda, Nidificare i Paduli 2015, 1° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

Il secondo classificato è l’Osservatorio dei sogni, un rifugio che nasce dal rapporto dialogico tra la materia minerale e quella vegetale, distinguendosi per la proposta di un ciclo completo di costruzione e decostruzione per fasi. L’opera si configura come un leggero diaframma inclinato, composto di rami intrecciati, che si avvolge su se stesso adagiandosi su una base di pietre montate a secco; quest’ultima gioca un ruolo chiave nel rivolgere “l’occhio” del rifugio verso nord-ovest, dove traguardare Vega, la stella più luminosa dell’estate.

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Osservatorio dei sogni, Nidificare i Paduli 2015, 2° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Osservatorio dei sogni, Nidificare i Paduli 2015, 2° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Osservatorio dei sogni, Nidificare i Paduli 2015, 2° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

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Osservatorio dei sogni, Nidificare i Paduli 2015, 2° premio, fonte: http://www.abitareipaduli.com

In tutti i casi citati, la progettazione e la realizzazione partecipata di questi piccoli habitat low-cost, interventi enzimatici di plugin design, agisce su due livelli: da un lato riscrivendo le funzioni dell’uliveto, attivando e intessendo nuove relazioni antropiche con questo luogo, e dall’altro agendo come fattore propulsivo nel promuovere il più ampio obiettivo di ritessere il complicato rapporto tra economia, storia, agricoltura e accoglienza, in una chiave culturale e eco-sostenibile. Per questa serie di fattori il Parco Agricolo dei Paduli è stato l’unico candidato italiano al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2014-2015 .

Grazie a questi micro spazi e alle più ampie strategie di valorizzazione che essi sottendono, il Parco oggi costituisce uno dei nodi più importanti nel fitto sistema d’interconnessioni a mobilità lenta che unisce i dieci comuni che lo delimitano. Le sperimentazioni condotte assumono un significato più profondo non solo nell’ottica del turismo sostenibile, ma soprattutto nella misura in cui la pratica artistica e la ricerca architettonica diventano strumenti a servizio di una rinnovata idea di paesaggio.

 Saverio Massaro | nITro

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