R-eCollocal. Situazionismi resilienti tra urbano e rurale

La realizzazione della società urbana richiede una pianificazione orientata verso i bisogni sociali, quelli della società urbana. Essa necessita una scienza della città (delle relazioni e correlazioni nella vita urbana). Queste condizioni sono necessarie ma non sufficienti. Una forza sociale e politica capace di mettere in opera questi mezzi (che non sono che mezzi) è ugualmente indispensabile. 

[Henry Lefebvre, Il diritto alla città, Marsilio Editore, Padova 1970]

R-eCollocal (Resilienza-Rigenerazione/Recupero-Riuso/Relazioni-Reti, ecosostenibile, Collettivo, locale) è una piattaforma di rigenerazione urbana dal basso per la costruzione partecipata di interventi urbani e territoriali, attraversando i diversi campi di architettura, urbanistica, design, arte relazionale, comunicazione, antropologia, semiotica. Un laboratorio e una bottega di co-progettazione in transito che permette di operare all’interno delle molteplici applicazioni dello spazio, dal quello materiale e fisico a quello immateriale e virtuale. Obiettivo di R-eCollocal è (ri)attivare i luoghi e gli spazi partendo dai bisogni e dalla partecipazione di abitanti e utenti.


Sapri è storicamente una frontiera di attraversamento, a confine tra Campania, Basilicata e Calabria, ultimo comune a sud nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Crocevia di popoli e merci, dal e verso il mare, dai monti e verso l’entroterra, luogo di scambio materiale e immateriale con un’identità mai del tutto definita. Importante scalo ferroviario fin dai primi del 900′, centro e riferimento dell’intera area geografica del sud Cilento. Da qui nasce il nostro processo.

Nostra idea centrale è quella della costruzione di situazioni: vale a dire la costruzione concreta di ambienti temporanei di vita, e la loro trasformazione in una qualità passionale superiore. Dobbiamo mettere a punto un intervento ordinato sui fattori complessi di due grandi componenti in perpetua azione reciproca: l’ornamento materiale della vita; i comportamenti che esso produce e lo mutano.

[Guy-E. Debord, Rapporto sulla costruzione delle situazioni…, Nautilus, Torino 1989]

Sentivamo il bisogno di trasformare la vita, il tempo e gli orizzonti relazionali, perciò abbiamo individuato la città e l’abitare, rispettivamente, come il campo e la pratica più diretta di incidere sulla realtà. A Sud i luoghi si relazionano con chi li abita, più che altrove. La vita urbana è parte della quotidianità. Ciò che manca è appunto un orizzonte immaginativo, sull’immaginario, utopico, che altro non è che una forma di riscatto nel costruire un’altro modo di vivere. Partendo dai luoghi, da chi li attraversa e li abita, da chi intende il suolo come bene comune, da chi oggi osserva la città da un angolo più complesso e relazionale, per costruire uno spazio di democrazia differente, eterogeneo e orizzontale, condiviso, mutuale e comune. Lo spazio pubblico è il campo di sperimentazione più incisivo e performativo in tal senso, dove si riflette la comunità, quella temporanea e dei flussi, e quella che abita il quotidiano. La contesa dello spazio viene intesa pertanto in termini di riappropriazione, dove l’arte e la convivialità diventano strumenti creativi e tattiche relazionali. Abitare significa per noi prendersi cura dei luoghi, liberando gli spazi per restituirli al vivere in comune. Aprire spazi di possibilità per le comunità a venire. Spazi di attraversamento e alleanze temporanee.

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Unendo un approccio transdisciplinare e militante, rizomatico e reticolare, siamo partiti dai margini, dall’abbandono, dai vuoti urbani, proponendo fin da subito un uso temporaneo altro, dello spazio e del tempo, condiviso. Abbiamo posto l’azione sui “Terzi luoghi”. “I terzi luoghi sono alcuni spazi della città dove non tutto è già deciso, dove non tutto è totalmente caotico e selvaggio, ma dove nemmeno tutto è già organizzato e pianificato. Dei luoghi dove una minima cura basta a lasciare spazio alla spontaneità, all’invenzione e all’innovazione. Si tratta, per dirla con Gilles Clément, di dare dignità politica all’indecisione” (Manifatture Knos / Incontri del terzo luogo). Si tratta, da una parte, di interventi di Tactical Urbanism e Instant Urbanism per la creazione di situazioni collettive, e dall’altra interventi di riuso di spazi chiusi dove avviare botteghe di saperi comuni con una progettualità quotidiana e a medio-lungo termine.

Workshop Intimità e collettività: il legame uomo paesaggio in scala 1:1

La cura dei luoghi passa anche attraverso il riuso di spazi pubblici. Dal riutilizzo di un’ex-falegnameria pubblica, analizzando i bisogni sociali degli abitanti, e trasformandoli in pratiche di aggregazione, mutualismo, collaborazione, scambio di saperi, diffusione di cultura e controcultura, fucine di creatività, DIY e making, nasce la BAM! Bottega Artistico Musicale. Uno spazio comune che unisce musicisti, architetti, designer, artisti, attivisti, fotografi, makers, figure legate al mondo della comunicazione, dell’innovazione e dell’inclusione sociale, della cooperazione, volontari e curiosi. Lo spazio è progettato e realizzato insieme a The Fab Hub ed è il risultato di un processo di indagine sociale scaturito dall’ascolto dei bisogni, da pratiche di co-progettazione, auto-costruzione e auto-gestione degli spazi.

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Altri interventi si pongono invece in rapporto con la Public Art e con l’Arte Relazionale. L’arte diviene strumento di trasformazione dei luoghi. Come afferma Antonio Negri, questi atti espressivi “si fanno comunità…Il bello si rivela come comune dentro la molteplicità dei soggetti che partecipano alla costruzione del mondo. Il bello non è l’atto di immaginare, ma un’immaginazione che diventa azione. L’arte in questo senso, è moltitudine”.

Un’area di circa 400 mq, adibita in parte al parcheggio di auto e sotto-utilizzata, viene trasformata in una piazza multifunzionale con spazi di sosta, gioco, cene di quartiere e diventa un riferimento per gli abitanti attraverso un processo di lettura interpretativa, ascolto, co-valutazione, co-progettazione auto-gestione. Un percorso di rete collaborativa, opera di una ricerca/azione per un processo di rivitalizzazione di spazi marginali, promosso da Cilento Labscape (modello integrato per l’attivazione di un Living Lab nel Parco Nazionale del Cilento) che vede il coinvolgimento del dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, il Comune di Sapri, la piattaforma ReCollocal, il festival Oltre il Muro, il collettivo Colla, il laboratorio The Fab Hub, studenti e abitanti.

La gente si preoccupa di ciò che è suo, di ciò che può trasformare, alterare, adattare e migliorare in base alle proprie esigenze. Deve poter agire sull’ambiente per renderlo e sentirlo veramente suo. Deve esserne responsabile in prima persona.

[Colin Ward, Anarchia come organizzazione, Elèuthera 2006]

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Gli spazi di riappropriazione collettiva sono anche orti urbani e giardini auto-gestiti. Il nucleo urbanistico originario della città di Sapri è composto da lotti con abitazioni sui margini, che affacciano sulla strada, e giardini interni. Oggi almeno 40 di questi giardini sono scomparsi dall’immaginario spaziale comune, e si pongono come eterotopie, come spazi altri della città. Sono spazi non considerati, vuoti. Essi sono invece rifugio di biodiversità e di opportunità. Sono spazi per l’educazione ambientale, per pratiche di agricoltura sociale, di auto-cosumo, di compostaggio, di una socialità “altra”, dove favorire forme di convivialità.

Che significa abitare territori rurali? Quali le forme per abitare i paesaggi rurali? Il tema, nel Cilento e a Sud, è aperto. Abitare un paesaggio rurale significa capire il significato autentico della ruralità, il rapporto storico tra terra e vita, tra terra e lavoro, tra terra e casa. I nostri territori rurali sono luoghi agricoli che vivono il quotidiano, ma anche l’abbandono, e l’attraversamento dei viaggiatori. Dobbiamo pensare nuove forme di abitare paesaggi rurali di vita e temporanei. Fuori dalla contemplazione, con le mani nella terra, per dare un significato re-attivo ai territori, conoscitivo, esperienziale e di reciproco scambio.

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guest writers: Liviano Mariella, Daniele De Stefano

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