DESIGN IPER-SOGGETTIVO. IL CASO FREITAG

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Per molti anni ho usato nella seconda o nella terza lezione del mio corso di Progettazione architettonica assistita a “Sapienza”, un esempio chiave.

Quello della automobile “Smart”. Eccola in Audio. Adesso ho deciso di cambiare, e vi spiego perché il più brevemente possibile: naturalmente questo “perché” ha parecchio a che vedere con questo numero che si chiama “TrashCash di  “On/Off” che potremmo tradurre in Monnezza/Moneta.

Allora il mio corso nel primo ciclo (degli otto in cui si organizza) si concentra sul concetto di “informazione” declinata sotto vari angoli. Il primo è cognitivo (che cosa è l’informazione? Come la possiamo definire.. e non vi annoio con la risposta). La seconda ha a che vedere con il “valore” dell’informazione dal punto di vista economico. Il terzo con il significato dell’informazione entro il mondo della comunicazione e infine alla sua presenza (per ora a livello molto epidermico) nell’architettura (e qui si parla di figure retoriche  di narrazione, di racconto).

Il corso va poi molto molto avanti, ma fermiamoci qui. Anzi, facciamo un passo indietro.. e torniamo al valore dell’informazione dal punto di vista economico. I miei studenti … tutti i miei studenti.. sanno rispondere alla domanda “Che cosa chiede ‘sempre’ una cassiera al supermercato?”. Voi forse sì, forse no.. ma la risposta e “Tessera!”. Si tratta di uno dei moltissimi esempi possibili per far capire come le informazioni contenute in questo caso nella  tessera punti del supermercato.. (sesso, età, grado di studio, indirizzo preferenze e soprattutto periodicità e tipo di acquisti, tutte informazioni registrate nella tessera via code bar sui prodotti del supermercato) abbiano un valore economico rilevante (perché valgono molto in problematiche di stoccaggio, di  messaggi pubblicitari, di marketing, eccetera).

Questo fatto porta con sé molti e molti altri… di cui è fondamentale ed è importante per capire l’epoca informatica, il concetto di “individualizzazione” del prodotto.

Già nel lontano anno luce 2001 scrissi un saggio che si chiamava “Nuove soggettvità” e che appunto illustrava, seriamente, come all’idea della “Nuova oggettività” del funzionalismo legata alla rivoluzione industriale, (un momento in cui si standardizzavano “oggettivamente” i bisogni e poi i prodotti), si era sostituito ai nostri giorni  un processo opposto di Individualizzazione e appunto alla Nuova Oggettività degli anni venti si era sostituita una Nuova Soggettività.

E veniamo ora alla Smart (così almeno un pezzo del racconto finalmente si capisce). La Smart era illustrata come prodotto della nuova soggettività ed usata in opposizione alla Ford T.

La Ford T era stata la prima macchina prodotta in serie in milioni di esemplari assolutamente identica e pensata per la famiglia tipo della nuova urbanizzazione americana. Henry Ford diceva addirittura, tanto per essere chiari: “Può essere di qualunque colore purché sia nera”.

Model T assembly at Trafford park (UK)

Ford T, photo by Motorcitymusclecars

Indi: standard, oggettività, ripetizione seriale, identica (e mille altre cose su cui non mi dilungo). E invece la Smart? La Smart è un prodotto della nuova soggettività. L’utente può scegliere tra una miriade di componenti tanto da compiere una grande personalizzazione: può progettarsela on line e anzi si può sostenere che quella macchina specifica neanche esista sino a che il processo di scelta non viene attivato! La macchina viene prodotta via le informazioni che viaggiano elettronicamente dal computer in cui opera l’utente al robot che la crea materialmente.

smart config

Configuratore Smart

L’esempio funzionava bene per far capire il ruolo economico dell’informazione perché nel prodotto Smart solo il 20 per cento circa è tecnicamente legato alla produzione manifatturiera industriale mentre tutto il resto è, in diverso modo e grado, legato all’informazione (dalla pubblicità ai robot ai software per gestire il processo ai designer coinvolti eccetera eccetera). Tutta questa informazione incapsulata dentro il prodotto  è naturalmente valore economico. D’altronde siamo nella Terza Ondata, come scrisse ormai molti anni fa Alvin Toffler.

Ma se noi pensiamo a monnezza/moneta…capiamo subito che l’esempio della Smart è inadeguato. Ed ecco perché da quest’anno lo cambierò nel corso con quanto qui vi  anticipo. Dobbiamo capire infatti come l’informazione e l’informatica possa creare oggi ricchezza e valore dai rifiuti.. dalla monnezza. Innescando di conseguenza un ciclo diverso. Allora ecco la storia e l’esempio di cui trattiamo quello della Freitag. Non mi dilungo, sul sito c’è tutto quello che serve. Ma fermiamoci su dei punti chiave.

Due giovani (Markus Freitag e Daniel Freitag, fratelli) hanno una grande idea! Ma guarda guarda questi teloni di plastica dei camion. Sono forti, colorati, impermeabili e spesso si buttano via ancora in buono stato almeno in molte parti! Si buttano via perché questa è la logica del consumo industriale (quello che ci sta portando ormai neanche tanto allegramente alla morte.. vedi bei pezzi anche di Italia per credere).

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Freitag photo by heartcorethomas on Instagram

Allora che pensano i nostri giovani?. “Sai che ti dico…ci facciamo delle borse a tracolla!”. E quindi le vanno a vendere nei mercati rionali degli oggettini. E invece no! Non vanno solo al mercatino, ma fanno progressivamente intervenire l’informatica. Perché l’informatica come spiego mille volte è il catalizzatore della nostra epoca.. è il valore aggiunto, è quello che crea valore.

Che fanno allora…creano dopo un poco un sito e in questo sito cosa succede? Iper soggettivazione è la risposta che è la chiave di tutto il processo. Non esistono due borse identiche!  Ma ogni borsa è un pezzo unico è un pezzo singolare. Chi va oggi  nel sito o in uno dei negozi sa di default che non esisterà nessuna altra borsa uguale.

Zurich_Freitag_Merchandise

Zurich_Freitag_Merchandise

E’ un pezzo unico. L’acquirente sceglie la sua borsa, come fosse un quadro, tra decine e decine disponibili e la ordina. Gliela recapitano a casa con un grande servizio di assistenza (pure troppo..) e poi ecco la chicca. La borsa è garantita a vita. Se dopo anni si scuce la riparano gratis. Costo della materia prima ormai quasi vicina allo zero (plastica di telone riciclata.. assomma ad alcuni centesimi tutto il resto, il 99 per cento è informazione) Abbiamo capito il Trash. Ed il Cash?

Quanto costa una borsa? Provare per credere .. costa un occhio della testa. Eccolo qui spiegato con un chiaro esempio il Cash. E siccome il mondo è grande e vario esiste un pubblico ed un business su cui vivono bene decine e decine di addetti. Trash Cash, appunto. E anche spirito di appartenenza: clan tribù villaggio! Come ben aveva intuito McLuhan che rilocalizzava nei piccoli gruppi i fenomeni solo apparentemente globalizzanti dell’informatica.  Ecco allora che i membri di questa semi apparente “follia” Freitag si riconoscono a vista, si capiscono, tendono ad apprezzarsi l’un l’altro di default come appartenenti ad uno stesso clan!.

Antonino Saggio | nITro

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