Co-gardens. L’agricoltura urbana come veicolo di condivisione e socializzazione

Nelle metropoli si sta ormai da diversi anni assistendo allo sviluppo sempre più numeroso di un importantissima realtà: gli orti urbani.  Questi spazi verdi combattono nel loro piccolo alcune problematiche che accomunano le città contemporanee: di fatto costituiscono dei polmoni verdi per le metropoli industrializzate, educano a pratiche ambientali sostenibili, rispondono all’esigenza di comunità e condivisione e offrono nuove possibilità alle categorie sociali emarginate. L’orto inoltre può costituire un’alternativa su piccola scala alla grande agricoltura intensiva. Ma i risvolti positivi in termini ambientali non si fermano esclusivamente agli esempi sopra citati, gli orti urbani contribuiscono spesso al recupero di aree degradate della città contemporanea e restituiscono aree sottratte all’ agricoltura a causa dell’ urbanizzazione incontrollata.

Illustrazione di Seeding the City, NPlan Changelab Solutions.

Illustrazione di Seeding the City, NPlan Changelab Solutions.

In Italia le coltivazioni orticole erano presenti all’interno delle aree urbane già dalla prima metà del XIX secolo. In molte città italiane, all’inizio degli anni ’40, gli orti cambiano nome e diventano “orti di guerra”.
 Essi servivano infatti al sostentamento delle famiglie che la guerra aveva portato sul lastrico. Finita la guerra iniziano le attività di ricostruzione: cresce il lavoro, crescono le industrie, la città si ingrandisce, il prezzo dei terreni fabbricabili sale e così il fenomeno degli orti urbani decresce significativamente.


Ma gli orti non spariscono del tutto, si spostano dai centri cittadini per ricomparire, spesso abusivamente, nelle periferie.
 Dopo questa fase, databile tra gli anni ’50 e ’60, il fenomeno degli orti urbani riprende vigore soprattutto nelle città industriali del nord, in particolare nelle aree periurbane, cioè in quelle zone di “transizione” tra città e campagna destinate storicamente ad accogliere determinate attività ( industrie, depositi, centrali del gas e dell’acqua, infrastrutture ferroviarie, ecc.) e che in quegli anni vengono inglobate all’interno delle città in crescita.

Sono queste zone caratterizzate da un diffuso degrado e dall’isolamento sociale tipici dei quartieri dell’estrema periferia cittadina. Qui saranno edificati i complessi abitativi destinati alla nuova manodopera industriale proveniente dal meridione e sarà proprio in queste aree che il fenomeno degli orti urbani avrà il suo massimo sviluppo. A partire da quegli anni, assieme a Torino e Milano, altri capoluoghi di provincia e molti altri comuni hanno messo a disposizione appezzamenti di terreno ed hanno riproposto l’esperienza degli orti mutandola sulla propria tipologia urbana ed in risposta alle dinamiche sociali delle loro comunità.

Il riconoscimento dell’importanza degli orti urbani e l’esigenza di contenerne gli aspetti di spontaneità e abusivismo si è tradotta poi nella redazione dei primi regolamenti, contenenti i criteri per l’assegnazione di aree orticole ai cittadini interessati da parte delle amministrazioni comunali.
Il primo regolamento italiano di orti sociali comunali è stato redatto a Modena nel 1980.

 

Orti individuali e sociali

In linea generale gli orti urbani si possono raggruppare in due categorie: quelli che nascono su iniziativa del singolo cittadino e quelli che nascono su scala più ampia su iniziativa di una associazione o di un istituzione.

Gli orti “domestici” seppur molto diffusi non sono caratterizzati da condivisione e socializzazione. Rispondono perlopiù a necessità personali del gruppo familiare, come ad esempio, disporre di frutta e verdura più sana, dalla certa provenienza e metodo di coltivazione, nonchè di un conseguente risparmio economico. Spesso nascono più semplicemente per hobbie. Solitamente vengono realizzati nel giardino di casa, sul terrazzo, o sul balcone.

Alla seconda categoria appartengono gli “Orti Sociali” o “Community Gardens” i quali si estendono su aree medio vaste, suddivise in lotti ben delimitati. Istituzioni, associazioni o comitati di cittadini contribuiscono alla formalizzazione di questi appezzamenti di terra per rispondere ad obbiettivi comuni per il miglioramento della città. Spesso nascono con lo scopo di recuperare aree degradate, quindi con finalità di riqualificazione urbana e riconversione. Uno dei primi esempi di questa tipologia di intervento, fonte di ispirazione di azioni future, è quello di New York e nello specifico nel quartiere problematico dell’ East New York.

Nel 1995 numerosi enti locali e organizzazioni cittadine hanno promosso un programma condiviso per valorizzare gli spazi vuoti del quartiere attivando interventi di rigenerazione urbana e recupero sociale. Ad oggi si può dire che ENY Farms ha contribuito attivamente alla conservazione degli spazi aperti del quartiere creando numerosi giardini comunitari.Da segnalare anche il Bando per la città di Milano “ColtivaMI” per l’assegnazione di 171 orti urbani ai cittadini con l’obiettivo di valorizzare gli spazi inutilizzati della città e recuperare le aree verdi, favorire la socializzazione tra i cittadini e stimolare una nuova educazione civica per l’ utilizzo corretto del territorio nel rispetto dell’ambiente.

In altri casi la conservazione, la valorizzazione e la tutela del patrimonio naturalistico di alcuni dei più importanti parchi urbani o regionali si avvale della partecipazione volontaria di associazioni, o singoli cittadini. E’ il caso di Boscoincittà e del Parco delle Cave entrambi i quali fanno parte del Parco Agricolo a Sud di Milano. Il suo impianto e gli ampliamenti successivi sono stati realizzati grazie alla partecipazione volontaria di migliaia di cittadini. Attualmente il parco è composto da 110 ettari di boschi, radure, sentieri, corsi d’acqua e orti urbani ed è curato dal Centro per la Forestazione Urbana, da obiettori in servizio civile e da volontari.

Il Parco delle Cave occupa un’area di 135 ettari caratterizzato dalla presenza di quattro laghi, eredità dell’ attività estrattiva di sabbie e ghiaie iniziata negli anni ’20, e da boschi, corsi d’acqua, orti urbani, un’area agricola e antiche cascine. Il parco si è sviluppato lentamente nell’arco degli ultimi 40 anni con il contributo determinante della cittadinanza locale e di varie associazioni oggi riunite nel Comitato di Salvaguardia del Parco delle Cave. In entrambi i parchi sono presenti orti urbani, circa trecento, ai quali i cittadini possono accedere attraverso un bando pubblico, l’ ultimo è stato nel 2008.

Un altra tipologia di orto urbano che favorisce la condivisione è l’orto aziendale. Il fenomeno dei “corporate garden” ha avuto origine nella Silicon Valley ed è in forte espansione negli Stati Uniti. Nelle grandi aziende come Google, Toyota, PepsiCo, Kohl, Aveda, i dipendenti possono dedicarsi alla coltivazione di ortaggi e frutta biologici negli spazi verdi di proprietà dell’azienda stessa. E’ stato riscontrato che tra i collaboratori aumenta l’armonia, il livello di soddisfazione e il senso di appartenenza aziendale, ci guadagna la salute grazie all’ esercizio fisico e al consumo di cibi sani, si risparmia tutti in qualche modo infatti il raccolto è consumato sia dai dipendenti a casa sia nella mensa aziendale.

Community Garden

Community Garden

Ma come può un singolo cittadino accedere a queste aree ? Si tratta in genere di piccoli lotti di terreno (tra i 40 e i 65 mq.) di proprietà comunale da adibire ad orti e giardinaggio ricreativo ed assegnati in comodato ai cittadini richiedenti. Le coltivazioni non hanno scopo di lucro e forniscono prodotti destinati al consumo familiare. I comuni pubblicano un bando per la concessione di queste aree per una durata temporale determinata, che possono andare dai tre ai nove anni.  All’interno il bando è solitamente diviso in categorie (anziani, famiglie, scuole o associazioni ) vengono elencati i requisiti che ciascuna categoria deve possedere per poter accedere alla concessione. Successivamente viene redatta una graduatoria la quale stabilisce l’ordine da seguire per assegnare gli orti disponibili. Dopo l’assegnazione gli orticoltori sottoscrivono un comodato d’ uso e l’accettazione del regolamento. 

L’importanza di queste iniziative dal punto di vista della condivisione è elevatissimo. Con queste attività i cittadini condividono un progetto comune, socializzano, scambiano esperienze e conoscenze e si identificano in un lavoro di gruppo. 

Orto Sociale dell’ Associazione Community Garden, Firenze

Orto Sociale dell’Associazione Community Garden, Firenze

Di seguito riporto l’ esperienza di un co-gardeners italiano il sig. Paolo Di Vito luogotenente dei Carabinieri in pensione che ha recentemente  ricevuto in concessione un orto urbano vicino all’ ospedale di Castel S. Pietro Terme (Bo).

ADP: Come è venuto in possesso della concessione del lotto?

PDV: Ho presentato domanda di assegnazione presso il comune di Castel San Pietro Terme, il quale da anni ha adibito a zone ortive due appezzamenti di terreno: uno lungo il fiume Sillaro nel capoluogo e l’altro lungo il torrente Quaderna nella frazione di Osteria Grande. L’area “Parco Lungosillaro” è suddivisa in 131 lotti di circa 60/64 mq ciascuno, mentre l’appezzamento “Osteria Grande” è composto da 63 lotti all’ incirca della stessa misura. 

ADP: Come funziona?

PDV: La domanda consiste in un autodichiarazione di conformità ai requisiti espressi dal bando, nella quale viene anche specificato per quale delle due aree si richiede il lotto. Si paga un canone forfettario annuale determinato con apposito atto della Giunta comunale di all’ incirca 30 euro nel quale è compreso il rimessaggio degli attrezzi, i contenitori per la raccolta dei rifiuti e l’ acqua, in più bisogna sottoscrivere una tessera del costo di 10 euro per poter usufruire di una assicurazione. Tutto quello che si produce rimane a chi lo coltiva.

La concessione del lotto ha validità 5 anni, secondo il calendario dell’annata agraria (11 novembre – 10 novembre). Entro il 30 settembre dell’anno di scadenza del contratto si può richiedere il rinnovo del contratto. L’amministrazione verifica la corretta conduzione dell’orto e, in caso di esito positivo, si ottiene il rinnovo. 

ADP: Come si presentava l’area definita dal bando prima di essere recuperata?

PDV: L’area è sempre stata parte del Parco Lungosillaro. Si tratta di un parco che si stende lungo il torrente Sillaro, affluente del Reno, che lambisce a sud-est la città. Anni fa un comitato cittadino ha fatto richiesta e ottenuto dal comune di destinare una porzione del parco all’attività ortiva.

ADP: Ci può raccontare la sua esperienza dal punto di vista della condivisione? Scambia pareri, esperienze, conoscenze con gli altri gardeners?

PDV: Io non sapevo fare niente, non conoscevo nulla in materia, ma chiedendo consigli ho pian piano imparato le cose principali che sono utili da sapere. E’ una cosa bellissima, la cosa più bella è che se un giorno eventualmente mi manca l’insalata, chiedo a quello a fianco e la prendo da lui, si condivide tutto. Oppure ad esempio ad Agosto dovevo partire e dovevo piantare i finocchi ed i cavolfiori ed una signora lì vicino si è proposta di piantarli lei per me, al mio ritorno ho trovato tutte le verdure piantate. La soddisfazione è altissima, è il primo anno che lo faccio ma quelli che ci sono da diversi anni spesso organizzano cene sociali, dove ognuno porta qualcosa da mangiare  e si trascorre la serata tutti insieme.

ADP: La consiglierebbe come esperienza?

PDV: Si, assolutamente. Andare all’orto e veder crescere le piante è una grandissima soddisfazione. Per non parlare poi dei sapori, sono sapori completamente differenti, non ci sono concimi, pesticidi, io non metto nulla, nessuno qui mette nulla.

Alla scala urbana individuare aree problematiche, degradate e in disuso nelle quali intervenire con azioni mirate di riconversione e riqualificazione significherebbe riattivare zone morte della città. L’orto costituirebbe un intervento poco oneroso, che “rinaturalizza” parti del tessuto urbano e che genera punti di socializzazione . Nella progettazione o manutenzione di parchi urbani, l’ assegnazione di porzioni destinate all’ agricoltura urbana semplificherebbe notevolmente la gestione.

Ma l’orto urbano oltre ad essere una soluzione intelligente per alcune problematiche della città contemporanea e per la gestione dei parchi, principalmente costituisce un catalizzatore di attività sociali, di collaborazione e condivisione. I cittadini scambiano esperienze e conoscenze, svolgono attività fisiche e recuperano il contatto con la natura. A queste aree bisognerebbe fornire spazi dedicati a servizio e supporto con funzioni sinergiche, come ad esempio mense, mercati e spazi per l’educazione.

Antonio De Pasquale | nITro

Sitografia

Articolo Michele Ciceri ,Orti Urbani e dintorni, http://www.ideegreen.it/orti-urbani-2-27126.html , 2013.

Sito Associazione Centro Forestazione Urbana, http://www.cfu.it/

Articolo Design Healty Communities, Originally printed by Faculty of the Built Environment, UNSW, Sydney, NSW, Australia ,http://designinghealthycommunities.org/role-community-gardens/,2012

Articolo Enciclopedia del Paesaggio Wikia, http://it.paesaggioix.wikia.com/wiki/Orti_urbani

Wikipedia, http://www.ortosociale.org/wiki/index.php?title=OrtiSociali

Articolo Romina Muccio, Coltivare in città: orti urbani in Italia, http://www.architetturaecosostenibile.it/curiosita/varie/coltivare-citta-orti-urbani-italia-551.html, 2013

PDF Barbara Fucci, Servizio Valorizzazione e Tutela del Paesaggio e degli Insediamenti Storici, Regione Emilia Romagna, Esempi di Orticoltura Urbana, 2010.

Linee guida per la concessione e l’ uso degli orti pubblici urbani, Comune di Udine, 2013.

http://www.nonsprecare.it/orti-urbani-in-italia-sono-21-milioni-i-contadini-di-citta

 

 

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