LA CITTA’ INTERATTIVA

Il  territorio è qualcosa di visibile, relativamente stabile e chiaramente delimitato.

La territorialità nella Psicologia Ambientale è un insieme di comportamenti e cognizioni di una persona o gruppo basati sulla percezione di possesso di uno spazio fisico. Per esempio, uno studente universitario tende a seguire le lezioni mettendosi regolarmente in una parte dell’aula. Questa è una forma di territorialità in un luogo in cui non esiste nessuna proprietà giuridica.

Gli aspetti psicologici legati alla territorialità sono la necessità di occupare un’area e stabilire un controllo su questa personalizzandola.  Esistono tre tipi di territori: primari (casa, ufficio), secondari (scuole, stanze d’albergo ecc.) e pubblici (strade, parchi ecc.). La mancanza di elementi di personalizzazione si traduce in un minore attaccamento al luogo e quindi un minore senso di protezione verso lo stesso. I territori pubblici, sono di norma quelli più difficili da personalizzare se non attraverso fenomeni di “marcatura”, come i graffiti sui muri, per lasciare segni che determinano la nostra appartenenza a quel territorio. Questi segni, però, risultano essere controproducenti, in quanto vanno solo a deteriorare l’immagine e la vivibilità di quel luogo, trasformandolo in un “non luogo”. Una territorialità ben definita è vitale per minimizzare l’aggressività poiché dà sicurezza agli individui sul  possesso dei propri spazi nel tempo, ed è, inoltre, uno dei fattori più importanti per aumentare la coesione ed il senso di identità comune all’interno del gruppo.

Agire in un territorio che viene sentito come proprio comporta una diminuzione dell’ansia e una maggiore autostima che si traducono in un aumento della perfomance dell’individuo.

Inoltre, in un ambiente caotico e rumoroso tendiamo a camminare più velocemente, a muoverci più in fretta, ad esplorare meno l’ambiente circostante, siamo meno interessati agli altri individui intorno e siamo portati a ragionare in modo più superficiale. Questa fatica intellettuale è dovuta principalmente alla saturazione cognitiva causata dai molteplici input che ci circondano, i quali non riescono a catturare la nostra attenzione poiché non ci rendono parte attiva del dialogo, diventando così elementi fastidiosi e fonti di stress.

Per questi motivi, risulta indispensabile rendere l’ambiente che ci circonda meno passivo, facilitando l’interazione uomo-luogo. In quest’ottica risulta utile usufruire, quindi, dell’Interaction design, una disciplina che appartiene all’ambito di ricerca dell’«interazione uomo-macchina-ambiente». Il mondo digitale viene, così, a formare l’anello di congiunzione tra l’uomo e ciò che lo circonda, diventando uno strumento fondamentale per la riqualificazione dei luoghi, per l’aumento della territorialità e dell’orientamento, per l’aumento del grado di soddisfazione e benessere dell’individuo e, quindi, per la diminuzione dello stress e di conseguenza dell’aggressività.

di Rosamaria Faralli

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