DIGITAL CLOCK DESIGN

Nascita ed evoluzione  degli orologi digitali in relazione alla nuova concezione del tempo

INFOorologi

Nella lingua inglese l’aggettivo “digital” ha un doppio significato: “a cifre” cioè con l’indicazione dell’orario con numeri anziché con le lancette analogiche e, in accezione elettronica, “cifrato” nel senso di linguaggio computerizzato come il codice binario.

Nell’era della “rivoluzione digitale” anche negli orologi si iniziano a ridiscutere gli assiomi fino ad allora dati per acquisiti. Nello specifico con l’utilizzo della tecnologia digitale si cercava di rispondere ad un’esigenza fondamentale: trovare un’alternativa alle lancette che erano fino a quel momento l’unico modo per rappresentare lo scorrere meccanico del tempo. E’ in quest’ottica che nascono i primi modelli digitali di orologio. Circa 40 anni fa,il marchio americano Hamilton in collaborazione con la Pulsar commercializza il primo da polso:  l’Hamilton Pulsar P1 ed era possibile acquistarlo per la cifra di 2.100 $ (valore attuale 11.400 $). Utilizzava un sistema LED (Light Emitting Diode ) dietro un display sintetico rosso, il tutto incassato in un quadrante d’oro 18 carati. Il display, costituito da un circuito complesso di 25 chip, richiedeva talmente tanta energia per il funzionamento che per azionarlo bisognava premere un pulsante posizionato sotto il quadrante. Le evoluzioni di questi primi modelli, testimoniano da subito la necessità di dotare l’orologio da polso di nuove funzioni rispondendo alla mutata concezione di tempo: All’idea di un tempo ora produttivo, ora ludico, ora di riposo – ubicato e regolato  – l’era dell’informazione […] sostituisce un intreccio che sovrappone i tempi e rende tutto disponibile sempre e ovunque (Saggio, 2007). Il primo passo del processo di evoluzione è segnato dall’aggiunta della calcolatrice, a partire dall’Hamilton Pulsar  Calculator (1976), passando per il CASIO c-80  Calculator (1980) con una linea più economica ed accessibile e la possibilità di rivolgersi ad una fetta di mercato più ampia. A testimonianza della sua visionarietà viene inserito in molte scene del film “Back to the Future”. A differenza del Pulsar il CASIO permetteva di spingere direttamente i tasti con le dita senza dover ricorrere allo stylus incorporato. L’aggiunta di funzioni non si è ovviamente fermata  alla calcolatrice. Il “segnare l’ora” diventa a questo punto un fatto quasi marginale e accessorio, confermando la tendenza a vedere il tempo come una dimensione ubiqua. Se l’orologio da oggetto meccanico e localizzato è diventato digitale e onnipresente, la nostra stessa concezione di tempo ne esce rivoluzionata (Saggio, 2007). Un’azienda che ha improntato la sua produzione su questa convinzione è CASIO che, piuttosto che produrre semplicemente una versione digitale  del convenzionale orologio meccanico, basò la sua strategia sul concetto che l’orologio da polso ideale dovesse essere qualcosa che mostrasse tutti gli aspetti del tempo attuale. Su questa base, l’azienda giapponese ha sviluppato un orologio che mostrava l’ora esatta includendo secondi, minuti, ora, data e perfino giorno della settimana (CASIOTRON, 1974). Tra i suoi cataloghi si scorgono modelli come: CASIO Game-10 (1978) che supportava cult della Nintendo come Super Mario Bros.  e The legend of Zelda;  la linea G-Shock (1983) ideata per scongiurare la visione dell’orologio come semplice gioiello in funzione di una radicalmente nuova che lo vede come uno strumento in grado di resistere a forti impatti o vibrazioni. Anche SEIKO si è impegnata nell’esplorazione di nuovi orizzonti, concependo il Tv Watch (1982) che permetteva di vedere la tv in broadcast su uno schermo LCD blue e grigio rompendone gli abituali confini domestici.

L’evoluzione  si conclude con l’ultima ibridazione rappresentata dall’Ipod Nano della Apple che con HEXwatch band scardina ogni precedente visione facendo di un Ipod con molteplici funzioni un orologio da polso personalizzabile. Il passaggio non è più quello di un orologio che ingloba altre funzionalità ma uno strumento che nasce come lettore mp3 e si appropria a pieno titolo della funzione di orologio da polso.

studio Human Since 1982 digital clock

Un’ultima interpretazione molto riuscita di orologio digitale è stata pensata da Emanuelsson e Bastian Bischoff (studio Human Since 1982). I due hanno creato un orologio che segna l’orario in cifre, quindi in “modo digitale” con la composizione di 24 orologi analogici classici collegati tra loro.

Note:

(Saggio, 2007):  Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Antonino Saggio, Carocci editore 2007

Luca Bregni + Antonio De Rosa

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