TRASH TO BRAND…SOLO MODA?

Nella moda così come nel design spesso si ha un ritorno al passato, rimandi e tendenze provenienti da periodi precedenti. Negli ultimi anni è forte la moda del vintage, così com’è forte un principio legato ad un passato non molto lontano, che riemerge trasformandosi nella pratica del riciclo.

I cambiamenti scaturiscono spesso da una crisi, ed è proprio in questo contesto di crisi economica che avanza l’esigenza del riciclo e del riuso.

Il riuso si basa sull’utilizzo di oggetti o materie che “normalmente” nella società consumistica contemporanea sono da considerarsi alla fine del loro ciclo di vita.

In passato si cercava di riparare ogni cosa, dare agli oggetti più possibilità, ciò era possibile perché essi erano concepiti in maniera differente, progettati e costruiti per resistere nel tempo e non per essere sostituiti periodicamente da un nuovo prodotto all’ultimo grido. La crisi che stiamo vivendo ci porta a ripensare, a mettere in discussione questa concezione, la parola riciclo diventa un must imposto dalle condizioni economiche, e dal cambiamento del nostro stile di vita.

Improvvisamente diventa chiaro a tutti l’importanza di creare un ciclo o meglio un ri-ciclo, from this end, to another end. Avere un metodo del genere vuol dire avere dei risparmi su tutti i fronti. Il riciclo rappresenta il processo di produzione più sensato ed economico, dovrebbe quindi essere la normalità. Le componenti di questo successo vanno ricercate nel fatto che questa filosofia unisce il rispetto ambientale, una più sana etica dei consumi e la riscoperta di un artigianato manifatturiero che spesso dà vita ad “oggetti” con caratteristiche intrinseche dei materiali che ne fanno “pezzi unici”.

La spazzatura, da ingombrante materia di scarto, diventa risorsa. I designer trasformano gli scarti in materia prima, che assumerà nuove e sorprendenti funzionalità.

Il riciclo creativo, si può dividere in due categorie: “RICICLATO PRE-CONSUMO”  rappresentato dagli scarti delle lavorazioni di materie prime e “RICICLO POST-CONSUMO” che utilizza i materiali usati.

Nella prima categoria rientra il progetto Trash to Trend, che ha l’obiettivo di riciclare gli scarti tessili per realizzare nuovi capi di tendenza. L’idea è della designer estone Reet Aus che, durante il dottorato, da’ vita ad una piattaforma in grado di mettere in contatto la Beximco, una delle più grandi industrie tessili del Bangladesh, con designer, stilisti ed aziende attente al tema della sostenibilità. Nasce un’ incubatrice di importanti informazioni come caratteristiche, tipologie, mappature e tecniche di recupero degli scarti tessili. Questo sistema evita alla Beximco di dover smaltire i rifiuti in discariche o inceneritori cinesi.

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Trash to Trend  è quindi un progetto di Upcycling, che rappresenta una concezione di design con il minore impatto ambientale possibile. Il materiale di base non viene trattato, ma usato così come si presenta… ne allunga la vita, creando la possibilità di dedicare maggiori energie per la ricerca di nuovi tessuti.

L’Upcycling riesce ad azzerare scarti e rifiuti industriali. Per creare qualcosa che guardi veramente al futuro, non basta l’utilizzo di materiali di riciclo, serve un’idea forte.

Bisognerebbe produrre qualcosa di realmente utile, creare degli oggetti che abbiano un’etica, che rappresentino qualcosa, e non solo l’immagine di una casa di moda o un atelier di design.

Gli eccessi consumistici, attivati da grandi multinazionali, avviano un circolo vizioso, una corsa all’acquisto che da’ come risultato una quantità di rifiuti sempre crescente, costituiti dai vecchi oggetti “non più in voga”. Trash to Trend prova a creare qualcosa di diverso, stoffe uniche unite da patchwork che raccontano una storia, caratterizzando una linea di abbigliamento, che improvvisamente non è più semplice merce da indossare, ma diventa qualcosa di più sentito che con maggiore difficoltà diverrà spazzatura.

Personalizzazione. È l’imperativo anche per la sedia Rememberme, progetto del designer Tobias Juretzek.

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Partendo da jeans e capi in cotone usati, quindi da un pensiero basato sul RICICLO POST-CONSUMO, crea una seduta con un processo di fabbricazione innovativo che non richiede nessun tipo di struttura, sistemi di fissaggio o colle. Il procedimento si avvale solo dell’utilizzo di una resina che solidifica i tessuti donandogli una nuova forma e funzione. La realizzazione coinvolge le persone, si possono infatti inviare i capi inutilizzati per creare il proprio oggetto. La sedia diventa così elemento unico e irripetibile, portatore di emozioni. Si attiva un processo in cui il riciclo e la personalizzazione sembrano sposarsi, dando vita ad un oggetto simbolico dotato di un’anima in cui la narrazione diventa la caratteristica principale: non si è più attratti solo dalla visione ma da quello che un oggetto così personale può raccontare di noi.

C’é un altro gruppo di designer che intraprende una strada importante, guidata dalla cultura della razionalizzazione delle risorse, che basa la propria attività sull’utilizzo e riutilizzo di materiali naturali e di recupero. Questa realtà tutta italiana prende il nome di Domozero, un contenitore nel quale confluiscono prodotti e idee, servizi e progetti mirati alla sostenibilità come filo conduttore di un nuovo modo di progettare, arredare, ideare e sensibilizzare.

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Domozero propone tre linee basate su materiali diversi, cartone ondulato per la creazione di una poltrona sferica, pallet riciclati per elementi di arredo, e soprattutto l’utilizzo delle vele nautiche usate, per produrre borse e pouf. In questo caso il problema di partenza è lo smaltimento delle vele usate, difatti essendo realizzate con materiali diversi ed estremamente tecnici (kevlar, plastiche, fibre di carbonio etc.), sono spesso classificate come rifiuto pericoloso e necessitano, di uno smaltimento dedicato. Domozero recupera le vele da velerie nei porti di Livorno e Fiumicino, oppure direttamente dai velisti che sperano che le loro vecchie vele non diventino “un rifiuto” ma che rivivano in un qualcosa di nuovo.

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Tutti i prodotti realizzati dall’utilizzo delle vele hanno alle spalle un attento studio sui tagli più adatti da operare, così da utilizzare al massimo la superficie velica, sfruttando la diversità della vela, per creare oggetti unici e in qualche modo irripetibili

Abbiamo due esempi forti di trasformazione di materiali di scarto  in capi di abbigliamento e oggetti di design. Dietro questi progetti è presente un’etica del materiale che sta alla base dell’ oggetto stesso.

L’etica diventa progetto vero e proprio grazie all’iniziativa di due giovani designer, che nella città di Brasilia, cercano di dare nuova vita al legno usato e abbandonato nelle discariche, tale idea rientra nella categoria del RICICLO POST-CONSUMO.

Nella periferia di Brasilia, Federica Corinto e Thiago Lucas Do Santos, insieme all’università di Brasilia, operano in una favela chiamata Estrutural. Qui l’unica risorsa per il sostentamento è una immensa discarica a cielo aperto, dove i cosiddetti catadores per sopravvivere raccolgono materiali per rivenderli e riciclarli. L’idea dei due eco-designer è un vero e proprio progetto sociale, in grado di  insegnare a produrre degli oggetti di design dal legno recuperato. Il livello delle lavorazioni è molto semplice, gli oggetti composti da pochi moduli sono tenuti insieme da semplici incastri, così tutti possono essere in grado di produrre un oggetto, in questo caso una seduta. La vita dei catadores dipende da quello che riescono a prendere e riciclare, il guadagno maggiore è dato dalla raccolta della plastica, cartone e metallo. I mobili realizzati dai catadores, non solo utilizzano il legno di scarto ricavando guadagni, ma trasformano anche le vite di persone che non hanno nulla. I ragazzi dell’ Estrutural  capiscono bene che non costruiscono sedie solo per un profitto, ma soprattutto perché questa è una possibilità sociale per l’intera comunità.

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Trasformando i materiali si può dunque dare il via a delle piccole rivoluzioni.

Per far ciò serve un obiettivo che abbia contenuti forti, non focalizzato solo sul guadagno personale. Il riciclo ha senso quando ha un’etica e non quando è utilizzato per moda.

Ci si deve muovere verso direzioni nuove, perché è giusto che sia così, lasciandosi trasportare dall’inventiva, che se ben canalizzata è in grado di cambiare e creare nuovi scenari, rendendo il mondo un posto migliore.

Luca Bregni + Giuseppe D’Emilio | nITro

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