ROMA CHIAMA, OPEN CITY RISPONDE

OHRoma

La storia millenaria della città di Roma ha generato un laboratorio di ricerca dell’architettura in grado d’attrarre l’interesse globale in ogni epoca. Eppure in una città in cui il passato imponente emerge nelle trame dei luoghi dove viviamo, lavoriamo e impariamo, ciò che di buono è stato costruito in tempi recenti spesso soffre di un complesso d’inferiorità nei confronti di questo background così importante.

Da qui l’obiettivo di Open City Roma, associazione no-profit nata nel 2010 dall’accordo con Open House London, ossia promuovere un modello di città pro-attiva grazie alla capacità della cittadinanza di recepire cambiamenti e sviluppi che avvengono globalmente riportandoli nella rete locale. Open City vuole innescare un circolo virtuoso intorno alla qualità degli spazi urbani, favorendo la comprensione dell’architettura di Roma e indurre a guardare edifici e spazi urbani da una prospettiva diversa, comunicando l’essenza del valore e della qualità a tutti coloro che li visitano.

Fondamentale in questo senso è stato Open House Roma, evento realizzato nella sua prima edizione nel weekend 05/06 maggio 2012, con lo scopo di incoraggiare ad una partecipazione più forte e attiva alla vita pubblica. In OHR, pubblico e privato, organizzazioni e singoli cittadini possono incontrarsi per analizzare lo stato dell’arte della qualità urbana, promuovere sinergie, proporre progetti puntuali, condividere strategie a lungo termine. Una rete attiva e trasversale di soggetti interessati a fare della propria città un ambiente più sostenibile, più efficiente, in cui riconoscersi. OHR non è un semplice evento estemporaneo, ma ambisce a costituirsi come piattaforma culturale che anno dopo anno vuole farsi promotore dell’incontro tra i vari soggetti che concorrono alla gestione e allo sviluppo della città.

Richard Rogers, architetto vincitore del Pritzker Prize nel 2007, afferma: “Open House è un’invenzione meravigliosa che cerca di abbattere la barriera tra la professione dell’architetto e il pubblico, spiegando cosa fanno gli architetti e in che modo gli edifici sono progettati e costruiti”.

Per meglio comprendere l’operato di Open City su Roma abbiamo intervistato Alessia Vitali, vice direttore dell’associazione:

– Come e quando nasce l’associazione culturale Open City Roma?

L’associazione culturale Open City Roma nasce nel marzo 2010. Eravamo, e speriamo di essere tutt’ora, giovani architetti tornati da esperienze lavorative in Spagna, Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Ci siamo incontrati e ci siamo capiti, sentivamo tutti la necessità di conservare e potenziare gli stimoli ricevuti nelle nostre vite passate fuori dall’Italia: persone, esperienze, culture da mettere a sistema tra rete locale e rete mondiale. L’organizzazione internazionale Open House Worldwide poteva rappresentare lo strumento più adatto ai nostri scopi. Nel 2009 abbiamo siglato l’accordo con l’organizzazione, la quale ha accolto la nostra candidatura a rappresentare Roma. Siamo così diventati parte di un grande circuito che vede numerose associazioni e fondazioni che declinano il format Open House in città come New York, Chicago, Helsinki, Melbourne, Tel  Aviv e Barcellona.


– Open City parla spesso di una modello di città pro-attiva. Il nostro gruppo di ricerca (Pro – Active Nitro) sostiene fortemente l’idea di una città che vede i suoi cittadini membri attivi del cambiamento e non passivi. Qual è l’aspetto della vostra associazione che rispecchia maggiormente questa caratteristica?

La partecipazione di cittadini e turisti è la ragion d’essere di Open House Roma. Nelle nostre comunicazioni non ci stanchiamo mai di ripetere: “Grazie a voi”. A quanti ci hanno aperto le loro case, a quanti hanno condiviso saperi e professionalità, a quanti hanno assistito alla apertura degli edifici, a quanti avendo creduto al progetto hanno dato le decisive autorizzazioni, e a quanti hanno visitato, guardato e vissuto Roma con noi in quei due giorni. Pro attivo è una modalità di reazione agli imprevisti, ma anche capacità di proposizione, di scommessa e di fiducia in nuovi modelli di sviluppo. Comunità, socialità, cittadinanza sono tutti per noi sinonimi di una scelta di condivisione e crescita comune. Aprire le porte del nostro spazio lavorativo e di quello domestico per accogliere gli altri: diversità (ancora una volta) messe a sistema.

– La nostra rivista si propone di promuovere la cosiddetta “architettura dal basso”: qual è il vostro approccio? come nasce e si sviluppa il vostro processo architettonico?

Open City Roma crede nel valore della comprensione partecipativa, che non vuol dire “bassa cultura”, ma cultura (arte e architettura) da apprezzare direttamente. Puntiamo su un rapporto diretto tra artefici del progetto, fortunati proprietari, e interessati visitatori, non conservando gerarchie e distacco, ma promuovendo generose e rispettose interazioni. Noi architetti, spesso, parliamo in “architettonese” armando (appunto!) un muro tra noi e quanti, architetti, non sono. Ci stupiamo che non comprendano le nostre scelte puriste e assolutiste, ma non ci sforziamo di mostrare loro, dal vero, gli esiti dei nostri progetti. Il grossista, i venditori ti mostrano il campione, lo puoi toccare, studiare, ti ci puoi abituare, non te lo raccontano. Open City Roma crede che il più grande motore propulsivo per l’architettura contemporanea sia il suo odore, il suo aspetto, la sensazione che al tatto o all’udito provoca. Toccare per fare (più architettura).


– Come descrivereste il vostro rapporto con la città di Roma? Qual è stata la risposta della città, inserita in un contesto culturale evidentemente diverso rispetto a Londra, Stati Uniti, Medio Oriente e Australia?

Roma, come ben sapete, è una città molto complessa: per quantità di beni culturali, di gestione, e al contrario, ma sempre parte di questa complessità, per scarsità di architetture contemporanee note o realizzate. Ci sono voluti grandi sforzi e la fiducia di quanti come noi hanno creduto che Open House Roma fosse un progetto innovativo, capace quindi di introdurre una nuova modalità di partecipazione e conoscenza della nostra città.

La prima edizione di Open House Roma ha visto una partecipazione di 26.000 visitatori, 350 volontari, 75 proprietari/gestori, 60 architetti. Roma ed i suoi cittadini hanno davvero superato le nostre aspettative.


– Roma ha ospitato per la prima volta Open House nel 2012. Quali sono state le vostre impressioni riguardo la risposta dei cittadini romani a un evento del genere e quali sono le vostre aspettative per il prossimo appuntamento di Open House Roma 2013?

I partecipanti all’evento hanno decisamente accolto e recepito il vero senso dell’iniziativa. Spostandoci da case private a sedi di istituzioni abbiamo sempre riscontrato il grande interesse e rispetto dei visitatori, e la grande ospitalità e soddisfazione degli ospiti. Il muro tra privato e pubblico, tra istituzioni e cittadinanza per due giorni si è abbattuto, si sono aperte finestre di condivisione, virtuali e reali. Attraverso il web e attraverso la stampa abbiamo cercato di coinvolgere il maggior numero di soggetti, muovendoci oltre il concetto di target, ma abbracciando quello di interesse condiviso per la propria città, che spesso è invisibile o negata.

La nuova edizione 2013 di Open House Roma  si terrà sempre nel primo weekend di maggio.  Quest’anno saranno aperti 170 siti, divisi in 7 aree. La nostra attività proprio in questi mesi è stata fervente: siamo stati impegnati nell’istituzione di nuove collaborazioni e partnership istituzionali e nel consolidamento di quelle delle scorso anno. Abbiamo infatti bisogno del supporto di tutte le istituzioni. Open House Roma non è solo una manifestazione ma vuole essere un nuovo motore di sviluppo sociale,economico e culturale.

– Cosa può offrire di nuovo alla città di Roma un’iniziativa come Open Mind?

Open Mind Roma nasce dalla passione per l’arte e la cultura partecipata. Open Mind Roma vuole ascoltare. Vuole ascoltare le voci degli outsider e dei pensieri meno visibili, vuole chiedere e domandare, vuole rispondere ed esporre. Creatività a confronto. Platee non ingessate, relatori a cui dare del “tu”. Questo è Open Mind Roma, eventi o happening nati per ascoltare con spontaneità e per proseguire il confronto con un bicchiere di vino tra persone interessate all’interessante atipico.

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– Quali saranno le future iniziative di Open City?

Il prossimo appuntamento segnato nella “moleskine” di Open City Roma è l’edizione 2013 di Open House Roma prevista per sabato 4 e domenica 5 maggio.

Open City Roma è una associazione oltre che culturale anche di ricerca, con un occhio puntato a quanto si muove nel mondo e quanto si muove nella nostra città. Ognuno di noi è impegnato personalmente in campi che tentano di coprire le molteplici declinazioni della sfera artistico-culturale-architettonica. Le nostre indagini proseguono su tematiche quali: comunicazione visiva, sostenibilità ambientale,economica e sociale, learning city, consciousness economy, comunità civica, valorizzazione del patrimonio artistico, nuovi modelli per il turismo.

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Link:

http://www.openhouseworldwide.org/index.php

http://www.openhouseroma.org/2013/

https://www.facebook.com/OpenHouseRM

 Donatella Finelli e Cristina Interdonato | nITro

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