
Ficaria 2025, Padiglione di contemplazione e meditazione per la Comunità di Fico, Autore Sicily lab: Davide Motta, Andrea di Santo, Antonino Saggio, Alessandra Antonini (foto). Committente Comune di Gioiosa Marea (Me) Tutti i dettagli al Sito
Come previsto, nel pomeriggio del 23 agosto è stato inaugurato Ficaria 2025: un padiglione collettivo di unione e contemplazione per la comunità di Fico, nei pressi di Gioiosa Guardia. L’opera è stata realizzata dal Sicily Lab su committenza del Comune di Gioiosa Marea. Tutti i dettagli sono disponibili sul sito ufficiale www.nitrosaggio.net/Ficaria2025/.
Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti di questo progetto. Si tratta della creazione di un vero e proprio “tempio contemporaneo”. La sua forma circolare richiama i circuiti megalitici (Stonehenge è l’esempio più noto) e la loro successiva evoluzione in templi circolari: dal tholos greco (celebre quello di Delfi) al Tempio di Vesta a Tivoli. Ficaria ne propone una rilettura attuale, consapevole del passato ma con “lo sguardo dritto e aperto nel futuro” (come direbbe Pierangelo Berti con Walter Benjamin). È insomma un piccolo Angelus Novus che assorbe la storia per scriverne un nuovo frammento.
Questa tensione tra passato e futuro non è solo forma, ma linguaggio e sensibilità di cui andiamo orgogliosi. Ed è architettura nel senso pieno: non un oggetto simbolico isolato, ma uno spazio con una funzione. La funzione è quella della contemplazione e della riflessione, ma anche quella dello stare insieme. Un grande tavolo e quattro sgabelli permettono di condividere momenti di convivialità: gioco, cibo, studio, progetti, letture. La forma più semplice, e insieme più autentica, del “fare comunità”.
Questo spirito è stato subito colto da un gruppo di abitanti di Fico, a cui il padiglione è stato ufficialmente donato. Sono già all’opera nell’organizzare una seconda inaugurazione, segno di un coinvolgimento vivo e spontaneo.
Qualcuno, non conoscendo la mia idea dell’architettura come nascita dell’informazione, potrà osservare: “Ma ci piove dentro, non è architettura!” Non è questa la sede per riassumere la spiegazione teorica. Qui voglio solo ricordare che, accanto ai miei più giovani amici, resto semplicemente un architetto: e insieme a loro anche muratore e falegname, seppure molto meno abile.
Il padiglione è biocompatibile al 98%. Fatta eccezione per il sistema di fondazione – due barre filettate in acciaio e un getto di cemento e sabbia, colato tra i due pannelli di base opposti che hanno funzionato da casseforme “naturali” – l’intera struttura è costruita in compensato marino. La forma complessiva, nell’alternanza tra vuoto e pieno, si compone attraverso un sistema di incastri, in cui ciascun pezzo si inserisce nell’asola dell’altro senza bisogno di collanti o fissaggi invasivi.
Infine una nota sul nome. Battezzando il padiglione Ficaria, volevamo dare nuova vita al toponimo della piccola frazione di Fico, ai piedi di Gioiosa Guardia. Ficaria ci era sembrato suonare bene, evocativo e armonioso. Solo in seguito abbiamo scoperto che è anche il nome di un fiore: un dettaglio che conferisce al padiglione, già pensato come spazio di unione e contemplazione, una nota tonda di leggerezza.
di Antonino Saggio | nITro