Elio Crifò, Cinzia Maccagnano, Alessandra Salamida, Antonio Putzu (fiati) “hanno creato la magia scenica dell’Infinito” come scrive la direttrice artistica Anna Ricciardi del Parco Archeologico di Tindari che ha voluto questa rappresentazione nel ciclo “il Sorriso degli Dei”. La piece teatrale è stata presentata per la prima volta in occasione dell’inagurazione del Tempio di Hestia nella Acropoli sul Monte Meliuso della città Greco Sicula di Hellas Gioiosa il 31 agosto 2025.
Elio Crifò è autore del testo da lui recitato, Anna Ricciardi ha liberamente rielaborato uno studio di Guglielmo Bilancioni (1) per il testo recitato da Cinzia Maccagno. Tutti gli artisti hanno lavorato al progetto congiuntamente.

ELIO
Cari spettatori, sono contento che siate così numerosi e, nello stesso tempo, ne sono molto sorpreso… perché gli Dei… sono storielline da ragazzi, sono fantasie di popoli antichi e ingenui, sono sciocchezze e, siccome conosco alcuni di voi, e so che siete persone e professionisti seri, di notevole abilità, intelligenza, cultura… mi meraviglia che perdiate il vostro tempo con noi. Come vi viene in mente di arrivare fin quassù, nel 2024, per ascoltare la storia della Dea Hestìa… e non siete rimasti, invece, a casa a vedere la vostra serie preferita su Netflix? Questo è il mistero sul quale riflettere stasera!
ANTONIO MUSICA che parte dolce, leggera, appena accennata per poi crescere sino al finale.
Stasera voglio prendervi per mano, uno a uno, e trasportarvi in un altro mondo! Se sprofondiamo nell’oscurità del passato e risaliamo fino a 9.000 anni fa, potremo intravedere altre luci, che illumineranno altre civiltà, altri modi di vivere, pensare e governare. Se risaliamo al 7.000 a.c. scopriamo la civiltà della Dea, una Civiltà evoluta e duratura, che si organizzava secondo un principio matrilineare e matristico ma, soprattutto, con regime egualitario e pacifico, sia all’interno della propria struttura sociale che verso gli altri popoli. Secondo l’archeologa Marija Gimbutas “Considerare l’economia di guerra un fattore connaturato alla condizione umana è un ipotesi priva di fondamento. La belligeranza e la costruzione di siti fortificati sono state effettivamente il pane quotidiano della maggioranza dei nostri antenati a partire dall’età del bronzo, tuttavia la situazione nel Paleolitico e nel Neolitico era ben diversa. Infatti non esistono rappresentazioni di armi usate contro esseri umani nei dipinti delle caverne, né sono stati ritrovati strumenti bellici per uccidere i loro simili in tutta l’antica Europa”. La Storia è venuta a mutare con le tre grandi invasioni dei popoli della steppa a partire dal 4.400 a.C., l’invasione dei Kurgan. “La Civiltà della Dea era focalizzata sul ciclo agricolo della nascita, morte e rigenerazione incarnati nel principio femminile, ovvero in una Madre Creatrice. L’ideologia Kurgan esaltava, invece, gli dei guerrieri, eroici e virili del cielo splendente e tuoneggiante. Se le armi erano inesistenti per l’Europa antica, il pugnale e l’ascia di battaglia sono i simboli dominanti dei Kurgan che glorificavano il potere della lama affilata”.
ANTONIO FINE M

Il problema di questa cultura Kurgan è che… non prevede un equilibrio tra maschile e femminile del Mondo ma una supremazia del primo che assoggetta e annienta il secondo. Il problema successivo è che, dapprima, tale ideologia si è imposta con la violenza, poi… è scivolata sotto pelle, si è resa invisibile innestandosi come ovvietà sociale e, così la guerra, la violenza, le armi, gli eserciti… sono diventati connaturati alla vita umana… e questa convinzione, che reputiamo una pratica verità, in realtà è una falsità, una falsità di quelle che trascinano intere Civiltà… negli abissi dell’inciviltà!
La cultura Kurgan impera maldestramente tra noi ma non la vediamo… perché si trasforma di epoca in epoca. Nel XX secolo si è mutata in cultura Conad, in società supermercato, ove tutto è vendita. Non si adora più il taglio della lama ma la strisciata della carta di credito. Il nuovo Dio non uccide con la visibile lama della spada ma con l’invisibile mancanza di denaro. Non la vediamo questa cultura perché viviamo immersi in un mondo di pace. Anche se facciamo le guerre… sono guerre di pace, non si fanno più guerre per la guerra, solo guerre per la pace, siamo pieni di guerre per la pace ed è strano che non ci sia mai nessuno che non faccia la pace per la guerra!
Così noi, stretti da una parte dalla cultura Kurgan che ci fa essere aggressivi e squilibrati e, dall’altra, dalla cultura conad che ci rende insignificante merce da magazzino, veniamo stritolati in una morsa infernale!
Per liberarci da questa morsa ci può venire in soccorso il ricordarci che eravamo Dei e che la divinità alberga in noi!
ANTONIO
Musica rituale/ evocativa
CINZIA
Sono Hestia figlia di Kronos. Io sono da sempre prima di ogni Tempo,
fuori da ogni Tempo , oltre ogni Tempo.
Sono l’ Eterno.
Antonio
Musica più ritmata
Sono la Tredicesima Dea, la dea del Fuoco sacro: discesi dall’Olimpo per
abitare la terra dove il Mio Fuoco deve restare eterno!
Non c’è dimora, casa, tempio che possa ritenersi consacrato senza la mia
fiamma ardente.
Sono stata designata da mio fratello Zeus ad essere la luce che illumina
l’uomo, la sua casa interiore, la sua ascesi propiziatoria. Il mio fuoco non
erutta dalle viscere della terra, non arroventa e fonde il metallo con la
maestria di Efesto, ma è il fuoco che scalda, alimenta, che snatura la forza
della hubris, è il fuoco che assicura la vita stessa.
Scelsi a differenza degli altri dei miei fratelli, di non avere alcun legame
con le cose materiali e terrene, non partecipo di guerre, di desideri
d’amore, della vanità, della politica, della smania di potere: io sono pura.
Nessuno conosce il mio volto. Nessuno ha svelato il mio corpo ..io sono
colei che non si vede ma si sente, si sente negli aliti dei venti, si sente nel
crepitìo della fiamma, nell’odore sacro del suo fumo, sono il soffio,
pneuma nell’anima degli uomini.
ELIO
Hestia, tu che curi la sacra casa del Signore Apollo, Colui che colpisce da
lontano, nella divina Pito, con dolce olio che sempre gocciola dalle tue
chiome, vieni ora in questa città, vieni, Tu che hai una sola mente con
Zeus sapientissimo, avvicinati e concedi grazia al mio canto.” (Inno
Omerico 24 a Hestia).
CINZIA
Oggi riemergo da questo tempio, dove arse il fuoco sacro del pritanèo,
scelsi di abitare questi luoghi dove non esiste tempo, dove regna il
silenzio, dove risiede l’ordine del mondo.
Fui io a insegnare agli uomini la costruzione delle case, anche agli uomini
di Tyndaris, di Abakainon, di Alesa, di Hellas Gioiosa: e ognuno ha
posto un santuario in ogni città, con onori e sacrifici a protezione della
famiglia e della sua discendenza.
Cosa sarebbe la vostra vita senza lo spirito? Nessun uomo mai, nemmeno
lo stratega più scellerato, il dittatore più spietato, l’uomo più vile che ha
mascherato di buone intenzioni il suo egoistico piacere ha mai potuto
liberarsi, seppur fuggendo dalla Coscienza.
Chi ha preteso di alimentare la dissennatezza è stato perseguitato dalle
Erinni: ricorda la giustizia è di questo mondo finchè un solo uomo sarà capace di tenere vivo il suo Fuoco, finchè un solo uomo sarà capace di
tenermi viva!
Io sarò accanto a voi, accanto a te ogni volta che la tua azione è virtuosa,
ogni volta che traccerai la strada della rinascita, io sarò lì come direzione
ineluttabile dello spazio, ogni volta che riedificherai dalle macerie della tua
guerra, io sarò lì come radice imperitura della terra: tu sarai invincibile
contro ogni male, contro ogni tentazione, perché il mio fuoco acceso
dentro e fuori di te è saldezza ferma dell’Essenza.
ELIO
Hestia è la personificazione del focolare domestico, il suo nome si
riconnette con la radice ues- “bruciare, risplendere”. E’ una fiamma nobile
e pura come la Dea che lo presiede. La santità del focolare è un tema caro
a tutti i popoli dell’antichità, a noi invece, risulta estraneo. Qualcuno di noi,
al massimo, si fa benedire casa da un prete… ma niente di più, non si ha il
concetto che nelle case esista un’energia costantemente presente,
un’energia che condiziona avvenimenti, comportamenti e destini di coloro
che vi abitano, un’energia con la quale bisogna rapportarsi, relazionarsi,
fare i conti.
Estia è una Dea che non parla, o meglio, parla… senza parlare. È attraverso
i suoi silenzi che dice ciò che deve dire, che si rende presente. Non è
parola di Dio ma silenzio di Dio.
Estia e suo nipote Ermes sono vergini, la Madonna vergine, la madre di
Mitra vergine, le Vestali vergini, le suore, i preti vergini… ma la verginità
ha un valore? Cos’è esattamente la verginità? C’è connessione tra purezza
e verginità? Sono la stessa cosa? Nel mondo cristiano sì, in quello greco
no! La sessualità non contamina la purezza, se non in ambito sacro e
religioso. Solo per le sacerdotesse era quindi, dote da preservare, fino alla
fine della loro funzione di sacerdotesse, poi, dopo 30 anni di sacerdozio,
una volta “in pensione”, erano libere di fare quel che volevano. Ben altra
visione quella delle religioni che impongono, o hanno imposto, non solo ai
sacerdoti, ma all’intera popolazione, la verginità prima del matrimonio e la
fedeltà dopo di esso. Il termine “vergine”, in lingua ebraica, significa in
realtà “giovane donna”, nel pieno della sua vita, pronta a generare e non
come colei che ancora non ha conosciuto uomo. Lo stesso significato vigeva anche per Greci e Romani, quindi, il concetto che abbiamo noi di
verginità è un concetto deformato. E se pensiamo che le tre grandi
religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo, hanno fatto
della verginità sessuale un’ossessione culturale, possiamo renderci conto
di quante deformazioni ci portiamo dentro!
Il mondo egizio, etrusco, greco e romano c’insegnano che la verginità, in
quanto purezza, non è qualcosa che puoi perdere ma che guadagni col
tempo; non è qualcosa legata alla carne ma all’anima, è lo Spirito che
dev’essere puro per godere a pieno la vita. Qualunque cosa tu compia con
Spirito puro, essa risplende della luce divina.
ANTONIO
Musica rituale ( Elio potrebbe intanto compiere il rito )
CINZIA
Ecco che sia compia in eterno il mio rito:
Su ogni altare
Venga riposta cenere e dei carboni ardenti. Si mantenga acceso il fuoco
sacro giorno e notte.
Sventura per la casa dove il fuoco si spenga!
Che sia alimentato da legni scelti, affinché il fuoco sia puro; nulla di
sudicio deve essere gettato in questo fuoco e nessuna azione colpevole può
esser commessa alla sua presenza. Ogni famiglia, al passare dell’anno,
estingua il suo fuoco sacro per riaccenderne subito un altro, ma senza
impiegare pietra focaia o ferro, ma soltanto il raggio solare che provochino
una scintilla…
Ogni uomo, Prima di uscire di casa, o appena tornato, prima di abbracciare
la moglie e i figli, renda omaggio al mio focolare, chiedendo prosperità e
salute al fuoco, che è eterno, bello, e sempre giovane, ricco, capace di
nutrire, forte e protettivo.
«O tu che hai l’eccelsa forza per sempre indistruttibile di Zeus,
parte degli astri, del Sole e della Luna,
che tutto domi, spirante fuoco, scintilla per tutti i viventi,
Etere che splendi in alto,apportatore di luce, rilucente di stelle,
invocando ti supplico di essere temperato e sereno”.
Non vi è sacrificio, infatti, senza fuoco, né fuoco senza sacrificio.
Sacrificate al mio altare animali: l’ olio, incenso, grani d’orzo, canapa e
alloro,e il vino resinoso fanno rilucere la mia essenza.
Per tre volte viene irrorato con il Nettare il fuoco ardente, e per tre volte la
fiamma illumina il colmo del tetto. «Ter
liquido ardentem perfudit nectare Vestam / ter flamma ad summum tecti
subjecta reluxit»
(Virgilio, Georgiche, IV 384-385).
Ecco che si vedrà la lingua di fumo toccare il cielo, l’Axis mundi ha
compiuto il suo abbraccio con il Cosmo. Il mio grembo è il punto medio
fra incalcolabili distanze: fra le stelle più lucenti e il Tartaro più oscuro, che
dista dalla terra quanto la terra dista dal cielo.
Ecco perché io sono la guardiana della polis, i coloni venivano dalla città
madre per prendere il sacro fuoco al centro del mio tempio e per fondare
così il proprio pritaneo.È così che Enea portò da Troia il fuoco sacro nel
tempio rotondo del Foro.
Ma ancor più le suppliche mi giunsero, come quella di Alcesti
Quanto in casa ella fece, odi, e stupisci.
Quando giungere vide il giorno estremo,
volonterosa, le pure membra
lavò nella corrente acqua; e dall’arche
di cedro, vesti ed ornamenti trasse,
e s’abbigliò compostamente e così pronunciò
“Ora che ai regni sotterranei scendo,
quest’ultima preghiera, o Dea, ti volgo.
Proteggi i figli miei. Fida sposa
unisci a mio figlio : un generoso sposo a mia figlia.
E non come io, lor madre, muoio,
muoiano innanzi tempo i figli miei;
ma nella patria vivano felici”
Alcesti venne riportata in vita da Eraclea perché ingiusto sarebbe stato il
suo destino, ingiusto sacrificare la sua vita per l’immortalità di Admeto,
suo marito. e io restituisco giustizia estrema a chi ha subíto l’indicibile,
perché mantengo stabile l’ ordine delle cose.
ELIO
Gli Dei mantengono stabile l’ordine delle cose, sì è così! Gli Dei non sono
altro che una personificazione delle energie cosmiche: Poseidone è
l’energia delle acque, Demetra l’energia della terra, Estìa del fuoco, Atena
del potere della Conoscenza, Venere e Apollo l’energia della seduzione,
maschile e femminile. La seduzione scatena una forza irresistibile
chiamata attrazione e, dall’attrazione tra maschile e femminile si genera il
più grande di tutti i misteri, la vita. L’attrazione…
ANTONIO
Musica suadente ma sensuale, che procede lenta con movimenti a spirale,
come un serpente.
ELIO
l’attrazione scaturisce dal senso di piacere che ne deriva quando
raggiungiamo l’unione con la fonte dell’attrazione. La forza seduttrice del
piacere non ha eguali né rivali, l’animo umano sfreccia naturalmente verso
di esso come una moto verso la libertà. Il termine piacere deriva dal latino
placere, che significa appunto piacere ma anche approvare ciò che è
giusto e opportuno. Il piacere è la cosa più importante che esista, è la
dimensione più vicina a Dio, attraverso di esso conosciamo il nostro
Spirito e ci possiamo elevare al cielo perché l’eros sublima i corpi come
adorazione di un mistero divino!
Ogni oggetto di piacere, però, può diventare un dolore infernale. E’
l’energia delle persone che praticano quel piacere a causare la
trasformazione del piacere in sofferenza, ognuno di noi immette nelle cose
che fa, ciò che è e ciò che sa!
I neurologi hanno scoperto che sacro e profano s’intrecciano nel nostro
cervello, in quanto l’area cerebrale coinvolta nell’esperienza orgasmica
coincide con quella coinvolta nella meditazione spirituale. Siamo un
tutt’uno con Dio quando viviamo la grande sessualità erotica… perché
quando il fiume maschile arriva a fecondare la terra femminile, allora il
cielo e la terra, l’invisibile e il visibile, l’alto e il basso, la luce e la materia
si toccano e si fondono nella carne di una nuova discendenza; allora irrompe la luce sfolgorante della vita che illumina la notte uterina, come i
fuochi d’artificio nelle notti di festa, ed è proprio in questa magica
esplosione che tutti noi siamo stati creati, è in questa festa di luce che
ognuno di noi viene concepito!
ANTONIO FINE M
CINZIA
Non abbattevi quando pensate che tutto sia giunto all’ineluttabile, quando
pensate che nulla scuoterá il cattivo fato: c è dentro di voi come nel fuoco
il segreto di una energia che prende vita dalla vita, e la innerva, la innalza e
la significa. Guardate il fuoco quando, ripiegato su se stesso sembra morire
ma irrorato dall’ interno riprende forza e danza la sua danza vorticosa.
Siate Coraggio e Umiltà, concentrazione e distribuzione compensata,
delicata durezza e diligenza quotidiana. Il coraggio di essere e la fluidità
del divenire il il fondato sussistere e il composto consistere.
Vi dono il fuoco interiore capace di unire meditazione e azione, e con il
suo calore, che trasmette prossimità e appartenenza, alcuni,
consapevoli, potranno anche essere operanti nelle trasformazioni. Anche
quando sentite il peso dell’inerte, di ciò che sembra non accadere più ,
sappiate riconoscere
le energie del divenire, accettando ciò che esiste..
«La felicità è
desiderare quello che si ha. E la felicità è
massima energia, nella purezza del permanente. Siate come me, voi che
disperate per la vostra sorte, Signori della dispense, delle scorte della vostra
casa, il tesoro della vostra Città.
La trasmissione del fuoco contiene in sé il segreto della conservazione e
della rigenerazione periodica dell’energia. E la purezza intangibile significa
autonomia che per esistere deve serbarsi intatta.
L’intera nostra vita è servizio divino, La vita quotidiana è un compito
sacerdotale, Non dobbiamo occuparci di nient’altro che del mantenimento
di una fiamma sacrale e misteriosa – una fiamma doppia, sembra. Dipende
da noi come la conserviamo e ce ne prendiamo cura.
L’avventura, a volte è molto pericolosa, e lo stesso Odisseo bramò il ritorno ad Itaca, ognuno di voi sentirà il bisogno
Di un ritorno nel luogo magico e misterioso che il destino ci
ha assegnato.
Quando si fa ritorno bisognerebbe raccogliersi, inspirare profondamente ed
essere presenti
nell’istante: come la fiamma,
sempre uguale e sempre cangiante che produce
scintille… ma anche qualche ustione!
ANTONIO Musica finale
ELIO
“La felicità è desiderare quello che si ha”, questo ci rivela Dea. Ma noi…
quand’è che ci rivolgiamo agli Dei? Soprattutto quando siamo infelici, o
impauriti o malati o in preda al dolore!
La sofferenza è una porta gigante e pesante che conduce giù nelle cantine
dell’anima, e in quelle cantine c’incatena al dolore, c’imprigiona nel buio
di noi stessi. Il dolore è un abito stretto e scomodo che, se sei bravo a
trattenere il fiato, puoi indossarlo finché resisti… ma quando ti spoglierai,
ti rimarranno addosso i segni delle cuciture e i graffi delle cerniere. E avrai
l’affanno per la lunga apnea! Tutti vogliamo affrancarci dal dolore ma
nessuno ci riesce!
“La felicità è desiderare quello che si ha”, ma se non abbiamo ciò che
desideriamo o se desideriamo ciò che non abbiamo, allora l’anima si
spacca, come roccia carsica, creando una ferita, che è apertura, è occhio
che vede, orecchio che ascolta ma anche bocca che parla la lingua della
vulnerabilità. Una ferita dell’anima è una breccia che apre un varco alla
profondità umana… ma di solito fuggiamo le profondità perché temiamo
le immensità. E così, da millenni, c’inginocchiamo davanti alle divinità,
cercando nella preghiera, la via della felicità, della quiete, della
soddisfazione esistenziale… e, da millenni, la risposta dell’antico oracolo,
è sempre la stessa:
Viandante, son le tue orme
la via, e niente più.
Viandante non c’è via,
la via si fa andando.
Andando si fa la via,
e volgendo la vista indietro
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calcare.
Viandante, non c’è via,
solo scie nel mare
solo scie nel mare
solo scie nel mare…
ANTONIO Fine M
B U I O
Rimando Bibnliografico
- Guglielmo Bolancioni, Hestia Il cuore dell’Energia dal volume di Autore Vari “architettura e Energia” Vai
- Clip video di una piccola parte della rappresentazione Vai
- Manifesto Vai
La redazione di On/Off Magazine ringrazia Elio Crifò per averci concesso la pubblicazione di questo testo.
